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COVID-19

I deliri del duo Fontana-Gallera: “C’è un clima anti lombardo”

Sanità | 17 Maggio 2020

L’incapacità del presidente della Regione Lombadia Attilo Fontana (e del suo assessore alla Sanità Giulio Gallera) è ormai chiara a chiunque abbia affrontato seriamente la diffusione del Coronavirus nel Paese. Se l’Italia, per le scelte assunte dal governo, è diventata nel mondo un punto di riferimento, la Lombardia è presa come monito per evitare che certi errori si possano ripetere.

Nonostante il governatore nella sua ultima dichiarazione lamenti di un non meglio precisato “sistema antilombardo“, non ci sembra che la macchina del fango mediatica si sia scagliata contro Fontana con la stessa violenza con la quale si è abbattuta contro il Sud e Napoli in generale.

Anzi, ancora sono vividi gli echi di giubilo e i fasti per il super mega ospedalone in fiera, mentre veniamo a conoscenza della sua prossima chiusura...  zitti zitti, piano piano citando Marzullo.

Immaginiamo se il presidente De Luca avesse commesso gli stessi errori e gli stessi sprechi: 21 milioni di euro per un ospedale che è durato un mese e mezzo, dopo  aver ospitato solo 25 pazienti a fronte di una promessa di 600 posti letto, poi ridotti a circa 200. Avrebbero senz’altro alzato i cavalli di Frisia (citando De Luca) intorno alla Campania, magari fischiettando un evergreen come lavali col fuoco.

L’astronave “Fiera” – Bertolaso dixit – non è mai decollata.  Doveva essere il simbolo del rilancio della Regione nella lotta al Coronavirus. Ne ha segnato il suo fallimento.

Lombardia esempio per le altre regioni

Questo presunto sentimento “anti lombardo” (ma dove? quando? e perchè?) rappresenta soltanto l’ultima di una lunga serie dichiarazioni deliranti del buon Fontana. Ricordiamo ad esempio l’ormai celebre: “Contagio? Rispetto ad altre regioni lo abbiamo contenuto bene”

Basterebbe leggere i numeretti che ogni giorno fornisce la protezione civile per capire che circa il 50% dei contagiati in Italia si trova proprio in Lombardia. E a rincarare la dose su Fontana – se mai ce ne fosse bisogno – è la stessa federazione degli ordini dei medici chirurghi e odontoiatri, che sostiene come la Regione abbia commesso ben più di un errore nella gestione della crisi.

I tamponi sono stati praticati solo ai pazienti ricoverati e la diagnosi di morte per Covid 19 è stata fatta solo alle persone decedute in Ospedale. La regione, di fronte all’allarme che proveniva dai territori, ha deciso come è noto di non dichiarare la zona rossa nella Val Seriana, dove si stava registrando il maggior numero di casi, rimpallando la responsabilità al governo centrale ma senza agire pur potendolo fare. Non sono state fornite protezioni individuali adeguate ai medici del territorio e al restante personale sanitario, determinando il contagio e la morte di numerosi sanitari, e rendendo molti medici involontari fonti di propagazione del virus, soprattutto nelle prime fasi dell’epidemia.

Nessuna quarantena è poi stata decisa per coloro che sono entrati in contatto con i contagiati e non sono stati fatti i tamponi necessari, come invece è accaduto in Veneto.

Gestione pessima delle Rsa

La denuncia dei medici riguarda soprattutto la gestione delle RSA, le residenze sanitarie assistenziali, dove la Regione trasferì gli anziani malati di Covid provocando una vera ecatombe. Più del 10% degli ospiti delle RSA del bergamasco sono deceduti in seguito a questa scellerata decisione.

Secondo il presidente di Uneba, l’associazione di categoria che mette insieme circa 400 case di riposo lombarde, con la delibera della Regione dell’8 marzo il Covid si è diffuso a macchia d’olio tra gli anziani. Almeno 300 ospiti dall’inizio della pandemia tra il Pio Albergo Trivulzio e l’istituto Don Gnocchi, sono morti di Covid 19. E il bilancio purtroppo è soltanto provvisorio.

Gallera va da Fazio a dire che la “Lombardia ha retto benissimo”

Ma non finisce qui, perché la gestione emergenziale è stata demandata a un vero e proprio duo comico. Del primo, Fontana, ne abbiamo appena parlato. Il secondo, il suo assessore alla Sanità e al Welfare Gallera, fino a 15 giorni fa era l’uomo ovunque della Regione (una sorta di clone di Galli, per intenderci). In una delle tante ospitate televisive (precisamente dal fratacchione Fazio) dichiarò “la Regione Lombardia di fronte al cratere della bomba atomica ha retto molto bene”.

Le parole di Giulio Gallera fanno a pugni con la realtà e con il drammatico bilancio che parla di ben 15.411 morti nella sola Lombardia. L’assessore è colui che ha diretto la risposta lombarda all’epidemia e che quindi ne ha la responsabilità politica e amministrativa del disastro. In questo caso ignora non solo l’autocritica ma persino la prudenza.

Senza riconoscere gli errori, non si potrà evitare di ripeterli

Gli errori del dinamico duo Fontana- Gallera sono abnormi, hanno generato effetti a catena che hanno portato al collasso sanitario la Lombardia (e non solo, purtroppo). Non si tratta di polemiche sterili, né di “sciacallaggio”: è urgente e doveroso capire cosa non ha funzionato rispetto alle restanti regioni italiane che hanno contenuto meglio il contagio e senza troppe fanfare trionfalistiche.  La Lombardia infatti non è ancora fuori dalla crisi. L’assessore Gallera dovrebbe evitare i trionfalismi (“il Meridione si è salvato grazie alle nostre scelte”) e dedicarsi immediatamente a ridisegnare la rete dell’assistenza lombarda, visto che a ottobre ci  si aspetta una nuova ondata di contagi e biosogna farsi trovare preparati. Ma senza riconoscere gli errori non si potrà evitare di ripeterli, e neanche ci si potrà sempre nascordere dietro dichiarazioni comiche e falsi miti che vedono un Sud impreparato e un Nord efficiente.

Errare è umano perseverare è diabolico.

Aniello Napolano

Un articolo di Aniello Napolano pubblicato il 17 Maggio 2020 e modificato l'ultima volta il 17 Maggio 2020

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