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MARADONA DAY

Quel mito tra sacro e profano che si contrappone allo spettacolo collettivo del Napoli di oggi

Sport | 30 Ottobre 2017

Diego Armando Maradona compie oggi 57 anni. Quello tra Napoli e il fuoriclasse argentino è un connubio di misticismo, sacralità e venerazione che conosce pochi eguali in tutto il Mondo. E’ difficile trovare, nella narrativa e nella letteratura sportivo-calcistica, un tema altrettanto battuto e approfondito al pari del profondo legame che unisce El Pibe de Oro al capoluogo partenopeo. Napoli e Maradona, infatti, risultano uniti da decenni in un canonico Do ut das che ha finito col mischiare – finanche confondendo – l’immagine del Diez con quella della città intera.

Con Maradona la sovrapposizione, di per sé già evidente, tra il Napoli e Napoli ha raggiunto un livello di coesione e rappresentazione ancor più marcata, assurgendo a significati di identità culturale, sociale e politica mai raggiunti prima. Con il suo settennato di trionfi e paccheri tolti dalla faccia, Diego ha contribuito in maniera decisiva al rovesciamento della piramide pallonara italiana, riscrivendo la storia calcistica e umana di Napoli e di generazioni intere di suoi figli che, da quel lontano 5 luglio 1984, ne hanno inevitabilmente e gelosamente tramandato il suo culto.

Si tratta di una vera e propria liturgia, che vive e si alimenta di una propria ritualità, di proprie immagini e di propri assiomi. Sul punto, Amalia Signorelli – maestra e primario punto di riferimento dell’antropologia napoletana e italiana scomparsa proprio pochi giorni fa – aveva perfettamente descritto tale congiunzione con queste poche, ma significative parole:

Maradona, incoronato come un re, viene dipinto da un madonnaro come un santo. Il popolo è blasfemo senza saperlo, in modo innocente e senza colpa.

Il popolo blasfemo, che ha reso le mura e le vie di Napoli un monumento a cielo aperto con cui rievocare le gesta e le imprese di Maradona. Dall’altarino di Via San Biagio dei Librai – con all’interno la teca contenente un capello di Diego – ai murales dei Quartieri Spagnoli e di San Giovanni a Teduccio. Dalle bancarelle del Centro Storico ai singoli esercizi commerciali disseminati lungo l’intera città: ogni angolo di Napoli parla (e vi parlerà, oggi e per sempre) di Maradona.

Il Napoli di oggi: lo spettacolo collettivo in contrapposizione all’individualismo maradoniano

Spostando la questione sul piano squisitamente sportivo, appare singolare come i sogni di gloria della città siano oggi incarnati dalla forza del collettivo del Napoli di Maurizio Sarri, il cui successo rappresenta uno degli elementi di principale e maggiore contrapposizione alla celebrazione del mito individualista di Maradona.

Anzi, a dirla tutta il Napoli di Sarri è quanto di più lontano possa esservi dallo squadrone sudamericano azzurro della fine degli anni ’80. La squadra azzurra, oggi, rappresenta un elemento di rottura dalla portata culturale profondamente innovativa, che alla tradizionale immagine del capo-popolo (idealmente radicata proprio nella figura di Maradona) ha sostituito l’organicità di uno spartito e la cura dei suoi più minuziosi particolari, grazie al quale “tutti fan tutto, perché tutti san fare tutto”.

Napoli non dimenticherà mai Maradona, ma deve porsi l’ambizioso obiettivo di emanciparsi dalle sue gesta che, pur restando iconiche e uniche nel proprio genere, sono figlie di un calcio ormai tramontato e che mai più tornerà. Il Napoli di Sarri, degli Hamsik e degli Insigne può divincolarci dal suo ricordo e dal suo sportivo “tormento”, mostrandoci come l’unione di intenti, la passione comune e lo spirito di abnegazione di un gruppo di lavoro e dei suoi componenti possano rappresentare strumenti di lavoro attraverso cui provare a rovesciare nuovamente la piramide calcistica italiana.

E non solo…

Antonio Guarino

Un articolo di Antonio Guarino pubblicato il 30 Ottobre 2017 e modificato l'ultima volta il 30 Ottobre 2017

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