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CORNUTI E MAZZIATI

Il massacro del sud ai tempi del coronavirus

Attualità | 30 Marzo 2020

Da un paio di mesi il mondo sta vivendo una delle più gravi catastrofi della storia umana e l’Italia sta pagando con una vera ecatombe il prezzo di una tragedia che non si verificava nel nostro paese dai tempi dell’ultimo conflitto mondiale.

Un evento che sarà studiato nei libri di storia dei prossimi secoli, se la nostra specie sopravviverà.

Le cifre sono da brividi: ad oggi, sono più di diecimila i decessi (tantissimi fra il personale medico esposto in prima linea in questa battaglia), gli ospedali sono al collasso e l’intero sistema sanitario nazionale mostra impietosamente i danni e lo sfacelo creati dalle politiche scellerate degli ultimi 25 anni, che hanno smantellato ogni aspetto dello stato sociale, mettendo a repentaglio i fondamenti stessi della nostra identità democratica.

Nel pieno di questo tsunami sanitario, economico e culturale, il mondo del giornalismo mainstream non trova di meglio da fare che dilettarsi in bieche guerre intestine, disinformazione e totale asservimento al potere.

Già prima di questa tempesta, la libertà di stampa in Italia era agli ultimi posti nel mondo, superando al ribasso anche paesi in cui vigono regimi dittatoriali.

Era questo il momento in cui i giornalisti più in vista (quelli che vedete impazzare in televisione) avrebbero potuto e dovuto scendere in campo e mettersi in trincea in questa guerra in cui la corretta informazione è fondamentale, per uscire dal tunnel tutti insieme, uniti.

E invece no: oltre a spargere un po’ di vuota propaganda patriottica di celafaremo e tricolori ai balconi, i baroni del giornalismo in tailleur, dalle torri d’avorio dei loro lussuosi studi televisivi non hanno fatto altro che spargere scientemente disinformazione.

In modo lucido e ben mirato. Con un chiaro ed unico obiettivo: difendere le loro posizioni di potere, i loro contratti milionari e i loro privilegi. Tranne poche eccezioni (Riccardo Iacona, Report e pochissimi altri), stiamo assistendo a uno spettacolo vergognoso.

Cariatidi della prima repubblica che gettano indiscriminatamente fango su una parte del paese, il sud, già martoriata da decenni di politiche predatorie e umilianti.

È il giornalismo del “sentito dire”, informazione d’accatto di redazioni che rubacchiano notiziucce false e polemiche di terza mano e le rimbalzano a beneficio di un pubblico distratto, senza fare ciò che, secondo deontologia professionale, qualunque giornalista dovrebbe fare: controllare e citare le fonti, parlare con i diretti interessati e raccontare, dimostrandola, l’evidenza della verità.

Ha iniziato la Berlinguer restando silente di fronte alla bieca polemica Galli-Ascierto sulla sperimentazione e la “paternità” del farmaco contro l’artrite reumatoide che si sta rivelando salvifico sul fronte della lotta al Covid-19.

Ha poi proseguito la Palombelli con l’infelice gaffe sui cittadini del nord infettati perchè “più ligi” alla cultura del lavoro rispetto ai meridionali. E così via, in uno strisciante basso continuo di razzismo becero, insinuante e poco informato in tutte le trasmissioni di approfondimento, fino ad arrivare alla puntata di “Mezz’ora in più” condotta da Lucia Annunziata e andata in onda ieri. Un’intera scaletta costruita ed imperniata su un unico argomento e con un unico scopo: infangare la gente del sud.

Ieri dalla Annunziata abbiamo assistito ad un saggio di tutto ciò che è l’esatto contrario del giornalismo: fantomatici documenti audio mandati in onda senza citare date, circostanze e presunti attori in causa, domande fondate su tesi precostituite, su sottesi pregiudizi e un’intera scaletta che non prevedeva minimamente il benché minimo diritto di parola per i diretti interessati.

E qual era la tesi? Che in Sicilia sono tutti criminali mafiosi, che i presunti saccheggi nei supermercati sono solo opera di malfattori organizzati che non vedevano l’ora scoppiasse un’epidemia pur di accaparrarsi pacchi di fette biscottate gratis. Certo. Non una parola sui disastri socio-economici di una terra che la politica ha violentato, saccheggiato e lasciato in balia di poteri mafiosi che, da un lato dalla miseria trae giovamento e consenso, dall’altro con la politica in giacca e cravatta ci va sottobraccio già dall’indomani dell’unità d’Italia.

Il trionfo della disinformazione pilotata.

Qual è la posta in gioco? Soldi e potere.

Poltrone. Palinsesti televisivi. Spazi pubblicitari. E fiumi di danaro.

Con i milioni di euro buttati via per fare inutili studi e progetti per il ponte sullo stretto di Messina, la Sicilia avrebbe potuto avere ferrovie, strade, acquedotti e infrastrutture che l’avrebbero emancipata.

Ma nessuna Lucia Annunziata ve lo racconterà mai, questo. Perché bisogna proteggere le clientele e i torbidi poteri nascosti che distribuiscono soldi, potere e rielezione a quei gattopardi che poi daranno poltrone televisive ai baroni dell’informazione che manipolano la pubblica opinione per garantirsi lunghe e strapagate carriere garantite proprio da quel potere politico a cui sono asserviti.

Dietro la polemica Galli-Ascierto, c’è la guerra ad accaparrarsi i fondi per la ricerca. Dietro l’opera di costante denigrazione del sud, c’è la guerra per la legge sull’autonomia differenziata.

Ovvero interessi economici enormi e un paese spaccato in due: colonizzatori e colonizzati. Perché il sud resti colonia subalterna al nord egemone. E non ci provi neanche, a rialzare la testa.

E allora giù a mazzoliare i capri espiatori più comodi: la gente che viveva alla giornata e che ora non ha più nulla. Cittadini liberi a cui questa politica malata aveva il dovere di dare lavoro e futuro e che invece sono stati lasciati indifesi, facile preda delle mafie tollerate dallo Stato centrale. E vai con filmati sui quartieri di Napoli che hanno trentamila abitanti per kmq, che la politica nazionale ignora e da cui ci si aspetta che non affollino strade larghe tre metri per comprarsi da mangiare. E con presunte razzie a Palermo che nessuno si è preso la briga di documentare, raccontare e spiegare.

Non sanno di cosa parlano. Eppure hanno tutti i megafoni in mano, le prime serate in tv, gli autisti, le segretarie, gli avvocati. Vivono fra superattici e studi televisivi, svolazzando fra veline e truccatori. La strada e le facce della gente comune non ricordano neanche cosa sia. Campano di ospitate e si sostengono l’uno con l’altra, in un’ottica corporativistica di privilegiati che proteggono altri privilegiati. Pagati da noi, con il canone, comprando i prodotti delle pubblicità che mandano in onda e con le tasse mediante cui finanziamo con soldi pubblici testate che vendono tre copie in tutto.

Dovremo ricordarci di cosa sta accadendo in questi giorni. Quando questa buriana sarà passata, i gattopardi del giornalismo italiano andranno abbattuti. In nome del sud, della nostra dignità, dell’intero paese e dei tanti, giovani e non, che questo mestiere di verità lo fanno per vocazione e passione.

(in memoria di Joe Marrazzo)

Maurizio Amodio

Un articolo di Maurizio Amodio pubblicato il 30 Marzo 2020 e modificato l'ultima volta il 1 Aprile 2020

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