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CILE

Abolita la Costituzione di Pinochet, ma l’Occidente ignora l’evento

Altri Sud | 29 Ottobre 2020

Il 25 ottobre 2020 resterà una data scolpita per sempre nella storia del Cile.

Domenica scorsa, infatti, il popolo cileno si è recato alle urne per rispondere al duplice quesito referendario costituzionale. Il primo chiedeva di approvare o rifiutare l’emanazione di una nuova Costituzione. In caso affermativo, il secondo chiedeva di scegliere quale dovesse essere l’organo deputato a redigere la nuova Carta magna.

In tal caso, le opzioni erano due. Un’assemblea costituente composta da 155 cittadini o una convenzione mista, ossia 50% di parlamentari designati dal Congresso nazionale cileno e l’altro 50% di cittadini eletti con voto popolare. L’affermazione del sì a una nuova Costituzione è stata schiacciante, con oltre il 78% delle preferenze. Di queste, il 79% ha scelto di affidare il compito a un’assemblea costituente popolare. Hanno votato 7 milioni e mezzo di cileni, con un’affluenza pari al 50.9% degli aventi diritto.

Il prossimo step, adesso, sarà l’elezione dei membri della Convenzione Costituente, che si svolgerà nell’aprile del 2021. Fino a quel momento, i cittadini potranno conoscere le proposte dei candidati e decidere a quali dare sostegno attraverso il voto per essere rappresentati nella futura assemblea che lavorerà al progetto di Costituzione, che andrà votato, approvato e promulgato entro il 2022.

Un passato ingombrante, tutt’ora presente

La vittoria dell’Apruebo rappresenta un passaggio fondamentale nel processo di emancipazione democratica ed economica cilena, che va a inserirsi globalmente all’interno delle più recenti (re)azioni anti-imperialiste, Bolivia e Venezuela su tutte, che stanno interessando l’America Latina.

La Costituzione attualmente in vigore fu emanata nel 1980 dal regime militare di Augusto Pinochet, salito alla guida del paese andino col sanguinoso golpe dell’11 settembre 1973 che rovesciò il governo democraticamente eletto di Salvador Allende. In Cile, le richieste di una nuova carta costituzionale risalgono alle manifestazioni popolari dell’ottobre 2019 contro il governo del conservatore liberale Sebastiàn Piñera, il cui fratello José ricoprì la carica di ministro del lavoro e dell’economia durante la sanguinosa dittatura di Pinochet.

L’origine delle proteste riguarda l’entrata in vigore dell’aumento del costo del biglietto della metropolitana di Santiago nelle ore di punta, a cui le forze governative risposero con un ingente utilizzo di militari e mezzi armati nelle strade della capitale.  Quanto descritto, però, rientra in quella che gli storici identificano come causa prossima, ma che affonda le radici in un tessuto sociale esasperato dalla presenza di disuguaglianze di ogni rango.

Nell’ultimo decennio, i mass-media hanno descritto il Cile come una delle economie più floride del Sud America, forte tra le altre cose del reddito pro-capite più alto del continente latinoamericano (circa 24.000 dollari) nonché di un tasso di crescita media annua del 3%. Si è trattato, in sostanza, degli effetti della prosecuzione di quelle politiche economiche e fiscali che, a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta, passarono alla storia col nome di “miracolo cileno” e diedero il via a un selvaggio processo di privatizzazione e liberalizzazione dell’economia e del settore pubblico.

In sostanza, lo sviluppo economico del paese – oggi come allora – è stato perseguito a discapito delle fasce più deboli della popolazione. Il Governo ha ignorato per anni le istanze di redistribuzione del reddito che arrivano dal basso, laddove l’1% della popolazione è giunta a detenere il 26.5% della ricchezza totale, a fronte del 50% dei cittadini che ne detiene invece solo il 2%. La sanità, l’istruzione e il sistema pensionistico sono finiti perlopiù o totalmente in mani private, escludendo di fatto milioni di cileni dai livelli di servizio essenziali di cui necessitano.

Gli ostacoli verso un futuro realmente democratico

Mentre in Cile la gente si riversava per le strade per festeggiare con clacson, balli e bandiere al vento la messa in archivio della pagina più buia della sua storia, in Italia e nel resto del mondo occidentale la notizia è passata praticamente sotto traccia, liquidata in servizi giornalistici lampo, di poco meno di due minuti, o inquadrata in trafiletti di poche righe totalmente acritici e impalpabili.

Il referendum costituzionale di domenica scorsa è stato solo un primo passo, ma è stato lo strumento con cui il popolo cileno ha riaffermato la sua sovranità, scegliendo di affidarsi a nuove fondamenta democratiche e realmente aggregative, provando così a eliminare quelle barriere istituzionali che, col sostegno di Washington e degli Stati Uniti d’America, avevano alimentato la ricchezza della borghesia nazionale e fatto piombare nella povertà generazioni intere di lavoratori.

Un vero e proprio vincolo esterno, la cui minaccia però non è ancora cessata.

Come ha osservato lo storico cileno Sergio Grez, la Convenzione Costituzionale – l’organo chiamato a redigere la nuova legge fondamentale dello stato – è stata ideata dalla casta politica parlamentare con norme che hanno l’intento di disinnescare la portata realmente democratica e partecipativa della macchina costituente. Su tutte l’introduzione del quorum di 2/3 per l’approvazione di qualsiasi mozione, oltre all’indicazione di quei temi che non possono neanche essere discussi come, ad esempio, gli oltre 400 trattati internazionali firmati dal Cile, che continuerebbero a legare l’economia e la vita sociale cilena al suo passato di sfruttamento e disuguaglianza di matrice neoliberista.

Sono questi gli aspetti che il processo di affrancamento e liberazione popolare avviato in Cile dovrà affrontare e fronteggiare, anche tramite nuove sollevazioni e mobilitazioni di massa. Statene certi, però, che la narrazione quotidiana proposta dal mainstream occidentale continuerà a ignorarle e a voltargli deliberatamente le spalle, riservandogli uno spazio che definire compresso e ridotto appare quasi eufemistico.

Antonio Guarino

Un articolo di Antonio Guarino pubblicato il 29 Ottobre 2020 e modificato l'ultima volta il 29 Ottobre 2020

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