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CIRO ESPOSITO

La procura ascolterà gli altri due napoletani feriti da Gastone

Attualità | 16 Ottobre 2014

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L’intricatissima vicenda che riguarda i fatti di Tor di Quinto e che provocò poi la morte, dopo un’agonia di oltre 50 giorni, di Ciro Esposito, vive un’evoluzione quasi quotidiana tra perizie, realizzate e poi smontate, memorie difensive, battute dei legali, video e ricostruzioni più o meno improbabili dell’accaduto cui presto dovrebbe aggiungersi un ulteriore, e fondamentale, tassello: l’audizione, da parte della Procura di Roma, di Gennaro Fioretti e Alfonso Esposito, gli altri due tifosi napoletani feriti quella sera.

Sebbene sia Gennaro Fioretti quello tra i due ad aver riportato la peggio, avendo ricevuto un colpo di pistola al braccio, poi estratto mediante intervento chirurgico ma ancora lontanissimo da un recupero che pare piuttosto improbabile, i pm Eugenio Albamonte e Antonino Di Maio sembrerebbero molto ansiosi di ascoltare la testimonianza di Alfonso Esposito, l’altro ferito, il quale avrebbe lasciato sull’arma del De Santis tracce del proprio sangue tanto da consentire, con ciò, il ribaltamento di parte della perizia del racis.

Secondo tale perizia, infatti, il De Santis avrebbe sparato- con una pistola dalla matrice abrasa – solo dopo essere stato aggredito da un numero non meglio precisato di tifosi partenopei; dinamica che cozzerebbe, evidentemente, con le tracce di sangue rinvenute sull’arma e che farebbero presumere il tentativo, da parte di Alfonso, di bloccare l’arma o strapparla dalle mani di Gastone ma, chiaramente, solo dopo esserne stato ferito.

Alfonso Esposito, anch’egli colpito ad un braccio, nella colluttazione col De Santis avrebbe poi provocato il ferimento di quest’ultimo alla fronte per mezzo del calcio della pistola stessa.

Tale testimonianza sembrerebbe quindi più che cruciale per ripristinare la verità sulla dinamica dei fatti vissuti a pochi passi dall’Olimpico; fatti sui quali, a ben 5 mesi di distanza, sembra aleggiare sempre un’ombra anomala, quasi mancasse un passaggio per chiudere il cerchio di una vicenda che, avendo già all’evidenza dei fatti un’arma e chi ne sparò i colpi, forse, in un altro paese e con protagonisti meno “protetti”- ci chiediamo da chi e per quale motivo- avrebbe già da tempo espresso il suo verdetto definitivo.

In linea con quanto sin qui affermato, vorremmo anche capire come sia possibile che ancora non si sappia nulla dei complici del De Santis, se non che forse erano in quattro: non se ne conoscono i nomi, non se ne conosce l’estrazione sociale né i motivi per i quali a Roma, quel giorno, pare vi fosse una sorta di “commando” in attesa del passaggio dei napoletani…

Ma, fortunatamente, sappiamo tutto di Genny ‘a Carogna, di Ciro Esposito e di tutta la sua famiglia fino alla terza generazione, perché si sa: i napoletani sono geneticamente predisposti al crimine, sono colpevoli già solo per il fatto di esserci nati, lì, sotto il Vesuvio, manco la “tendenza” a delinquere fosse una specie di tara genetica, e, in quanto tale, ereditabile insieme al colore degli occhi.

Noi però non ci stiamo e non molleremo questa storia finché non avremo verità per Ciro, per la sua famiglia e per i napoletani, tutti.

Floriana Tortora

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 16 Ottobre 2014 e modificato l'ultima volta il 21 Ottobre 2014

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