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IL LIBRO

Ciro Amoroso racconta la “Storia di un uomo perbene” e del Monumento ai Caduti di Bacoli

Libri | 12 Maggio 2019

Il tavolino di un bar, lo stesso dove, anni fa, incontrai Ciro Amoroso per la prima volta. Da quell’incontro, in cui parlammo di quanto fosse importante, per un cittadino, conoscere la propria terra, nacque una serie di passeggiate culturali, con lo scopo di conoscere Bacoli per amarla, rispettarla, difenderla. Il principio era semplice: si ha cura di ciò che si ama, e non si può amare se non si conosce. Oggi, per un puro caso, un altro incontro che coincide con l’anniversario della prima di quelle passeggiate. Il tema? In fondo, sempre lo stesso.

Ciro Amoroso, classe 1957, non è solo l’autore di un libro: è colui che da anni, tanti anni, racconta Bacoli a chiunque voglia ascoltare. Attraverso la sua voce le pietre, i muri, gli archi, le storie del passato hanno preso vita davanti agli occhi di centinaia di persone. Amante, appassionato e profondo conoscitore della storia locale, Ciro collabora da oltre trent’anni con scuole, associazioni ed enti pubblici per l’organizzazione di eventi ed incontri culturali. Da volontario, e nonostante le critiche spesso ricevute, Ciro diffonde con passione la storia del passato e delle tradizioni bacolesi.

Il suo ultimo libro, La storia di un uomo perbene, non tratta, a differenza di molte delle sue storie, dell’antica Bauli romana. La Storia raccontata da Ciro Amoroso nasce da un incontro, quasi da un caso, che lo porta a sfogliare le pagine ingiallite di un diario. Nel 2016, infatti, Ciro era impegnato in una serie di incontri presso i centri anziani della zona, in vista del centenario di Bacoli, caduto quest’anno. Scopo di questi incontri era raccontare quello che è il passato più recente di questa città, attraverso le interviste agli anziani che, con le loro tante storie da raccontare, sono una vera e propria memoria vivente del paese.

La maggior parte delle interviste raccontavano, attraverso la viva voce e gli occhi lucidi di chi aveva vissuto quegli anni, della seconda guerra mondiale. Ne veniva fuori un quadro della vita e della società bacolese di quel periodo, che Ciro approfondiva attraverso una minuziosa ricerca tra le delibere comunali degli anni Trenta e Quaranta.

La Storia di un Uomo Perbene

Proprio nel corso di una di queste interviste arriva l’incontro con Gabriele, che racconta a Ciro di come anche suo padre, nato nel 1881, avesse combattuto la guerra. Non si riferiva, ovviamente, alla seconda guerra mondiale, bensì alla prima: la Grande Guerra. Ad un certo punto, Gabriele tira fuori un piccolo libricino rilegato e alcuni documenti: si trattava del diario di guerra di suo padre. Per rispetto, Gabriele non vuole aprirlo, ma ne porge a Ciro, emozionato, una trascrizione.

A quei primi fogli si aggiunge altra documentazione da mettere in ordine. Davanti a Ciro si aprono due possibili strade. Da una parte, avrebbe potuto limitarsi a mettere insieme dei dati, raccogliendo documenti privati e delibere comunali che raccontavano del periodo. La seconda strada possibile è quella della memoria: raccontare di un uomo, della sua esperienza umana e personale, inserendola nella storia della sua comunità.

Ciro sceglie quest’ultima strada, sentendola come un dovere morale nei confronti di un figlio di Bacoli, che ha dato tanto alla città senza essere mai ricordato come meritava. Le annotazioni del Sergente Antonio Illiano fu Gabriele, l’uomo perbene del racconto, vengono così riportate in un libro, arricchito da testimonianze documentarie e fotografiche. In copertina, una foto di Nicola d’Orso mostra il diario di guerra di Antonio, su cui è poggiata una rosa, in segno di omaggio e rispetto.

Ne nasce un racconto diviso in due grandi aree: da un lato la tragedia della guerra, dall’altro la costituzione del Comitato per la costruzione di un Monumento ai Caduti. Antonio, sopravvissuto e mutilato di guerra, si sente responsabile di una memoria da tramandare.

Il Monumento ai Caduti di Bacoli

Nel corso della Grande Guerra, infatti, Bacoli perde quarantadue dei suoi figli. Cinque di loro, dispersi, non ebbero una tomba a cui le famiglie potessero portare un fiore. Se, oggi, esistono ancora i loro nomi, incisi su una lastra di marmo, è grazie alla forza di un paese che, per la prima e forse unica volta nella sua storia, si è fatto comunità.

Tra i soggetti proposti per il monumento, Antonio sceglie personalmente il fante. Come ripete spesso ai componenti del comitato è quest’ultimo, e non la Vittoria Alata, ad aver combattuto davvero la guerra. Il sacrificio dei caduti non sarà banalizzato da un’arte pomposa e retorica.

La costruzione del monumento inizia pochissimi anni dopo la costituzione del Comune Autonomo di Bacoli con l’acquisto, nel 1923, di uno spazio in cui erigerlo. Quello stesso spazio, destinato inizialmente ad essere un vero e proprio Parco della Rimembranza, è oggi la Villa Comunale di Bacoli. All’acquisto del terreno e, più tardi, all’acquisto del monumento, partecipano tutti. Nei documenti di Antonio, segretario del Comitato per la costruzione del Monumento ai Caduti, sono riportati minuziosamente tutti i dati relativi alla colletta. Dai nominativi si scopre che parteciparono persone di tutte le contrade, villeggianti e, persino, un folto gruppo di bacolesi emigrati in America.

La cosa più difficile, nel corso della stesura del libro, è stata la ricerca archivistica. Ciro ha trovato ben diciassette delibere relative all’epoca della stesura del monumento, che dimostravano la volontà, anche politica, della sua realizzazione. Manca, però, un qualunque documento che ci dia la conferma della data esatta di inaugurazione del monumento. La ricerca nell’archivio storico di Bacoli si è, infatti, dimostrata impossibile a causa delle precarie condizioni in cui si trovano i documenti. In una prima fase, infatti, l’archivio di Bacoli si trovava nello spazio di un’azienda dismessa, che il comune voleva destinare alla spazzatura.

Molti di questi documenti, nel tempo, sono andati persi. Altri, rovinati, sono conservati in una stanza in cui anche respirare diventa pericoloso, sia per la muffa, sia per il particolare inchiostro utilizzato nella stesura dei documenti, a base di piombo. Per poter recuperare l’archivio servirebbe un notevole investimento ma, in primo luogo, la consapevolezza della sua esistenza e l’interesse per quello che rappresenta, in ogni caso, un’importante testimonianza per la storia di Bacoli a partire dalla nascita della città.

Ciro ipotizza, per l’inaugurazione del monumento, la data del 4 novembre 1926. Il 4 novembre era già diventata, infatti, festa nazionale. Inoltre, i documenti mostrano che, proprio in quel mese, fu saldata allo scultore Raffaele Marino l’ultima parte del debito per la costruzione del monumento.

Oggi, il Monumento ai Caduti viene spesso ignorato dai bacolesi, ignari di quello che la sua costruzione ha significato per la città. Per lungo tempo, persino il nome di Raffaele Marino, lo scultore che l’ha creato, è stato ignorato: solo di recente, attraverso una colletta che richiama, sotto certi aspetti, quella fatta dalla comunità bacolese nel 1923, è stata posta una targhetta di ottone che lo ricorda. Oggi, grazie alla penna di Ciro Amoroso, i bacolesi possono conoscere un altro tassello della loro storia: una storia che, come dice lo stesso autore, “non può essere svenduta, dimenticata o, peggio ancora, rottamata, poiché il nostro futuro è nei solchi profondi delle rughe del tempo.

 

Marika Mazzella

Un articolo di Marica Mazzella pubblicato il 12 Maggio 2019 e modificato l'ultima volta il 12 Maggio 2019
#Bacoli  

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