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CORONAVIRUS

Il grido d’allarme del mondo del food partenopeo: “Fate presto”

Agroalimentare | 8 Marzo 2020

“Il nostro locale si impegna a rispettare le misure indicate per contrastare la diffusione del Corona virus: distanza di un metro,  ambienti sanificati, servizio riservato solo ai tavoli, no servizio al bancone”. Così comunicano sui loro canali ufficiali la maggior parte dei ristoranti, pub e pizzerie a Napoli per tranquillizzare i clienti e i follower. Ma l’onda d’urto del COVID-19 non si ferma e il food napoletano si sente già in ginocchio.

La paura generale e la preoccupazione per la veloce diffusione del virus spinge sempre più persone a restare a casa, a non andare a mangiare fuori a non frequentare più luoghi chiusi. E così i locali si svuotano, niente più folla in attesa fuori le pizzerie, ristoranti vuoti e grande, grandissima confusione che attanaglia i ristoratori e tutti gli addetti ai lavori del mondo food attorno al quale ruota gran parte dell’economia della nostra città, insieme al turismo.

E mentre si applicano le prime soluzioni o tentavi di resistenza, come ad esempio affidarsi al delivery, per chi può, come pub e pizzerie, la questione si concentra su due punti fondamentali: la confusione e la disinformazione.

La gestione della crisi da parte delle Istituzioni cambia di fatto di giorno in giorno, di ora in ora, vengono emanati provvedimenti nuovi che cercano di gestire e arginare una situazione di cui non si ha il controllo totale e la cui evoluzione è un’incognita per tutti. Ed è in questo clima che cercano di barcamenarsi gli imprenditori del food, in questo clima cercano di prendere decisioni, di fare comunicazione, di gestire il personale, di avere una prospettiva del danno. Ed è proprio questo clima incerto che rende tutto più difficile.

Abbiamo cercato di capire ascoltando alcuni dei protagonisti del food, il loro punto di vista, le loro preoccupazioni, il loro stato d’animo e le possibili prospettive di soluzione. L’idea comune resta l’incertezza, la confusione, lo sbando, che non aiuta a prendere decisioni o soluzioni precise anche dal punto di vista imprenditoriale.

Le testimonianze: Alessandro Condurro

“Le aziende storiche, come ad esempio Le Centenarie, hanno le spalle forti per affrontare una crisi del settore, ma la mia preoccupazione va ai tanti ragazzi e ai giovani che in questo periodo hanno investito in una nuova attività che chissà riuscirà a sostenere questo periodo così difficile”. Queste le prime parole di Alessandro Condurro segretario de Le Centenarie, e CEO di Michele in the World, che per la prima volta sentiamo davvero preoccupato. Ci dice che la confusione anche sulle nuove normative è tanta, come quella che regola la distanza ad esempio. ” Non abbiamo capito – dice – se questa distanza riguarda anche le persone che siedono allo stesso tavolo, come ad esempio marito e moglie che vengono a mangiare una pizza da Michele. Perchè se così fosse in pizzeria, a Forcella, dovremmo far entrare solo 10 persone alla volta”. L’evoluzione della questione e l’attesa su regole ancora più restrittive non permette a nessuno di poter fare dei piani, delle strategie per resistere o sopravvivere al momento. “Una cosa la stiamo già facendo però – sostiene – abbiamo sospeso i pagamenti delle pizzerie in franchising in tutta Italia come ad esempio a Verona, a Roma. Ma non abbiamo sospeso le forniture. Fino a quando possiamo teniamo duro”.

La testimonianza di Leopoldo Infante

Taralleria Napoletana, Leopoldo Gluten free, e 4 Leopoldo cafè bar: questo il numero delle attività di Leopoldo Infante che abbiamo raggiunto al telefono per capire come si stanno muovendo in questo momento, con tanti dipendenti e progetti innovativi lanciati da poco sul mercato. Leopoldo è un imprenditore calmo e deciso, il suo primo messaggio è quello di positività, di speranza ma senza nascondere la preoccupazione. Ci tiene a precisare che al momento nessuna conseguenza e nessuna decisione ricadrà sul personale, sui dipendenti sebbene il calo ci sia e anche tanto. “Quello che più ci manda allo sbando è la cattiva informazione. Ci sentiamo in balia del caos, di notizie che arrivano da un momento all’altro e che guidano l’opinione pubblica su stati d’animo che decidono il nostro destino. Senza però avere delle linee guida precise. Dei tempi, delle modalità per affrontare la crisi. Voglio sempre dare un messaggio positivo: possiamo uscirne, ne usciremo, ma dobbiamo veramente essere uniti tutti perchè non sarà facile”.

 

Fabio Ditto, distributore di birre e titolare di KBirr

Oltre ad essere titolare del locale Casa Kbirr, Fabio Ditto è il fondatore del marchio di birra artigianale campana Kbirr della quale fornisce tantissimi ristoranti in tutta Italia. La sua preoccupazione è davvero forte e riguarda soprattutto il grande calo registrato nell’ultima settimana: “Sono davvero preoccupato per il mondo della ristorazione  – sostiene – che questo fine settimana ha fatto registrare un calo del 50% degli incassi e sicuramente già da questo lunedì avremo difficoltà a riscuotere i pagamenti e avendo 300 clienti ristoratori si bloccherà il flusso in entrata di contanti e questo ci porterà al tracollo. Non entro nel merito delle scelte del governo e capisco che bisogna chiudere i punti di aggregazione ma a questo punto che lo facessero e studiassero misure a sostegno di tutti i lavoratori e gli imprenditori del settore”.

Abbiamo poi chiesto a Fabio del suo nuovo birrificio, aperto con una nuova sede appena qualche mese fa a Giugliano e ci risponde con grande sincerità: “Per quanto riguarda il birrificio mai nessun periodo fu più sbagliato ma posso solo confidare in San Gennaro che fermò la lava e spero riesca a fermare questo maledetto virus”!

Tra speranza, voglia di resistere e paura vorremmo anche noi affidarci a San Gennaro e dargli in carico le sorti della nostra città che abbiamo visto negli ultimi anni, seppure tra le tante difficoltà, pulsare di un fermento vivo, tra cultura, cibo, pizza, monumenti, turismo, strade e quartieri riscoperti, teatri, eventi .

Viviamo forse il periodo più difficile mai vissuto negli ultimi anni, e non tanto per il virus in sè, quanto per la confusione e lo sbando generale che noi stessi e ogni settore dell’economia sta vivendo.

Ecco perchè ci uniamo al grido del mondo del food che cerca misure chiare e decise per contrastare la diffusione del virus, che si ritiene pronto al sacrificio, anche alla chiusura se necessario, ma è un mondo che, come noi, ha bisogno di una guida forte e di regolamentazioni e di aiuti. Basta confusione. Serve chiarezza. Solo così possiamo sapere come affrontare e sconfiggere il COVID19 che non attacca solo la nostra salute, ma la nostra cultura, la nostra storia e la nostra economia.

Alla fine della nostra telefonata Alessandro Condurro ci dice: “Ricordo quei titoli di giornali quando ci fu il terremoto che dicevano FATE PRESTO. Ecco questo diciamo alle Istituzioni: “Fate presto” perchè altrimenti rischiamo che sia davvero troppo tardi “

E noi siamo d’accordo con lui.

 

Valentina Castellano

Un articolo di Valentina Castellano pubblicato il 8 Marzo 2020 e modificato l'ultima volta il 8 Marzo 2020

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