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CORONAVIRUS

Immuni, tutto quello che c’è da sapere sulla nuova App

Immuni
Sanità | 3 Giugno 2020

Dopo una gestazione complessa è finalmente nata la app Immuni. È disponibile dal primo giugno 2020 su Play Store per Android e su App Store per iPhone e nel primo giorno di effettiva distribuzione (il 2 giugno) ha superato il mezzo milione di download.

L’obiettivo di Immuni è quello avvisare le persone del fatto che sono state inconsapevolmente esposte al rischio di contagio. Per fare ciò la app è  in grado di ricostruire velocemente la sequenza degli incontri che una persona infettata dal virus covid-19 ha avuto nel periodo precedente il manifestarsi della malattia. Questa ricostruzione permette di risalire alla persona dalla quale il virus è stato contratto e, allo stesso tempo, consente di individuare tutte le altre persone con le quali si è stati a contatto. Persone quindi con un rischio di contagio elevato che, una volta allertate ed eventualmente isolate, interrompono la catena dei contagi.

Immuni,  al verificarsi di un caso di coronavirus, avvisa le persone del fatto che sono state a contatto con un malato che ha contratto il covid-19. Questo messaggio consente loro di sottoporsi precocemente a test anamnestici e diagnostici per verificare l’eventuale condizione di positività al virus.

Come funziona Immuni, la app coronavirus

Ad ogni smartphone è associato un codice

Ogni volta che due telefoni sui quali è installata la app si incrociano si scambiano i rispettivi codici via Bluetooth. L’unico dato scambiato è il codice dal quale non è possibile risalire a dati personali del proprietario dello smartphone né alla sua posizione.

Come funziona la app Immuni

Nel caso una persona dovesse risultare positiva potrà decidere se condividere i proprio codici in banca dati permettendo a tutti gli altri telefoni di sapere se hanno incrociato lo smartphone della persona risultata poi infetta. L’eventuale comunicazione avverrà solo tramite notifica della app Immuni.

Come si è arrivati alla configurazione della app

Si è lavorato per scegliere una app istituzionale che permetta le ricostruzioni di cui ho parlato poco fa. Ma i problemi non sono pochi tra la necessità di essere efficaci e quella di salvaguardare la privacy. Inoltre l’Italia, che ha valutato diverse ipotesi, alla fine ha deciso di optare per una app che sia in linea con l’orientamento degli altri paesi europei.

La scelta degli strumenti da utilizzare era abbastanza ampia e avrebbe potuto sfruttare diversi sistemi di connessione

Per tenere traccia di tutti i movimenti fatti delle singole persone.

Incrociando tutti i dati raccolti e memorizzati in un database centralizzato, sarebbe possibile ricostruire tempi e luoghi degli incontri con le persone risultate positive. Questo approccio è un po’ troppo da Grande Fratello e la discussione sul tema è in atto, sono in molti a non volere un livello di controllo così profondo.

Si è quindi fatta strada un’altra soluzione gradita a molti (anche a me) che promette di essere altrettanto efficace tutelando allo stesso tempo la privacy. La soluzione utilizzerà soltanto il Bluetooth per registrare tutti gli incontri ravvicinati tra gli smartphone che hanno installato la stessa app. Tutti gli incontri che abbiano avvicinato le persone a meno di un metro saranno tracciati e il registro degli eventi sarà custodito in ogni singolo smartphone oltre che su un server e mantenuto solo per il tempo minimo indispensabile.

App coronavirus e privacy

Poco fa ho toccato il nodo della questione privacy, vale la pena spendere due parole. Come funziona, o meglio, come dovrebbe funzionare una app per poter essere efficace nel contrasto alla diffusione del coronavirus? E come è possibile perseguire questo obbiettivo senza che la privacy delle persone sia pesantemente a rischio?

Nel mondo occidentale l’Italia è stata il primo Paese a pensare alla necessità di dotarsi di un sistema che attraverso gli smartphone aiutasse a contenere le epidemie. In oriente già la Cina, Singapore, Hong Kong, Corea del sud hanno messo in campo strumenti simili che si sono dimostrati molto utili.

Il problema però sta nell’approccio dal punto di vista della privacy. Nel mondo occidentale abbiamo regole per la protezione dei dati personali molto stringenti e le app asiatiche invece hanno quasi zero privacy. L’Italia e l’Europa non possono adottare un modello simile e per questo, pur dovendo fare presto, sono al vaglio molte proposte che avrebbero un modesto impatto sulla privacy.

Nel mondo europeo la privacy delle persone è una conquista importante e anche in un momento così delicato non si vuole mandare all’aria decenni di conquiste. Per questo motivo la comunità scientifica ha apprezzato maggiormente le soluzioni a basso impatto privacy.

Per venire incontro alle esigenze di privacy si è quindi realizzata una app che non raccoglie:

Tutti i dati sono conservati su un server residente in Italia per il tempo minimo indispensabile e poi cancellati. In ogni caso saranno cancellati tutti entro il 31/12/2020.

Alessandro Nicotra

Fonte: Tu digitale – https://www.tudigitale.it/immuni-app-coronavirus-come-funziona/

Un articolo di Alessandro Nicotra pubblicato il 3 Giugno 2020 e modificato l'ultima volta il 3 Giugno 2020

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