venerdì 23 agosto 2019
Logo Identità Insorgenti

Conservatorio san Pietro a Majella: il cuore partenopeo della “divina arte dei suoni”

Ciento 'e sti juorne | 18 Dicembre 2018

Di santi omonimi ce ne sono moltissimi. Oggi, 18 dicembre, si festeggia san Pietro, non colui che pose la prima pietra, ma uno dei martiri vietnamiti.

Ne approfittiamo però per raccontare, dopo il Borgo santa Lucia,  per la rubrica “Ciento ‘e sti juorne”, un altro pezzo di storia partenopea. Parliamo del Conservatorio san Pietro a Majella: il cuore partenopeo della “divina arte dei suoni”.

Se prima eravamo in quattro

La genesi del Conservatorio san Pietro a Majella parte da lontano e affonda le sue radici nel XVI secolo.

A quel tempo, infatti, operavano a Napoli quattro istituzioni caritatevoli:

Nati come enti assistenziali per orfani e fanciulli abbandonati, erano governati con una “primordiale” formula pubblica e privata: posti sotto il controllo di un delegato regio, contavano su generosi benefattori. Anni dopo, pur non tradendo l’origine iniziale di sostegno e cura dell’infanzia deprivata, gli enti mutarono in scuole di musica, occupandosi di fornire ai fanciulli ospiti una formazione spendibile una volta lasciato il Conservatorio. Infatti, la musica e l’opera non servivano più esclusivamente a scopi religiosi, ma cominciavano a divenire popolari anche fuori tra la cultura “laica”.

Questo sistema consentì a tali istituzioni di sopravvivere per circa due secoli.

Napoli capitale dell’opera

Sono decenni fertili per l’Opera e la scuola musicale napoletana tutta: nel 1689 uno dei più prolifici compositori del secolo, Alessandro Scarlatti, si stabilisce in città col figlio Domenico e diviene primo maestro di Santa Maria di Loreto per un mese. La ventata innovativa apportata da Scarlatti nel panorama operistico partenopeo suscita interesse in tutta Europa; la città partenopea diviene il cuore della “divina arte dei suoni”, obbligatorio crocevia per i compositori europei, tra cui Haendel. Diverranno “primi maestri” dei vari enti trasformati in conservatorio, compositori quali Francesco Mancini, Nicola Porpora, maestro del cantante Farinelli; Domenico Cimarosa.

Sotto la spinta di tale fermento, nascono il teatro dei Fiorentini e san Bartolomeo e, nel 1737, il Teatro San Carlo, il più antico al mondo, palcoscenico di tutti i più grandi compositori dell’epoca.

Anche Mozart individuava in Napoli come la capitale europea dell’Opera, l’unica città in cui si concentravano i migliori maestri del tempo.

Nasce il conservatorio unico san Pietro a Majella

Nel febbraio 1797, Santa Maria di Loreto si accorpa a Sant’Onofrio; confluiscono poi nel 1808 nel Conservatorio della Pietà dei Turchini col nome di Reale Collegio di Musica, con sede nel convento di San Sebastiano. Nel 1826, l’ultima tappa: su proposta del re Francesco I, il reale Conservatorio troverà la sua sede definitiva nel convento dei Padri Celestini annesso alla chiesa di San Pietro, a Majella per ricordare l’eremitaggio del santo sui monti toscani.

Direttori del Conservatorio san Pietro a Majella sono stati illustri compositori quali Francesco Cilea, Ruggero Leoncavallo, Doninzetti, Paisiello, De Simone, Mercadante; Wagner viene in visita a Napoli e si commuove all’esecuzione di un brano dei giovani allievi. E’ anche allestita una biblioteca voluta da Saverio Mattei che custodisce copie degli spartiti  di numerose opere. L’impostazione tecnico-didattica del conservatorio subisce sorti altalenanti: Ferdinando I di Borbone auspica un doppio binario che contempli l’educazione musicale ma anche quella morale e religiosa; il regolamento arriva nel 1856  con un testo di 164 articoli che disciplina tutti gli insegnamenti e l’amministrazione del Collegio.

Dagli scritti dell’epoca si legge che “…dei 300 giovani che vi alloggiano, cento vi sono mantenuti gratuitamente dal governo, taluni siano napoletani o stranieri, pagano nove ducati al mese per esservi ricevuti,(…) Compiuto che hanno gli anni ventidue, gli alunni ammessi gratuitamente escono fuori del collegio, e così fanno luogo ad altri che approfittino di un tale beneficio”.

  A difesa della propria unicità

Con l’unità d’Italia, nel 1871 è convocata a Firenze una commissione presieduta da Giuseppe Verdi per  dare indirizzi unitari all’educazione musicale basandosi sul modello del  conservatorio di Milano.

Il Conservatorio napoletano, culla della storia della musica europea, accetta in parte il diktat, difendendo però le proprie pecularità e autonomia. Tale rivendicazione è sancita dall’ articolo 1 dello statuto del 1890 in cui l’ente, posto alle dirette dipendenze del ministero dell’istruzione, è definito ” autonomo”.

La riforma Gentile e il regio decreto del 1930 daranno l’assetto definitivo al conservatorio, dando il via ad un rinnovamento che trova il suo capitolo conclusivo nella legge 508 del 1999 che riordina il settore attribuendo un’autonomia pari a quella delle Università a vari istituti tra cui, appunto, i conservatori.

Curiosità

Spulciando gli archivi del Parlamento, si legge anche di una proposta di legge presentata il 22 marzo del 2002 “volta a trasformare il Regio Conservatorio di musica S. Pietro a Majella in una fondazione, dotata di personalità giuridica di diritto privato, finalizzata a realizzare attività promozionali dell’arte e della cultura musicali, anche attraverso l’educazione alla musica.” Secondo una relazione illustrativa la legge 734/1912, infatti, non avrebbe disposto la soppressione dell’ente morale Regio Conservatorio S. Pietro a Majella, che avrebbe continuato ad esistere occupandosi di attività inerenti l’insegnamento dell’arte musicale. Ma, mentre per la commissione pare non esisterebbero riferimenti giuridici certi a conferma dell’ esistenza di tale ente morale con i beni affidati al Conservatorio statale di Napoli, per l’avvocatura di stato di Napoli tale ente sembrerebbe ancora in essere.

Il Conservatorio oggi

Dopo aver attraversato, negli scorsi anni, un periodo turbolento tra critiche e degrado, il conservatorio san Pietro a Majella sembra essere tornato ad essere una realtà consolidata, fucina di talenti. Al suo interno, oltre al chiostro con la statua di Beethoven, c’è probabilmente il più importante museo di musica al mondo: si possono ammirare opere, busti e ritratti donati tra l’ottocento e il novecento da artisti e benefattori; l’arpa di Stradivari e il pianoforte di Paisiello; manoscritti di Verdi e Bellini custoditi nella biblioteca e l’archivio storico. Si organizzano inoltre eventi, ospitati nelle sale interne dedicate a Bellini e al maestro di fama mondiale Riccardo Muti, studente del conservatorio negli anni 50 come Salvatore Accardo, altro celebre studente.

Situato nel ventre molle della città antica, addossato a via san Sebastiano,” la via degli strumenti”, il conservatorio si erge a difesa e memoria di un passato che ha fatto la storia della composizione e dell’opera mondiale. In quei vicoli, il profumo delle pizze appena sfornate a Port’Alba si impasta con le chiacchiere e l’entusiasmo dei giovani ammassati in piazza Bellini. Mentre si percorrono quelle stradine color lavagna, pare quasi di ascoltare, sussurrate da quelle mura segnate dal tempo, i sogni, le aspirazioni e le speranze dei giovani talenti che muovono, oggi come allora, i primi passi in quelle stanze impregnate di cultura.

Qui, le note musicali prendono vita ogni giorno, tra archi, fiati, pianoforti e voci senza tempo: ogni strumento, ciascuno a suo modo, narra una e infinite storie, tutte quelle che il talento, lo studio, la creatività e  l’ingegno riescono ad esprimere in un linguaggio che non ha confini e sa emozionare sottopelle.

Una melodia eterna come la vita.

Il Conservatorio san Pietro a Majella: il cuore partenopeo della divina arte dei suoni.

Monica Capezzuto

 

 

 

 

Un articolo di Monica Capezzuto pubblicato il 18 Dicembre 2018 e modificato l'ultima volta il 18 Dicembre 2018
#Napoli  

Articoli correlati

Cultura | 29 Luglio 2019

ARGENTO DI NAPOLI

La Neapolis greca batteva conio quando a Roma si usavano pezzi di rame

NapoliCapitale | 17 Luglio 2019

PATTO PER NAPOLI

22 interventi per il Centro Storico. Si va dagli Incurabili a Palazzo Penne

NapoliCapitale | 15 Luglio 2019

L’EREDITA’ DELL’UNIVERSIADE

Napoli vince la sfida: ora si preservino i 70 impianti ristrutturati

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi