giovedì 19 settembre 2019
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COSE POCO SERIE

La discesa in campo di Pino Aprile: fumo negli occhi del Sud

Politica | 19 Agosto 2019

Pino Aprile non ci piace. Non lo abbiamo mai nascosto. Non ci piace da quando un gruppo di ragazzini del sud emigrati a Firenze lo volevano loro ospite per parlare del suo primo libro, Terroni, abecedario del meridionalismo, che ha fatto – a lungo termine – più danni che bene.

In quell’occasione, come in tante altre, chiese a quei ragazzi emigrati e senza un euro che volevano solo confrontarsi con il presunto guru della nostra terra, un gettone di presenza. Pecunia non olet… non per lui. Ed è cosa nota.

 

Il meridionalismo piagnone, che Aprile ben rappresenta, del resto, nemmeno ci piace, nè ci piacciono le persone in palese cattiva fede. Col tempo – non solo nel meridionalismo ma anche in quella sinistra con cui dialoghiamo e collaboriamo – abbiamo imparato a distinguere le persone: non per appartenenza a sigle e siglette, spesso marginali e irrilevanti, ma per buona  o cattiva fede nell’approccio a certi temi a noi cari.

E’ notizia di questi giorni – anzitutto – che il pessimo Aprile voglia scendere in campo, con appena dieci anni di ritardo. O almeno questa è la notizia che circola negli ambienti meridionalisti in queste ore. Leggiamo su “I nuovi Vespri”, sito on line particolarmente attento alle dinamiche di questo mondicino sempre più piccolo e autoreferenziale che “sta per nascere un nuovo soggetto politico meridionalista. Un’alternativa secca alla vecchia politica italiana che fino ad oggi – soprattutto a partire dalla cosiddetta ‘Seconda Repubblica’ – ha sistematicamente rapinato il Mezzogiorno”. Lo annuncia lo stesso Pino Aprile: “Il 24 agosto ci si trova, quanti vorranno, alla Grancia (Potenza), per far nascere una iniziativa politica di emergenza democratica. Chi c’è c’è (astenersi razzisti), per formare una alternativa per le prossime elezioni, sbarrare la strada a Salvini e capovolgere il sistema che ha retto finora questo Paese: sottrarre a una parte, accusandola pure di essere mantenuta, per mantenere e arricchire l’altra. Salvini e la Lega – aggiunge – sono solo l’ultima e peggiore manifestazione della bulimia di risorse pubbliche che dota il Nord e il Centro di infrastrutture decenti o persino all’avanguardia, treni ad alta velocità, autostrade, anche inutili e dannose, come la Brebemi o le pedemontane lombardo-venete, istituti di ricerca pagati da tutti ma rigorosamente padani, eccetera; mentre in circa metà del Paese è quasi o del tutto impossibile raggiungere un posto in treno o con una strada che non sia dissestata, piena di buche, mezzo franata. E se il tempo è un costo fra i maggiori, questo uccide l’economia del Sud”.

Ovviamente l’alternativa a Salvini è necessaria, non c’è dubbio. Quello che però troviamo folle è che un personaggio che ha detto e fatto tutto e il contrario di tutto si “candidi” a leader buono del meridionalismo. 10 anni fa a Bari disse no a tanti meridionalisti che premevano per la sua discesa in campo. Allora, in quel momento storico, sarebbe stato sicuramente opportuno. Oggi, dopo dieci anni di pinaprilismo, questo signore è carta conosciuta. Che non porta da nessuna parte.

Ci domandiamo infatti con quale coraggio un giornalista che dieci anni fa aveva promesso di fare il quotidiano del Sud, che invece non è mai nato, si presenti a questo mondo come soggetto dotato ancora di un minimo di credibilità. Soprattutto salta agli occhi l’incoerenza di Aprile: pappa e ciccia con i peggiori neoborbonici ma anche con i 5 stelle e il Pd (amico storico di Emiliano, a cui ha strizzato l’occhietto più e più volte), di fatto è uno che si è sempre mosso seguendo il proprio personale interesse e che non ha mai fatto nulla per nulla. Non credibile insomma.

Pino Aprile è un personaggio che ha preferito l’ambiguità alla chiarezza, bussando a più portoni, ma soprattutto uno che promoziona il compra sud nel peggiore dei modi: con boicottaggi come quello dei bar devenetizzati, ridicolo solo a sentirsi (perché allora facciamo anche i bar de-londrizzati senza gin o de-moschizzati senza vodka) per poi pubblicare regolarmente e da sempre i propri libri, ormai fotocopia l’un dell’altro, con una casa editrice di Milano.

Uno che su di noi – che invece il giornale del sud lo abbiamo fatto portandolo avanti con la passione che conoscete da 5 anni – ha sempre sparso veleno a go go (addirittura sostenendo che chi scrive fosse responsabile, per la sua breve esprienza di ufficio stampa della Gelmini, della cancellazione degli autori del Sud dai libri di scuola! Veramente argomenti corti, da frustrato…).

Uno che si è reso ridicolo partecipando a Made in Sud, dove certe tematiche sono state banalizzate grazie al suo intervento. Uno che ha spesso copiato i contenuti di questo giornale  sui suoi libri (come Carnefici, dove cita questa intervista ma non la fonte da cui l’ha “rubata”) e sulla sua pagina fb senza citare mai Identità Insorgenti (clamoroso il caso di un pezzo sui biglietti omaggio per lo stadio ottenuti da Salvini, lavorato dalla sottoscritta e da Drusiana Vetrano, che fu copiato senza citarci e che provocò da parte di un suo scribacchino – dopo le nostre proteste – un post piccato dove si sosteneva che io ero stata “inviata” dal centrodestra nel centrosinistra per spaccare il fronte merdionalista… dimostrando anche qui, senso del ridicolo pari a zero).

Noi vogliamo credere a un’alternativa a Salvini che nasca al Sud. Siamo sicuri che sia necessaria. Ma deve essere costituita da personaggi CREDIBILI e soprattutto leali e sinceri. Non ci sentiamo rappresentati nè mai ci sentiremo rappresentati da personaggi in cerca d’autore, fama e denaro come Pino Aprile. Che ha dimostrato di voler più bene al suo portafogli che alla nostra terra.

E dunque: not in my name, mai e poi mai.

Lucilla Parlato

 

 

Un articolo di Lucilla Parlato pubblicato il 19 Agosto 2019 e modificato l'ultima volta il 19 Agosto 2019

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