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CONTRADDIZIONI

De Magistris tra autonomia della città e promozioni di prodotti nordici targati falsamente Napoli

Agroalimentare, NapoliCapitale | 15 Novembre 2018

Tra polemiche varie Luigi de Magistris nello scorso mese di settembre aveva anticipato che da lì ai prossimi mesi avrebbe messo in campo una rivoluzione in tre capitoli: moneta alternativa, autonomia di Napoli e cancellazione del debito ingiusto. Sulla carta tutte lodevoli iniziative, nei fatti il nulla cosmico. Oggi l’annuncio che domani alle 18,30 presso la sede di Dema, Flavia Sorrentino – responsabile del settore autonomia di Napoli – presenterà un manifesto di autonomia i cui principi saranno parte integrante dello Statuto del Comune.  Andremo ad ascoltare per raccontarvi. Intanto i primi sforzi compiuti dal dipartimento guidato dalla Sorrentino sono vanificati da iniziative quanto meno discutibili come quella di ieri a Palazzo San Giacomo di promozione di una Birra Peroni targata Napoli ma che di napoletano ha solo il nome. Così, mentre da una parte la Sorrentino prova a lavorare sulla grande distribuzione, quanto meno facendo in modo che alcune catene di supermercati indichino i prodotti “made in Sud” – ricordiamo che ad oggi su 100 euro di spesa al Sud, 94 continuano a entrare nelle casse di imprese nordiche – dall’altra parte il primo cittadino promoziona prodotti che rubano a Napoli il nome. Ma che a Napoli non portano nulla di nulla.

La presentazione della birra Napoli con il sindaco

“La città, i suoi colori, il suo spirito e ora anche la sua birra.  Birra Napoli vuole rappresentare soprattutto l’anima di questa città – di cui porta con orgoglio il nome – la sua gente, la sua unicità come lo è stato in passato seppur per poco tempo. Infatti Birra Napoli appartiene a questa città dal 1919, sin da quando le Birrerie Meridionali hanno iniziato a produrla nella storica sede sull’altura dominata dalla Reggia di Capodimonte, residenza storica dei Borbone e poi di Bonaparte e dei Savoia. E così come lo era un tempo, Birra Napoli torna sulle tavole dei napoletani con il suo gusto immediatamente riconoscibile, grazie a un sapore deciso e fruttato” si legge nel comunicato della Peroni.

“L’eccellenza e lo stretto legame con il territorio è testimoniato dagli ingredienti che regalano a questa lager un sapore ricco e distintivo nonché un colore oro intenso. Ingredienti e materie prime come il grano duro e il malto d’orzo 100% campano di altissima qualità. Birra Napoli racconta poi il carattere della sua città attraverso l’azzurro della sua etichetta dove risaltano tutti i quartieri che hanno fatto la storia del capoluogo campano e che lo rendono unico: dall’eleganza del Vomero e Posillipo alla vivacità dei Quartieri Spagnoli, dai cortili barocchi del Rione Sanità al centro storico di San Ferdinando”.

La presentazione ieri a Palazzo San Giacomo, sede del Comune di Napoli, alla presenza del Sindaco Luigi de Magistris, insieme a Federico Sannella, Direttore Relazioni Esterne e Affari Istituzionali di Birra Peroni, Luigi Serino, Direttore Stabilimento Birra Peroni, e Francesco Affinito, Brand Manager Birra Napoli. La conferenza stampa si è poi conclusa con la degustazione del prodotto e con una mostra fotografica illustrata da Daniela Brignone, Curatrice dell’Archivio Storico e Museo Birra Peroni, presso l’Antisala dei Baroni al Maschio Angioino.

“Essere oggi a Napoli e rilanciare una birra dal carattere unico come lo spirito di questa città ci rende davvero orgogliosi” – ha dichiarato Federico Sannella. “Abbiamo voluto racchiudere in un prodotto, che nasce proprio qui e che viene fatto esclusivamente con grano duro e malto d’orzo 100% campano, tutta la storia e la poliedricità dell’essere partenopeo. Oggi Birra Napoli vuole essere la birra di tutti i napoletani, orgogliosa, unica e immediatamente riconoscibile”.

“Sono stato positivamente colpito quando mi è stata presentata quest’ idea – ha concluso il Sindaco Luigi de Magistris –  soprattutto per la storicità del legame tra Birra Napoli e la città. ComeBirra Napoli, anche la città di Napoli punta sui valori di appartenenza e orgoglio. I napoletani sono molto legati alla narrazione dei luoghi della città: far conoscere i nostri quartieri attraverso la storia di questo prodotto è molto bello e sono sicuro che Birra Napoli sarà un successo. Chi investe nella nostra città è sempre il benvenuto”.

La birra Napoli di napoletano ha solo il nome

La Peroni (controllata oggi da una Multinazionale)  non è il primo birrificio che ruba il brand Napoli: qualche anno fa il Birrificio Antoniano ha messo sul mercato la Birra Marechiaro (con tanto di Vesuvio e Pulcinella in etichetta) e la Nastro Azzurro (controllata dalla Peroni) ha fatto una limited edition sempre per la città.

Peccato che la Peroni abbia da anni trasferito fuori Napoli la sua produzione. Mentre la birra Napoli ormai è prodotta a Roma. Per fortuna in questi anni la nostra città ha sviluppato una cultura della birra a sé, con tanti piccoli birrifici e imprenditori locali che da anni fanno birra con amore e passione sfidando un mercato non facile (Birra KarmaBirra KBirrPBN – Piccolo Birrificio NapoletanoBirrificio FlegreoBirrificio SorrentoBirra di Capri per fare solo qualche nome).

Su “Cronache di birra”, sito dedicato solo alle birre, Andrea Turco la vede così: “Il legame di Peroni con la città di Napoli ha invero una giustificazione storica che risale ai primi decenni del XX secolo, quando era già una realtà molto importante nel panorama brassicolo nazionale. Nel 1924 fu inaugurato il nuovo stabilimento di Bari dalla capacità di 25.000 hl annui e da quel momento iniziarono diverse acquisizioni in tutta l’Italia centro-meridionale. Nel 1926 fu assorbito il birrificio dell’Orso & Sanvico (Perugia), nel 1929 la Birra d’Abruzzo (Castel di Sangro) e nello stesso anno, finalmente, le Birrerie Meridionali di Napoli con la costituzione della Società Anonima Birra Meridionale. Inoltre cinque anni più tardi, tramite le Birrerie Meridionali, fu assorbita anche Birra Partenope.

Le Birrerie Meridionali rappresentarono un marchio storico per Napoli. Furono fondate nel 1904, venticinque anni prima dell’acquisizione da parte di Peroni, grazie all’apporto di capitali italiani, svizzeri e belgi. La fabbrica era situata in via Nuova Capodimonte, nel quartiere Stella, alle porte della città e nel 1919 lanciò sul mercato la sua Birra Napoli. Dopo aver ottenuto il controllo dell’azienda, Peroni ne utilizzò a lungo gli impianti e nel 1943 un gruppo di lavoratori impedì alle truppe tedesche di minare lo stabilimento, che tornò a produrre birra già nel 1944. L’ultimo atto del polo di via Nuova Capodimonte risale al 1955, quando Peroni decise di smantellarlo per spostare la produzione nel nuovo impianto sito in zona Miano.

Il legame tra Peroni e Napoli si interruppe nel 2005, a causa delle nuove strategie imposte dalla multinazionale Sab Miller, che due anni prima aveva ottenuto il controllo dell’azienda italiana. Il polo di Miano  fu venduto e al momento è oggetto di un importante progetto di restyling urbanistico curiosamente battezzato “La Birreria”: diventerà un centro commerciale e polifunzionale, grazie al quale sarà possibile riqualificare il quartiere. L’ultimo rapporto, non necessariamente produttivo, tra Peroni e Napoli risale dunque a quasi quindici anni fa.

Ora però Peroni è pronta a rilanciare il brand Birra Napoli con una strategia commerciale abbastanza aggressiva. A livello di packaging la birra sembra da una parte ripercorrere le strategie comunicative delle produzione crafty, dall’altra utilizzare elementi di coinvolgimento nazional-popolare. Così non si può non notare la predominanza del colore azzurro sull’etichetta e sul tappo, i nomi dei quartieri della città a circondare il marchio e la tagline “Partenopea come te” che enfatizza il senso di appartenenza. Contemporaneamente risaltano la data di nascita di Birra Napoli (1919), che si collega al senso della tradizione, e la scritta “100% orzo e grano duro campano”, che spiega la provenienza di alcuni ingredienti. Analogamente a quanto accade per molti prodotti crafty, il logo Peroni non emerge tra gli elementi caratterizzanti dell’etichetta.

È chiaramente un’operazione dai forti connotati commerciali, che in qualche modo era stata testata lo scorso anno con l’edizione limitata di Nastro Azzurro – brand di proprietà di Peroni – dedicata alla città partenopea. Ma il problema non è tanto nelle scelte di marketing, più o meno condivisibili, quanto nella liceità del nome, considerando che Peroni da anni non possiede più stabilimenti produttivi a Napoli. Una situazione che ricorda quanto accaduto con Birra Messina: nel 1988 lo storico marchio siciliano fu rilevato da Heineken e divenne oggetto di una controversia a livello legale. Dopo l’acquisizione, infatti, la multinazionale olandese mise in atto un lento trasferimento della produzione in altri stabilimenti, tanto che nel 1999 la fabbrica messinese era ormai preposta solo all’imbottigliamento. Heineken continuò a utilizzare il marchio Birra Messina anche quando, nel 2007, gli impianti siciliani furono chiusi e l’intera produzione era ormai effettuata a Massafra, in Puglia. Fu allora che l’Antitrust intervenne, condannando la multinazionale per i riferimenti ingannevoli alla città di Messina, ormai totalmente estranea al prodotto.

Qualcosa di simile sta ora accadendo con Birra Napoli e non credo che bastino i cereali di provenienza campana a giustificare l’uso di un marchio che presuppone uno stretto legame produttivo tra la birra e la città. E questo nonostante Peroni sia regolarmente proprietaria del marchio: lo era anche Heineken con Birra Messina, ma ciò non ha impedito all’Antitrust di intervenire. Vedremo cosa ne sarà di Birra Napoli. Legare un prodotto a una città è un’operazione che, per quanto ruffiana, è del tutto lecita. Purché ovviamente il legame sia giustificato: in caso contrario si sta solo confondendo in maniera inopinata il consumatore finale. Una strategia a cui purtroppo l’industria non è nuova”.

Dissenso anche nella maggioranza: parla Andreozzi

“Ma quale birra Napoli? Peroni ha tradito la città 13 anni fa – sbotta il consigliere comunale di Dema – In Sala Giunta è stata presentata la Birra Napoli, un nuovo prodotto commerciale della storica birra Peroni. Che strano: l’azienda che porta il nome della storica birra partenopea oggi sente l’esigenza di utilizzare, come fanno in tanti, il brand della nostra città, nonostante la stessa azienda abbia deciso nell’ormai lontano 2005 di chiudere lo stabilimento di Miano, nonostante fosse il più produttivo del paese, e di portare la produzione fuori città, lasciando per strada all’epoca 52 lavoratori, di cui ancora oggi una quindicina risultano non collocati e senza alcuna forma di sostegno al reddito e di ammortizzatore sociale.  La nostra città non è un bene di consumo da mangiare e sputare a proprio piacimento. La Birra Peroni è stata davvero la birra della città, fino a quando i vertici aziendali non hanno deciso cinicamente di lasciarla e di andare a produrre altrove (Roma, Bari e Padova) come hanno fatto i vertici aziendali di tante produzioni locali, lasciando a casa nostra solo deserto e disoccupazione”.

Insomma non c’è niente di napoletano nel marchio Peroni, non c’è più lo Stabilimento Birra Peroni costruito nel 1952 a Miano quartiere Napoli Nord e chiuso nel 2005, non c’è più traccia dei 150 lavoratori che lo stabilimento occupava. Nel 2005, lo stabilimento fu chiuso perché gli azionisti di maggioranza della Peroni decisero di cedere le proprie quote ad un colosso economico proveniente dal Sudafrica. Ed oggi 2018 quell’area di circa 10 ettari ha una diversa destinazione d’uso (da area industriale ad area residenziale) Cioè stanno costruendo un parco Residenziale “La Birreria” con: – 220 unità abitative – un albergo da 120 camere – 1.300 posti auto – un ipermercato di media superficie e 68 negozi – un centro benessere/palestra – uffici e quant’altro. Tutto questo con l’aiuto di fondi Europei Regionali. Ma è proprio questa la priorità per gli abitanti di Miano? Ed è ancora possibile e credibile parlare di compra sud quando si attivano e promozionano iniziative ingannatrici come questa? Ai consumatori l’ardua sentenza…

Lucilla Parlato

 

Un articolo di Lucilla Parlato pubblicato il 15 Novembre 2018 e modificato l'ultima volta il 25 Novembre 2018

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