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CORONAVIRUS

Dai migranti ai detenuti: gli invisibili dell’emergenza

Diritti e sociale | 22 Marzo 2020

La notizia della fuga notturna del calciatore della Juventus Gonzalo Higuain che violando l’obbligo di isolamento domiciliare e il dovere civico e morale di osservarlo essendo stato a contatto con altri due calciatori risultati positivi al covid-19 ha colpito un po’ tutti nel mondo calciocentrico italiano.

Higuain non solo ha attraversato tranquillamente la città senza problemi ma ha addirittura potuto noleggiare un aereo ed effettuare un volo intercontinentale.

Non è passato inosservato neanche il fatto che ai calciatori privi di sintomi di contagio siano stati effettuati tamponi che ai comuni mortali sono riservati solo all’apparire di sintomi manifesti di contagio come febbre alta e tosse secca.

Tante libertà e tanti privilegi per uno straniero in un paese dove una deriva populista, razzista e xenofoba non rende la vita facile ad altri stranieri meno celebri e ricchi, a partire da quelli che ogni giorno permettono che sulle tavole degli italiani e nei supermercati presi d’assalto ci siano frutta e verdura fresche.

Un articolo pubblicato da Al Jazeera a firma Elisa Addone
https://www.aljazeera.com/indepth/features/coronavirus-fears-italy-exploited-african-fruit-pickers-200318154351889.html
focalizza l’attenzione sulle migliaia di migranti che lavorano come braccianti agricoli nel Sud Italia che temono per la propria salute in quanto costretti a vivere in malsani insediamenti improvvisati privi di acqua corrente ed elettricità che costituiscono potenziali focolai epidemici incontrollabili di diffusione del contagio da covid-19 che le strutture sanitarie del Sud Italia di gran lunga lontane dagli standard qualitativi di quelle del nord, non possono proprio permettersi di affrontare.

Premesso che nel 2020 in un paese che si definisce civile, la consapevolezza che una parte di esso abbia delle strutture sanitarie carenti e nettamente inferiori per capacità strutturale, servizi offerti, mezzi e posti letto in terapia intensiva rispetto a quelli del settentrione e la mancanza di un programma di sviluppo che annulli questo gap e risparmi ai cittadini meridionali viaggi della speranza nelle strutture sanitarie del Nord è qualcosa di vergognoso e inaccettabile ed è ancora più vergogoso che tutto ciò sia dato per scontato.

I migranti addetti alla raccolta della frutta, come evidenziato dall’Agenzia Europea per i Diritti Fondamentali, in Italia del Sud ( ma anche in altre nazioni europee) lavorano al nero con orari di lavoro estenuanti e paghe bassissime.

Spesso vivono in tendopoli o accampamenti di fortuna privi delle più basilari dotazioni igienicosanitarie non potendosi permette di pagare un affitto a causa dei bassi salari percepiti.

Nella piana di Gioia Tauro, roccaforte della ndrangheta, in una struttura da campo da cinquecento posti dotata di acqua corrente, elettricità e servzi igienici realizzata dalla protezione civile in seguito allo smantellamento di alcuni accampamenti di fortuna, pur essendo stata effettuata una tardiva sanificazione, mantenere le distanze di sicurezza è praticamente impossbile.

Alcune organizzazioni umanitarie come la cooperativa Dedalus di Napoli in una solitaria lotta contro il tempo distribuiscono ai migranti kit di protezione individuale e tentano di informarli sulle pratiche da adottare per evitare la diffusione del contagio e stanno premendo sulle autorità regionali affinché 35000 case vuote dislocate nelle campagne siano destinate ad ospitare i lavoratori agricoli immigrati.

Da uno studio di Coldiretti del 2016 emerge che i lavoratori agricoli stranieri presenti in Italia all’epoca erano 120000; di questi, solo chi ha un contratto e un permesso di soggiorno ha diritto all’assistenza sanitaria inaccessibile ai lavoratori non inquadrati.

In seguito all’entrata in vigore del decreto sicurezza promosso dall’ ex ministro Matteo Salvini che ha eliminato la possibilità di ottenere un permesso di soggiorno per motivi umanitari, tanti richiedenti asilo sono stati sbattuti per strada e di fatto entrati nello status di clandestini.

Molti di loro, in prevalenza Africani, nel meridione vengono reclutati col caporalato (altra tipicità nostrana mai debellata) e sono spremuti come limoni da padroni privi di scrupoli, in territori spesso controllati da mafia e camorra.
L’articolo descrive una realtà estrema a tutti ben conosciuta, mai seriamente affrontata fino in fondo dalle istituzioni, la cui soluzione con interventi a tutela dei più basilari diritti dei lavoratori evidentemente non interessa a nessuno.

Basti ricordare la rivolta avvenuta a Rosarno nel 2010: i migranti si ribellarono ai soprusi e allo sfruttamento dei caporali e tutta Italia rimase indignata vedendo le immagini raccapriccianti che mostravano le condizioni disumane degli accampamenti in cui vivevano gli addetti alla raccolta delle arance.
Da allora non è cambiato niente se non in peggio.

Il problema del lavoro nero che in taluni casi potrebbe essere ascritto a crimine contro l’umanità, in Italia non è mai stato affrontato seriamente e incisivamente, probabilmente perchè fa comodo a troppi e troppe sono le persone costrette per necessità a sottostavi.

A Napoli il recente boom turistico ha portato al proliferare di attività di ristorazione che in breve tempo hanno trasformato il centro antico in un’enorme mangiatoia a cielo aperto; gran parte dei lavoratori impegnati nel settore lavorano al nero e sono pagati mediamente dai tre ai cinque euro l’ora.
L’amministrazione locale famosa per la consuetudine di lanciare proclami rivoluzionari che mai trovano corrispondenze fattive non ha mai intrapreso una seria azione di contasto al lavoro nero e molti lavoratori privi di contratto, sfruttati negli esercizi commerciali cittadini, non beneficeranno degli ammortizzatori sociali previsti dal governo in seguito alla chiusura delle attività causa covid-19, restando di fatto senza reddito.

Non va meglio nelle carceri italiane dove, in un contesto di pesante sovraffollamento, si sono registrati i primi contagi da covid-19 tra i detenuti e una guardia penitenziaria positiva al virus è morta.

Ad oggi non ci sono stati interventi del governo per alleggerire una condizione pericolosa e disumana, palesata dalle rivolte scoppiate recentemente che si sono concluse col massacro di quattordici detenuti in circostanze tutte da chiarire.

Misure alternative al carcere (come avvenuto in Iran che ha liberato 70000 detenuti), in un contesto potenzialmente dirompente di diffusione del contagio, dovrebbero trovarsi già in essere in un paese civile.

Molti in questi giorni di autoisolamento domiciliare stanno sperimentando quanto possa essere pesante essere privati della libertà.

Immaginate quanto possa essere duro affrontare il carcere in stanze anguste che contengono il triplo delle persone che dovrebbero ospitare, con la paura di essere contagiati, vivendo una condizione di totale isolamento dal mondo esterno e dai propri affetti.

Nessuno dice che chi ha commesso un reato non debba scontare la pena comminata ma i detenuti come chiunque altro hanno diritto alla dignità e alla salute.

Il fine ultimo di una pena inflitta a chi commette un reato dovrebbe essere la redenzione ed il reinserimento sociale; non la vendetta.

Lo dimostrano le statistiche sulla recidiva degli ex detenuti, molto più bassa nei paesi scandinavi le cui carceri hanno una dimensione umana, rispetto alla recidiva in Italia dove spesso le condizioni detentive sono prossime alla tortura.

Il senatore Salvini leader dei sovranisti italiani si è espresso categoricamente contro qualsiasi misura alternativa al carcere per i detenuti in Italia minacciando di bloccare l’iter del decreto “cura Italia” nel caso fossero proposte dal governo.

Sorprende che i sovranisti non perdano occasione per affermare le radici cristiane del loro pensiero; Gesù, profugo mediorientale nato in una grotta, avendo speso i suoi trentetré anni di vita a predicare fratellanza, uguaglianza, accoglienza e perdono, mai si rispecchierebbe nella loro politica di odio, esclusione e razzismo nei confronti di chi il mondo “civilizzato” ha lasciato indietro.

La politica populista e forcaiola di Salvini e compagni fa leva su paure e incertezze della gente usate in maniera stumentale per ottenere consenso; i detenuti, i migranti, i poveri non vengono percepiti e descritti come esseri umani ma come minacce da combattere ed eliminare.

Una strategia simile fu utilizzata dalla propaganda nazista nei confronti degli ebrei per rendere più facile ai soldati il loro sterminio.

Le emergenze di carceri e migranti non possono più essere ignorate e vanno affrontate e risolte in tempi brevi con coscienza, serietà e umanità; ispirarsi realmente, per una volta almeno, al senso vero e profondo del cristianesimo potrebbe guidare chi decide a fare le scelte giuste.

Federico Hermann


Gallery di repertorio, da Rosarno: Carlo Hermann

Un articolo di Federico Hermann pubblicato il 22 Marzo 2020 e modificato l'ultima volta il 23 Marzo 2020

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