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CORRIERE E SPUTTANAPOLI

E’ il turno di Severgnini: che non legge manco le classifiche del Mibac

Arte e artigianato, DueSicilieOggi, Economia, NapoliCapitale, Rubriche | 15 Aprile 2014

beppe severgnini

Ci risiamo: nell’arco di poco più di una settimana, dopo gli sgangherati attacchi di Barbero e Cazzullo contro il comitato No Lombroso, l’improponibile campagna stampa del Corriere su “sudisti” buoni e “sudisti” cattivi –  dove per buoni si intendono quelli che accettano supinamente la condizione di subalternità economica e culturale del sud a favore del nord –  le lezioncine di Galli della Loggia intrise di luoghi comuni e superficialità sulla nostra terra, e l’approssimativo articolo di Polito su Melegatti e pastiera napoletana , è di nuovo la volta del Corriere della Sera.

Dev’essere in atto una gara tra giornalisti italioti a chi la spara peggio, e col maggior grado di disinformazione possibile: o forse più semplicemente è partito il classico ordine di scuderia, e gli ascari del sistema – sottosezione “disinformazione – si sono messi all’opera.

Beppe Severgnini, del Corriere della Sera, ha scritto un articolo per il New York Times dall’inequivocabile titolo “Perché nessuno va a Napoli“. Ebbene se almeno prima di scrivere si fosse letto la classifica dei 30 più visitati stilata dal Mibact, avrebbe potuto apprendere che, tra cali e variazioni di flussi turistici, la Campania e Napoli restano comunque tra le mete più ambite dai turisti stranieri che vengono in italia.

Quantomeno avrebbe potuto scegliere un titolo meno inopportuno.

Ma questo è solo l’aspetto minore di un articolo che definire miope è dir poco: il nostro parla di “incapacità dilagata e dilagante di sfruttare le risorse del territorio“, ma non gli passa neanche per la testa che l’attuale ministro dei beni culturali Dario Franceschini (di Ferrara, non di Napoli…) ha speso solo 28 dei 105 milioni di euro per Pompei, e non è stato capace di fare un nome che sia uno per indicare il vice di Nistri.
Cita ad esempio la Salerno-Reggio Calabria ancora in alto mare, ma non ricorda che i principali “contractors” si chiamano ATI Astaldi SpA (Roma) e Impregilo SpA (Torino), che hanno tutto l’interesse a che tale asse autostradale continui ad essere una sorta di bancomat perenne per i loro appalti.

Punta il dito sulle difficoltà dei turisti stranieri a raggiungere le nostre terre,  ma gli sfugge quel piano nazionale per lo sviluppo aeroportuale voluto appena un anno fa da Corrado Passera (Como), che ha rimosso dall’elenco degli scali di interesse nazionale soprattutto gli aeroporti del sud.

Non ha memoria delle scelte scellerate di Mauro Moretti (Rimini), amministratore delegato del gruppo Ferrovie dello Stato: i sindacati di categoria – su tutti ricordiamo  Filt Ggil e Fit Cisl – in questo anni hanno denunciato una “italia spezzata in due”  a causa di tagli dei treni con molte zone del Sud fortemente penalizzate, con ondate di licenziamenti che hanno colpito soprattutto la Sicilia.


E qualunque cosa ne pensiate nel merito, Severgnini non spiega neanche come mai anche nel caso dell’Alta Velocità c’è un paese diviso in due, con investimenti pubblici, e quindi soldi di tutti,  utilizzati per realizzare infrastrutture nel nord del paese, mentre lo stesso Moretti, intervistato a riguardo, se ne esce con amenità del tipo:”Sulla tratta Adriatica non c’è mercato, dunque non serve investire”.

Tra parentesi, a noi questa storia delle risorse del “paese” utilizzate per sviluppare solo il nord fa venire in mente una sola parola: risorgimento. Un altro esempio pratico? La scandalosa scelta presa nel Maggio 2010 dall’allora ministro dei trasporti Altero Matteoli (Livorno):  su 11 miliardi di fondi CIPE per i cantieri, al Sud va solo l’1%. 11 miliardi al Nord, 107 milioni al sud, questo è quanto.

Scelte operate scientificamente per sviluppare il nord del paese a danno del sud –  e tutte portano un nome e un cognome, sia chiaro – più infinite altre che non citiamo solo per questione di brevità, scompaiono alla vista di Severgnini. Sul banco dei colpevoli rimane solo Napoli, emblema di un sud atavicamente incapace di svilupparsi e di fare impresa.

Ebbene, quella posta in essere dal sedicente giornalista è una tecnica di disinformazione, talmente banale da esserci venuta a noia.
Potremmo chiamarla “elimina le cause e parla solo delle conseguenze”. Funziona così: provate per un attimo a non considerare nessuna delle scelte pro-nord elencate finora, e concentratevi solo sulla conseguenza, ovvero un sud che non riesce a sfruttare appieno le proprie potenzialità turistiche.

Mettetevi nei panni del lettore medio di questi giornali, disinformato e tendenzialmente propenso ad avere dei pregiudizi nei nostri confronti (soprattutto grazie all’opera di sedicenti giornalisti quali il nostro): che impressione ne ricavereste?
Quella di un sud “irrecuperabile” e incapace di fare da solo, è ovvio. A meno che non intervenga il solito “paternalismo” nordico a salvarci, magari traendo gli opportuni guadagni da quelle risorse (nostre) che tanto noi non siamo in gradi di sfruttare.
Mettetevi infine nei panni di chi conosce ed opera sul nostro territorio e sa che è già un “miracolo” riuscire ad ottenere dei buoni risultati al sud nonostante tutte queste (volute) difficoltà,  e spiegateci cosa potrebbe impedirgli un travaso di bile nel leggere le amenità del giornalista del Corriere.

In ogni caso, caro Severgini, avremmo un favore personale da chiederle: considerato tutto quel che la pagano – trasferte all’estero comprese – la prossima volta che sarà chiamato a fare questo tipo di disinformazione non potrebbe impegnarsi un po’ di più?
Non so, inventarsi qualche nuova tecnica di disinformazione, aggiungere delle varianti, metterci un tocco personale per esempio.
Un po’ più di fantasia, e che diamine!

A furia di trovarsi sempre di fronte alla stessa tecnica, applicate pedissequamente a mo’ di catena di montaggio, il solo fatto di intervenire per sbugiardare le solite falsità – trite e ritrite – inizia a diventare terribilmente noioso.

Lorenzo Piccolo

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 15 Aprile 2014 e modificato l'ultima volta il 26 Settembre 2014

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