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Concerto di Jovanotti: allo stadio San Paolo è bastata una scintilla ed è rimasto tutto acceso

News | 27 Luglio 2015

IMG_3525NAPOLI, 27 LUGLIO – Poche ore fa è terminato il concerto di Lorenzo Cherubini tenutosi allo stadio San Paolo.

Il tempo di una colazione offerta da un amico, tipico de La gente della notte, i vari commenti sull’evento e a casa. Una doccia per scrollarsi di dosso la stanchezza ed il sudore di una giornata estiva e calda ma meno afosa delle altre volte. La stanchezza va via, ma l’energia sulla pelle, quella non va via. Come non vanno via i colori, i suoni e le emozioni che sono venuti fuori da quel palco, che Jova ci ha donato.

Si ha la sensazione, appena si entra, che sia tutto molto studiato, fatto apposta per farci stare bene. Come se si fosse seduto a tavolino con la fronte un po’ corrugata di chi pensa col cuore e dica: “siamo a Napoli e quindi bisogna fare le cose perbene, ci mettiamo ‘O sarracino così ballano un po’ e Malafemmena così gli prepariamo il cuore”.

Uno show iniziale con protagonisti come Fiorello, Carlo Conti e Claudio Cecchetto perché, Lorenzo oltre a condividere con noi la sua musica e la sua poesia, ha voluto condividere anche i suoi sogni, le sue speranze e la sua ironia.

Ha imbandito il suo palco proprio come una tavola ha preso la sua “notte dei desideri”, l’ha spezzata e ne ha dato a noi che eravamo lì nella terra di Pino. E abbiamo gradito eccome! Ho la sensazione che una cosa del genere sia stata già fatta millenni fa con del pane. Ora però io c’ero.

Un concerto al sapore di nuovo, di futuro e d’infanzia.

Nell’unico schermo posto sul palco raramente si vedeva lui. Ogni canzone un proprio video che faceva pensare e riflettere. Lui di sicuro ci ha messo la faccia, che non ha necessariamente voluto sullo schermo, e ci ha messo il cuore. Il cuore grande come le terre che ha visitato, un cuore che ne ha da raccontare come i suoi tatuaggi sulla pelle.

Tra i vari commenti post concerto c’è stato quello del mio amico che mi ha detto: “non ti sei fermata un attimo. Tutto il tempo del concerto a ballare, saltare e a cantare.”

Come si fa a star fermi mentre si ascolta L’ombelico del Mondo, Penso positivo, Il mondo è tuo? Impossibile! Impossibile non farsi trascinare dalla vitalità di Lorenzo e della sua band!

Il palco a forma di fulmine, quel fulmine si era fermato lì e siamo stati assorbiti dalla scarica di energia. E meno male che ho perso un bel po’ di chili altrimenti in qualche canzone avrei dovuto riposarmi. E invece ogni canzone goduta fino all’ultimo battito.

Lorenzo era lì con la voglia di esserci proprio come noi, proprio come Eros e come il nostro James Senese.

Lorenzo lo annuncia, parte il suo sax che non suona solo semplici note ma suona la Napoli, sona mo’ e suona a voce de criature, ricorda Pino. Ma chi lo ha dimenticato? Entra Eros con quell’accento completamente diverso dal nostro, canta in un napoletano diverso dal nostro, ma i suoi occhi lucidi sono identici ai nostri. I suoi ricordi con Pino sono intensi quanto i nostri. Eros entra in punta di piedi. Canta le canzoni di Pino, tutte e tre quasi un passo indietro perché quello è il momento di Pino. Erano lì per Pino senza voler fare arrivare nessun altro messaggio se non quello che Pino manca a loro come manca a noi e alla sua terra.

Proprio come un gruppo di amici che ha perso il loro leader, ci siamo allontanati, abbiamo fatto finta di riuscire ad andare avanti. Lorenzo poi è tornato nello stadio, in quello stadio, come se fosse tornato dal lungo viaggio fatto per dimenticare la perdita del suo amico. Lo abbiamo aspettato proprio come si aspetta chi ne ha da raccontarci di colui che non c’è più. Lorenzo ci ha preso in braccio e con Eros e James ci ha ancora parlato di lui.

Si racconta che fu proprio il concerto del ’94, quello in cui scoppiò l’amore tra i tre, che Pino prima di iniziare il concerto volle ricordare Massimo Troisi andato via pochi giorni fa. Disse: “ ho dimenticato di passare a prendere Massimo per portarlo qui ma so che è in mezzo a noi”. E allora io dico a James, a Eros a Jova e a tutti quelli che sono stati lì: grazie per essere passati a prendere Pino.

Parte Napule è e alzo gli occhi al cielo. Tipica tattica di chi vuole rimandare indietro le lacrime e il groppo in gola e noto che… in questa sera di luglio il cielo è pieno di stelle. E penso che non passa. Pino, il mal di te non passa.

Riprendiamo a fa o burdello come ha rappato Jovanotti. Abbiamo fatto rumore, cantato ballato, i sorrisi che illuminavano più di tutte le luci dei cellulari. Eravamo il più grande spettacolo e Napoli è stata l’ombelico del mondo. Lorenzo si è fuso con noi. Ci ha esortato a vivere con la passione e ad avere sempre il desiderio di conoscere ogni cosa. A fine serata con la sua band non lasciava il palco per ringraziare lui noi.

All’uscita il solito ingorgo di macchine e persone, ci è voluto un po’ per tornare a casa, come cantava Pino: Loré, che stress! Ma, sappi, che ti porto via con me. E intanto mi accorgo che l’alba è già qua!

 

Un articolo di Il Vaporetto pubblicato il 27 Luglio 2015 e modificato l'ultima volta il 27 Luglio 2015

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