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CIRO ESPOSITO NON CE L’HA FATTA

Napoli in lutto piange il suo tifoso, ucciso perché napoletano

NapoliCapitale, Sport | 25 Giugno 2014

ciro esposito

E alla fine il peggiore degli incubi si è avverato: Ciro Esposito ha mollato, non ce l’ha fatta. Ha combattuto come un leone nel letto dell’ospedale Gemelli, da quel drammatico 3 maggio, quando fuori all’Olimpico qualcuno lo ferì a morte, indirizzando contro di lui numerosi colpi di pistola. Colpevole di essere partenopeo e, in quanto tale, colpevole di amare il Napoli calcio.

Cinquanta giorni tra la vita e la morte, cinquanta giorni di lotta senza tregua. Fino al drammatico epilogo che lascia attoniti, basiti, distrutti.

Il suo addio squarcia i cuori di chi, come noi, su queste pagine, in questi due mesi ha lottato ogni giorno con lui e per lui. Col cuore, la mente, l’anima, il corpo, in un percorso senza fine di ricerca della verità tortuoso, complesso, difficile.

Per Ciro, con i suoi familiari, noi di Insorgenza, insieme agli amici di Insurgencia, siamo scesi in piazza pacifici e mesti, silenziosi e tristi, per rivendicare la nostra dignità di napoletani.

Con la frustrazione e il dispiacere di chi non vuole rassegnarsi, non ha mai voluto farlo, di fronte al sistematico sputtanamento mediatico di questa città e di chi la abita. Con la rabbia, anche, di chi ha vissuto in diretta la trasfigurazione di Gennaro Di Tommaso in Genny a’ Carogna, colpevole anche lui di essere napoletano, scavalcatore di transenne e portatore di magliette per la libertà di un presunto innocente.

Con la rabbia di chi non ha visto riservare analogo trattamento “mediatico” nei confronti del presunto assassino di Ciro, quel Daniele De Santis detto «Gastone», che gli ha sparato a freddo e di cui, scommettiamo, nessuno di voi ricorda la fisionomia. Mentre tutti ricordate benissimo di Genny, no?

Ecco, basterebbe questo per far scattare in voi quanto meno la molla per porvi una domanda: perché? Perché sopportiamo ogni giorno tutto questo? Perché oggi dobbiamo piangere la scomparsa di un ragazzo con una sola grande passione, condivisa con mezza città: amare il Napoli, la propria squadra, la propria maglia, la propria bandiera?

Qual è la colpa di Ciro? Qual è la colpa di Gennaro Fioretti, l’altro ferito fortunatamente salvo? Di essere napoletani e tifosi del Napoli? E’ possibile? E’ accettabile? E’ comprensibile? No, non lo è.

Ora Napoli – il sindaco De Magistris ha giustamente dichiarato lutto cittadino – piange un suo figlio. Lo piange tutta la città. La città porosa e vera e non visibile agli occhi dei più, dai media di regime agli arraffazonati giornali locali e agli on line infarciti di puttanate e di retorica, come ieri si è visto ancora, purtroppo.

E noi, che abbiamo perso per diverse ragioni alcuni “guerrieri” di idee sul campo, in questi anni, non possiamo che piangere, sì, ma andare avanti in nome di chi non c’è più, per i nostri piccoli e grandi eroi caduti senza perchè.

Caduti in una guerra silenziosa, subita quotidianamente da una città che fu Capitale e che oggi è la più sbeffeggiata nelle curve italiane e certo non solo da quelle.

Ma la battaglia per la dignità di Napoli e per ragazzi come te, Ciro, come Gennaro, come i vostri fratelli e le vostre sorelle che vi hanno difeso in queste durissime settimane, non si ferma qui.

Penso a Maria Fioretti, a Michele Esposito, ragazzi semplici e meravigliosi nati a Scampia, a Mugnano… penso alle vostre mamme e ai vostri padri che i media hanno definito “dignitosi” quasi come fosse una sorpresa il fatto che nessuno di voi si sia lasciato andare, in queste lunghe settimane, a invettive o a sceneggiate sopra le righe.

Mentre per chi, come noi, ama e conosce questo popolo, gli Esposito, i Fioretti, non sono altro che l’esempio di cosa significa essere napoletani.

Non possiamo sorprendercene: Napoli sono loro, siamo noi.

Per questo, ovunque tu sia, Ciro, continueremo a difendere la tua dignità e la nostra. Continueremo a lottare. Rifiutando la violenza, rifiutando il luogo comune.

Te lo giuriamo Ciro: non molleremo. Per te. Per la nostra terra, il nostro futuro, il nostro riscatto.

Non molleremo e lotteremo con chi resta.

Lotteremo in nome di chi ci ha lasciato, purtroppo, ucciso dall’incapacità e dall’indifferenza di questo Paese chiamato Italia, che non è la nostra Patria nè la nostra nazione.

La tua fine non sarà vana. E questo non è un addio Ciro. Tu resterai tra noi, con noi, sempre. Fuori e dentro le curve. Non solo per il Napoli. Soprattutto, sopra ogni cosa, per Napoli.

Lucilla Parlato

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 25 Giugno 2014 e modificato l'ultima volta il 25 Giugno 2014

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