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COLDIRETTI GARIBALDINA

Accordo con azienda emiliana: pizza (surgelata) 100% italiana ma nessun ingrediente campano

Identità | 14 Aprile 2015

Alimentare:allarme 'veleni',peperoncino Vietnam e riso India

Nell’istante stesso in cui i nostri occhi per loro somma sventura si sono posati su quell’orrore di pizza “italiana” targata Coldiretti, con tanto di rappresentazione della penisola italica in bella vista da utilizzare come simbolo di Expo 2015, nelle nostre menti immediata è scattata l’equazione in base alla quale tutto ciò che da napoletano viene “italianizzato” si traduce nella perversione dell’identità delle nostre eccellenze per permetterne lo sfruttamento economico a favore di padania.

Sarebbero bastate quelle poche righe – “L’italianità della pizza è un fattore importante, poiché il 39% degli italiani ritiene che la pizza sia il simbolo culinario dell’Italia“ – per rendere evidente anche al più ottuso dei colonizzati che italianizzare significa rubare le eccellenze del sud per arricchire il nord, ed oggi ne abbiamo avuto l’indecente conferma.

E’ notizia Ansa di oggi che a Bologna la Coldiretti ha firmato un accordo di filiera con una azienda emiliana con sede a Modena, la Italpizza, per lanciare sul mercato “pizze surgelate”: un affare da 65 milioni di pizze surgelate, 450 addetti e un fatturato di 76 milioni di euro che si traduce in un equivalente furto della nostra economia e del nostro futuro.

La notizia è stata resa pubblica durante la presentazione della “Margherita” – perdonateci se la chiamiamo così – di Italpizza, ma in realtà l’accordo era già stato preannunciato durante la visita del presidente Coldiretti guarda caso proprio all’Expo. E come non ricordare che Coldiretti aveva finanziato un proprio spazio in quel padiglione “Italia” finito sotto il mirino dell’Autorità Anticorruzione per inefficienze e ruberie.

Senza alcun senso della vergogna, la Coldiretti strombazza ai quattro venti che si tratterà di una pizza 100% italiana, nel senso che sarà prodotta tutta con ingredienti al 100% italiani ma, tenetevi forte, non avrà nemmeno un ingrediente prodotto in Campania.

Colonizzati italioti di tutto il mondo rifatevi gli occhi, dato che è conclamata l’impossibilità di rifarvi un cervello, ché davanti a voi si palesa l’esatta coniugazione del verbo “italianizzare”: depredare il sud per arricchire il nord, condannando noi e i nostri cari ad emigrare per lavoro e ad essere etichettati come straccioni e terroni da chi ci deruba e campa alle nostre spalle.

Il presidente della Coldiretti, il torinese Roberto Moncalvo, in perfetto stile garibaldino ha commentato tale indecente aspetto della vicenda esplicitando meglio il concetto di italianizzare: “Abbiamo scelto di lavorare con aziende vicine a Coldiretti, e in un progetto che è economico la vicinanza rispetto all’azienda produttrice era una leva importante. Noi diamo una risposta in termini di “italianità” in un mercato, quello delle pizze surgelate, dove due pizze su tre sono fatte con ingredienti non italiani“. Che altro aggiungere se non che evidentemente buon sangue – piemontese – non mente.

Traducendo dall’italianese al linguaggio corrente, vi spieghiamo come stanno le cose: stando a quanto riportato tra gli altri anche dal Corriere della Sera, in un articolo datato 16 Aprile 2013, il mercato della pizza vale qualcosa come oltre 9 miliardi di euro l’anno, ed è già nelle mani della grande distribuzione come Spizzico, del Gruppo Autogrill di proprietà dei Benetton e con sede legale a Novara. Ma stando ai dati dell’Istituto Europeo della Pizza Italiana, ente senza scopo di lucro per la valorizzazione del prodotto, se nel computo “si considera l’universo pizza nel suo insieme, il volume di affari si moltiplica fino a d attestarsi a quota 16,6 miliardi di euro“.  Ecco cosa significa quel “dare risposta in termini di italianità”: mettere le mani su un affare miliardario – in euro – a tutto vantaggio del nord e lasciando al palo chi la pizza l’ha inventata.

Agli svampiti a 5 Stelle, ai vari Di Maio, Fico e Ciarambino che in queste ore vaneggiano di pizza italiana, la domanda è semplice: se invece di perdere tempo appresso al figlio di Lupi vi foste impegnati per ottenere per la pizza napoletana solo una frazione delle tutele legali e dell’attenzione mediatica riservata per esempio al caso Parmigiano Reggiano, quanto delle cifre di cui sopra sarebbe rientrata nelle legittime casse della patria della pizza? I Napoletani potrebbero vivere nell’agio grazie alle loro eccellenze, mentre invece delle vostre battaglie per quella legalità che – in quanto italiana – non fa altro che arricchire ordinariamente la padania a danno della nostra terra davvero non sappiamo che farcene.

Alla Coldiretti che ha fatto fuoco e fiamme quando a finire sotto il tiro dei “pezzotti” sono Parmigiano Reggiano e Grana Padano, ma di cui abbiamo denunciato l’indecente silenzio quando ad essere bersagliato è l’indotto campano della mozzarella, ed in particolare ai rappresentati campani dell’associazione di categoria, il messaggio è ancora più semplice e diretto: vergognatevi.
Se anche questa volta rimarrete in scandaloso silenzio, non resta altro che dedicarvi i versi di una famosa canzone: ma voi la dignità… dove l’avete persa?

Lorenzo Piccolo

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 14 Aprile 2015 e modificato l'ultima volta il 15 Aprile 2015

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