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CORONAVIRUS

Il campionato postdatato, l’ultimo disastro tutto Made in Italy

Sport | 1 Marzo 2020

L’emergenza Coronavirus ha definitivamente e ulteriormente sdoganato l’incoerenza e l’incompetenza gestionale della Lega Calcio italiana. Se, sette giorni fa, la psicosi collettiva poteva valere da alibi per il rinvio last minute di quattro partite, l’approssimazione decisionale messa in scena ieri lascia decisamente sbigottiti e senza parole.

Rinviati cinque incontri, tra cui l’attesissimo Juventus-Inter. Slitta tutto al 13 maggio, tra due mesi e mezzo, quando le sorti delle squadre coinvolte potranno presumibilmente già esser scritte. Il Ministero dello Sport autorizza le partite a porte chiuse, la Lega Calcio chiude gli stadi. E lo fa a due sole ore dall’inizio di Lazio-Bologna, primo incontro del weekend calcistico. Una settimana di riunioni e di decreti governativi sciolti come neve al sole.

Tempestiche sballate a cui fanno seguito motivazioni di fondo totalmente contraddittorie e diseguali tra un caso e l’altro. Mentre ieri si annullavano le partite della Serie A in programma a Udine, Parma, Torino, Milano e Reggio Emilia, in Serie B si è regolarmente giocato a Verona, Padova e Venezia. Nello stesso stadio dove oggi si sarebbe dovuta giocare Milan-Genoa, appena giovedì è andata in scena Inter-Ludogorets di Europa League. A Torino, dove stasera non si giocherà più Juventus-Inter, mercoledì prossimo è programmata a porte aperte Juventus-Milan di Coppa Italia, ma col solo divieto di trasferta per i tifosi rossoneri.

Che, probabilmente, non vengono da Milano come avrebbero fatto, stasera, quelli interisti. D’altronde si sa, il Coronavirus sa riconoscere la fede calcistica e distinguere la competizione sportiva in cui insinuarsi.

Sulla stessa scanzonata e disastrata falsariga, viene mandata in fumo tutta la logica sanitaria del caso. Perché ieri sera i tifosi del Torino son potuti liberamente venire a Napoli, questo pomeriggio i bergamaschi saranno regolarmente presenti sugli spalti di Lecce, dopo che la medesima trasferta era stata prima aperta, poi vietata e poi nuovamente riaperta.

Ci rimettono i tifosi e gli addetti ai lavori. Ci rimette la competitività dello stesso campionato, affossata e fatta sprofondare da chi continua a far (pre)valere gli interessi sportivi ed economici dei soliti noti a discapito di quelli di tutti gli altri. Perché la Lazio, a maggio, avrà da giocare solo quattro incontri rispetto ai potenziali sette/otto delle altre due sue rivali. Perché la finale di Coppa Italia slitta al 20 maggio, ma non potrà più giocarsi all’Olimpico di Roma, prenotato dall’UEFA dal 18 maggio per l’edizione itinerante degli Europei 2020.

Perché Juventus-Inter senza spettatori avrebbe significato un rimborso agli utenti tra i 4 e i 5 milioni di euro. Perché Juventus-Inter, questa sera, si sarebbe dovuta giocare in contemporanea con il Clasico di Spagna tra Real Madrid e Barcellona. Esportare nel mondo gli spalti vuoti dello Stadium avrebbe rappresentato un grave danno d’immagine per il nostro movimento calcistico. Chissà cosa ne pensano all’estero del nostro prodotto nuovo di zecca: il campionato postdatato, l’ultimo disastro rigorosamente e orgogliosamente ‘Made in Italy’.

Antonio Guarino

Un articolo di Antonio Guarino pubblicato il 1 Marzo 2020 e modificato l'ultima volta il 1 Marzo 2020

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