fbpx
mercoledì 3 giugno 2020
Logo Identità Insorgenti

COMUNE CONFUSO

Quel pasticciaccio di Villa Ebe, non si vende più ma manca un progetto

Beni Culturali | 14 Maggio 2020

“Siccome colui che semina una foresta il più delle volte non la vede signoreggiare sui campi o perlomeno non è quegli che ne coglie i benefizi così colui che annunzia una nuova idea non è quello che la vede trionfare. Questa è la storia del mondo e direi quasi legge di natura. Sparso il seme sulla terra egli non germoglia immantinenti, ma tardo, lento è il suo processo”.

Scriveva così Lamont Young, geniale architetto e visionario e avanguardistico urbanista che Napoli non ha mai celebrato abbastanza, nella prefazione a un raro libro dove raccontava i suoi progetti per Monte Echia, la sua Metropolitana Sebezia, la sua visione di città.

Sono passati quasi 100 anni dalla nascita di Villa Ebe, oltre 90 dal suicidio di Young, avvenuto proprio in questo spazio,  e quel seme tarda a germogliare.

Forse perché si inaridisce sempre più il terreno della politica, come dimostrano le vicende che riguardano la sua opera forse più suggestiva, la sua ultima casa partenopea, titolata alla moglie, che qui dimorò fino al 1970.

Villa Ebe, fu poi venduta, dalle figlie, a una Società Immobiliare fallita nel 1997 e nello stesso anno il Comune di Napoli acquistò il tutto per circa 2,8 milioni di euro.

Da allora, purtroppo, la Villa, anziché essere recuperata e ricondotta all’antico splendore per essere utilizzata dai cittadini e dai tanti turisti, è diventata uno dei numerosi monumenti della città di Napoli colpevolmente abbandonati.

Nel 2006, dopo 9 anni dall’acquisto, il Comune – sindaco Iervolino – approva il progetto esecutivo per il recupero e il restauro dell’edificio che destinava Villa Ebe a polo di attrazione turistica quale centro informativo e documentativo dei beni e delle attività cittadine e regionali, attrezzato con tutti i necessari servizi e munito di un grande periscopio sulla terrazza panoramica con spettacolare vista sul golfo.

All’interno della Villa era prevista anche la realizzazione di un bar/ristorante e di un museo interattivo dedicato all’architettura liberty. Questa l’idea iniziale: ma Villa Ebe intanto iniziava il suo degrado.

Dopo 11 anni dall’approvazione del progetto e circa 20 anni dall’acquisto,  il Comune comunque si decide a dare avvio all’appalto per la “revisione e adeguamento della progettazione esecutiva” approvata nel dicembre 2006, appalto finanziato con le risorse del “Fondo di rotazione POC Campania 2014-2020″ per un importo dei lavori di € 3.019.551,26.

Alla gara di appalto  partecipano alcuni fra i più importanti studi di ingegneria e architettura e, nella seduta pubblica del 16 ottobre 2017 – ormai il sindaco è de Magistris, risulta aggiudicatario il Raggruppamento Temporaneo di Professionisti (RTP) con capogruppo la società di ingegneria B5 srl di Napoli di Francesca e Ugo Brancaccio, società che, tra l’altro, ha redatto il progetto esecutivo del restauro del Colosseo e di altri importanti beni culturali.

Da qui, ha inizio una surreale vicenda: il Comune revoca l’aggiudicazione dell’appalto per la pretesa insussistenza dei requisiti per la partecipazione alla gara in capo ad uno dei mandanti del Raggruppamento. Con ricorso notificato il 9 novembre 2018, la società B5 s.r.l. dunque impugna innanzi al TAR Campania il  provvedimento di revoca dell’aggiudicazione che accoglie il ricorso e per effetto annulla la determinazione di revoca.

Così il Comune è costretto a fare dietrofront e con apposita delibera di Giunta comunale, nel marzo 2019, non può che accettare la sentenza del TAR Campania, comunicando, a fine luglio 2019, che “l’aggiudicazione in favore del raggruppamento temporaneo composto da B5 srl (mandatario) … è divenuta efficace a seguito della positiva verifica del possesso dei requisiti …”.

Ad agosto 2019, anzi, il Comune di Napoli richiede di “voler produrre – ai fini della stipula del contratto in oggetto – tutta la documentazione utile …”.

Il colpo di scena arriva però tre mesi fa, a febbraio 2020, quando gli Uffici Comunali si ricordano che “Villa Ebe rientra nell’elenco degli immobili che l’Ente ha intenzione di dismettere”, come deliberato ben due anni prima dal Consiglio Comunale (con delibera n. 28 del 23 aprile 2018) e comunicano “l’avvio del procedimento diretto alla revoca dell’aggiudicazione dell’appalto e di annullamento dell’intera procedura di gara”.

Infine con nota del 25 aprile 2020 la società aggiudicataria si vede recapitare un ulteriore Determinazione Dirigenziale (la n. 6 del 07/04/2020) che revoca nuovamente l’aggiudicazione dell’appalto relativo al servizio di progettazione revocando inoltre l’intera procedura di gara per l’affidamento del suddetto servizio. La follia, l’incompetenza, la schizofrenia, tutte insieme.

Nel 2020 la villa in totale stato d’abbandono

Siamo al 2020, insomma, e la villa versa in stato di totale abbandono. L’anno scorso il Comune di Napoli, nella manovra di Bilancio, alla fine decide di confermarne la messa in vendita.

In queste settimane però anche grazie a cittadini che hanno deciso di mobilitarsi per la vicenda e per la revoca dei lavori alla società che aveva vinto l’appalto, qualcosa si è mosso. Parliamo al momento di ennesime parole, che dicono di nuovo che Villa Ebe non sarà venduta. Insomma, è solo un ennesimo capitolo e sicuro non l’ultimo.

Stamattina  dalle commissioni Cultura e Urbanistica, presiedute da due decisi Elena Coccia e Mario Coppeto, oggi in seduta congiunta, ciascuno da casa propria e eccezionalmente visibili – per loro sfortuna – a noi giornalisti, senza dubbio è arrivato, almeno dai consiglieri, un fermo no alla vendita dell’ultima abitazione di Lamont Young.

Per la precisione, sia Coppeto che Coccia, nella seduta di bilancio dell’anno scorso, con Sinistra in Comune avevano già presentato un emendamento che chiedeva di sottrarre Villa Ebe ai beni alienabili del Comune, poi traformato in una mozione. Dopo di che le vicende che abbiamo ricostruito poco fa hanno fatto il resto. Oggi entrambi, non a caso, hanno minacciato di non votare il bilancio se le cose non dovessero cambiare. Ricordando che quell’emendamento, poi diventato mozione,  prevedeva di escludere dalla vendita di beni un altro edificio di pregio, il Mercato Ittico di via Duca degli Abruzzi, costruito da Luigi Cosenza, e proponeva la sostituzione con altri trentuno beni di equivalente valore collocati prevalentemente fuori dalla città.

La giunta conferma di non voler più vendere la Villa di Young

Coppeto, ha ricordato, poi, che la questione è riemersa recentemente quando, a fine aprile, il Segretario Generale del Comune ha revocato l’aggiudicazione della gara per la progettazione esecutiva della riqualificazione dell’immobile proprio con la motivazione che lo stesso è ancora presente nel Piano delle dismissioni. La progettazione da rivedere, ha spiegato il dirigente del servizio Valorizzazione della città storica, Salvatore Napolitano, era stata avviata nel 2006 ed era necessario rivisitarla. Così è stata annullata la gara alla società che aveva vinto col suo progetto, anche se molti anni fa. Cosa che ai fini giuridici non ha alcun valore, visti anche i pronunciamenti del Tar. Ma di questo non parla nessuno.

Certo, la volontà di non vendere è stata confermata, in modo molto generico e superficiale, anche dalla giunta del Comune di Napoli, attraverso tre assessori, presenti alla riunione congiunta: Piscopo, Clemente e Di Maio, con le seconde due nel ruolo di comparse.

Piscopo e la Clemente si sono limitati a riferire che è partita la nota con la quale si chiede all’ufficio competente di estromettere Villa Ebe dal nuovo Piano in corso di redazione in vista del bilancio di previsione 2020 i cui termini sono slittati, per l’emergenza (e che molto probabilmente si discuterà dopo l’estate). Nessuno l’ha vista però questa nota e nè Piscopo nè la Clemente l’hanno fornita ai componenti delle commissioni.

Insieme alla nota interna, ha aggiunto poi Piscopo, è stata rinnovata alla Regione Campania la richiesta di mantenere ancora aperta la linea di finanziamento per la progettazione riguardante Villa Ebe. Anche qui ci piacerebbe visionare le carte e le motivazioni tecniche per chiedere il mantenimento del finanziamento.

Né è stato riferito alle commissioni quali beni andranno in dismissione per sostituire Villa Ebe e recuperare il “buco” di bilancio che si verrà a creare con l’estromissione della vendita.

Ma cosa fare di Villa Ebe? Mistero

Ma la cosa ancor più grave, a conferma di una mancanza assoluta di progettualità, è che non c’è uno straccio di idea definita su cosa fare di Villa Ebe, una volta scampato il pericolo della vendita e ristrutturato lo spazio.

Un po’ di concretezza è arrivata solo dai consiglieri, pure perché c’è una tempistica importante da tenere presente: quella dell’approvazione del nuovo bilancio previsionale con il piano dismissione beni da cui poi espungere Villa Ebe, e poi quella relativa al necessario annullamento e/o alla revoca della Determinazione Dirigenziale. Anche perché è naturale che altrimenti si instaurerebbe un inutile e costoso contenzioso (in cui il comune sarebbe soccombente)

Elena De Gregorio di Dema punta infatti l’attenzione sulla necessità di accelerare i processi amministrativi affinché l’indirizzo politico del Consiglio stralci Villa Ebe dal piano delle dismissioni prima del nuovo Piano Alienazioni. E Andrea Santoro di Fratelli d’Italia sottolinea come sia fondamentale avere un progetto iniziale chiaro per non finire come accaduto ai Cristallini: milioni buttati per nulla.

Invece proprio sulla destinazione di Villa Ebe è il buio. Secondo il piano originario del suo recupero, dovuto all’architetto Bruno Gravagnuolo l’idea iniziale – ha ricordato Piscopo – era di destinare la villa a Casa del Turista, o del Viaggiatore. Ma è chiaro che il progetto non convince nessuno e Piscopo, per mascherare la mancanza di idee e progettualità dei suoi colleghi di giunta, si è limitato a ribadire che “rimane fermo il principio della continuità amministrativa nella spesa dei fondi pubblici, così si è fatto per il contesto al quale appartiene Villa Ebe”. Una scusa per parlare dei lavori avviati e non ancora finiti come il consolidamento del costone e la costruzione dell’ascensore di Monte Echia, “lavori fermati anche questi dal Covid e ripresi nei giorni scorsi” ha spiegato Piscopo e ha confermato anche l’architetto responsabile del procedimento, Andrea Nastri, che si dice convinto del recupero e della conclusione, come previsto, per fine anno.

Vabbè, ce lo segniamo in agenda.

La de Majo, poi, l’inadeguato assessore alla cultura e turismo, nella sua fugace apparizione (come fugace è stata quella della Clemente sprovvista di caricabatterie del cellulare…!) si è limitata a parlare di generica “casa d’arte” e di spazi della cultura di cui la città sarebbe carente.  Tutto qui. “Perché a Napoli mancano questi spazi”. In pratica, un foglio bianco.

Tra il nulla e il niente, il clima, alla presenza ormai del povero e solitario Piscopo, non è stato comunque dei migliori, visti i rapporti ormai bollenti tra giunta e consiglio. Carmine Sgambati, presidente della commissione patrimonio ha rivendicato un ruolo del consiglio in decisioni come quella su Villa Ebe: “Ci sentiamo presi in giro” le sue parole. Gli ha fatto eco Marta Matano (Mov. 5 Stelle), che ha criticato la modalità dell’amministrazione di fare proclami sulla stampa prima di riferire alle commissioni consiliari sui temi posti.

Fermo restando che le tre ore di seduta a nulla servono per la soluzione perché occorrerebbe una delibera di giunta da  approvare in consiglio che formalmente attesti la volontà politica e amministrativa di riportare Villa Ebe tra i beni non oggetto di dismissione. Solo così si può risolvere, e si può revocare la revoca dell’aggiudicazione e quindi i lavori possono partire

Insomma, altro che seme che fiorisce: al momento siamo in alto mare, o alle solite chiacchiere che vanno avanti da 20 anni.

Di Lamont Young restano solo le rampe su cui questo rudere piange i suoi giorni, nell’abbandono: una ferita aperta su un toponimo insomma.

E l’amore di quanti come lui continuano a sognare una Napoli con meno cemento, più idee e più visioni di futuro.

Noi dubitiamo che nascerà un fiore… ma non smettiamo di sperare.

E lottare per Villa Ebe.

Lucilla Parlato

Ph Salvatore Laporta / Kontrolab  – tutti i diritti riservati
Un articolo di Lucilla Parlato pubblicato il 14 Maggio 2020 e modificato l'ultima volta il 14 Maggio 2020

Articoli correlati

Beni Culturali | 27 Maggio 2020

INIZIATIVE

Così il Parco Archeologico di Ercolano si reinventa

Beni Culturali | 27 Maggio 2020

RIAPERTURE

A Carditello da domenica visite gratuite e “percorsi benessere” nel bosco

Beni Culturali | 27 Maggio 2020

LE PROTESTE

Bosco di Capodimonte, Bellenger e Poggiani sotto accusa

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi