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Città Segrete: Augias prova a far pace con Napoli senza riuscirci

Identità | 18 Aprile 2021

La puntata di “città segrete” dedicata a Napoli, il format di Rai Tre curato da Corrado Augias andato in onda sabato 17 aprile in prima serata, ha suscitato parecchie polemiche. Moltissime le voci di chi non ha gradito, a partire da alcuni politici, intellettuali, giornalisti fino allo sconfinato popolo dei social.

Premessa fondamentale anche se ovvia: siamo tutti ben consapevoli del fatto che Napoli abbia tanti problemi irrisolti. E siamo anche tra quelli che ogni giorno raccontano le luci ma anche le ombre di questa città. Pertanto, le considerazioni sul voler nascondere le complessità di questa città o, peggio, l’accusa di non averne percezione lasciano il tempo che trovano e sono anche di una banalità imbarazzante. Perché, a meno che non si viva su Marte, con la realtà dobbiamo farci tutti i conti, ogni giorno, e le lezioncine proprio non sono accettabili. Ma qui parliamo chiaramente di altro.

Fatta salva un’altra premessa fondamentale, e cioè che i gusti sono gusti e se a qualcuno è piaciuta la trasmissione nulla quaestio, vi spieghiamo perché a noi non è piaciuta.

Città Segrete, si parte dai luoghi comuni

Innanzitutto, la puntata dedicata a Napoli di Città Segrete l’abbiamo trovata noiosa, priva di verve e di una linea narrativa precisa. A tratti schizofrenica, piuttosto evidenti gli espedienti narrativi – e spesso antistorici – per permettere al conduttore di saltare da un argomento all’altro, senza una logica né storica né per argomento.

La puntata si apre con le parole di Giacomo Leopardi a cui, secondo noi, è stato dedicato un tempo troppo lungo. Siamo consapevoli dell’importanza di Leopardi e del fatto che sia morto a Napoli dove ancora riposa, ma il nome di Virgilio, appena accennato e solo per spiegare dove si trova la tomba di Leopardi, ci è parso un enorme scivolone. Di Leopardi sono state riportate parole poco lusinghiere sulla città, definita come “africana, semi-barbara” e abitata da “lazzaroni e pulcinelli”.

Parole che il poeta usò realmente nella corrispondenza con suo padre, ma è anche noto che avesse un rapporto conflittuale ed altalenante con Napoli.
Dopodiché, si salterà da un’epoca ad un’altra senza nessuna logica. Un calderone in cui si è gettato San Gennaro e il suo prodigio – per amore di verità, dobbiamo sottolineare che almeno Augias si è astenuto da giudizi sulla devozione dei fedeli – Maradona, la cocaina e i Giuliano, anche se D10S incontrò la “bianca signora” a Barcellona e non a Napoli.

L’inutile capitolo dedicato alla Camorra

Poi la lunga parte dedicata a Cutolo. Inutile e fuori contesto, giacché non c’è niente di misterioso o “segreto” nella criminalità organizzata e la trasmissione non aveva un taglio giornalistico ma immaginiamo volesse raccontare aspetti meno noti. Ma i fatti di cronaca nera legati a Napoli non sono semplicemente arcinoti, ma sono diventati uno stigma dal quale la città, pur impegnandosi con tutte le sue forze, non riesce proprio a liberarsi.

Napoli ha luci ed ombre come qualsiasi città al mondo. Che senso ha raccontare ampliamente di Cutolo e non lasciare lo stesso spazio a Totò, Caruso o i grandi che hanno reso celebre Napoli e l’Italia nel mondo?

Napoli Segreta o Napoli stereotipata?

Anche tutta la parte legata alla Napoli esoterica ci è sembrata superficiale, banale, stereotipata, raffazzonata da qualche sito internet e priva di contenuti. Come si può accennare alla grande Scuola Alchemica napoletana e non citare neanche di sfuggita le grandi logge massoniche del tempo, depositarie di antichi segreti, la Napoli alessandrina e i culti egizi?

Quasi contemporaneamente alla fine di Città Segrete, su Rai Due andava in onda un programma sul Museo Nazionale Archeologico di Napoli. E la domanda nasce spontanea, per citare un altro napoletano famoso: come si può tralasciare il più grande Museo archeologico del mondo? Come si può non parlare di archeologia quando si parla di Napoli?

Città Segrete: imbarazzanti gli strafalcioni storici

E gli strafalcioni storici, imperdonabili persino per un liceale. Come quando si definisce “populista” Masaniello o quando si usa la “Carmagnola” – canto dei sanfedisti – per parlare della rivolta del 1647. E a proposito di sanfedisti, ci è parso di sentir dire “esercito della santa SEDE”, ma ci auguriamo che si sia trattato di un nostro errore di comprensione.

E la faziosità con cui si è parlato della repubblica napoletana, omettendo accuratamente che i saccheggi e le esecuzioni ad opera dei francesi -accennati appena- erano direttamente collegati a quelli che lui ha definito per il tutto il tempo “patrioti”, in contrapposizione coi lazzari reazionari che rimisero i Borbone al loro posto. E sorvoliamo sull’evidente antiborbonismo di Augias, non perché ci interessi difendere questa o quella “fazione” ma perché riteniamo che la storia andrebbe narrata senza contaminazioni ideologiche o faziose.

Città Segrete: la Napoli indigesta alla narrazione italiana

E se proprio era necessario dedicare tanto tempo alla camorra e alla cronaca nera, perché non sforzarsi di bilanciare il racconto con la Napoli anticamorra, la città che sa anche essere accogliente e solidale? Raccontare storie come quella di Carmela, che aiuta da anni i ragazzi della periferia est e li strappa alla strada sarebbe stato come accendere una luce su una di quelle ombre che tanto piacciono al giornalismo italiano.

Ma il grido di dolore di una città che aveva tutto e che sistematicamente si è vista sottrarre ogni cosa, persino la dignità e spesso l’identità, nessuno si sforza di raccontarlo. Nessuno sforzo è fatto per raccontare una città che ogni giorno muore ma riesce sempre a risorgere, a rinnovarsi, a trovare la forza di riprendere un filo continuamente reciso.

E a nulla serve copincollare nozioni sull’ex Capitale europea se poi se ne raccontano solo le miserie e si veicola il messaggio che nei secoli sia rimasto quasi tutto immutato. La chiosa sugli stereotipi, che tenta a suo modo di smantellarli, non fa altro che sottolinearli.

Non ha senso cercare di aggiustare il tiro, condannando gli stereotipi, dopo essersene serviti per una intera puntata.
Raccontare di uomini idolatrati solo da una infinitesima parte della popolazione, come nel caso di Cutolo, significa che quegli stereotipi sono funzionali al racconto che si intende fare.

Napoli Segreta per Augias, giornalista che alla veneranda età di 86 anni dichiara di non conoscere la Capitale del Sud

Inoltre, poco prima, in collegamento da Gramellini, aveva detto che Napoli l’ha sorpreso, che non la conosceva bene e che aveva tanti pregiudizi , il che ci solleva dubbi sia etici che professionali sul modo di fare informazione in questo paese, tanto più che si è espresso tante volte su Napoli e il Sud (ricordate le parole vergognose sulla piccola Fortuna Loffredo?)

Insomma, programma brutto, arrangiato, superficiale e che, al netto di qualche bella immagine di repertorio, non riesce a riappacificare Augias e Napoli. Ennesima occasione mancata per raccontare una città che resta misteriosa anche per tanti suoi abitanti.

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 18 Aprile 2021 e modificato l'ultima volta il 18 Aprile 2021

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