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Le iniziative solidali di Napoli: la città che si tende la mano e non si smentisce

NapoliCapitale | 30 Marzo 2020

Le prime pagine di questi giorni sono tutte dedicate ai “nuovi poveri”; ai 400 milioni stanziati dal Governo e da destinare ai Comuni che li utilizzeranno per i meno abbienti, a chi ha difficoltà a mettere insieme il pranzo con la cena. Si raccontano poi gli assalti ai supermercati, la tensione crescente, la deflagrazione imminente.

Ed è indubbio che esista un problema serio, che riguarda tutti, di difficoltà economiche.

Agli “ultimi”, quelli in seria difficoltà economica, probabilmente già nei radar dei servizi sociali e raggiunti dal reddito di cittadinanza, si affiancano i “penultimi”.

Quelli che arrivano con difficoltà a fine mese, che hanno scadenze improrogabili a partire dal fitto di casa e che non rientrano tra quelli beneficiari dei sostegni promessi. Lavoratori autonomi, partite iva, rappresentanti, lavoratori a nero, commercianti. Quelli che non hanno risparmi.

Per alcuni è già un problema di “piatto a tavola”. Per altri no, ma è un problema simile.

In altri tempi c’erano solo le spese del fitto di casa, delle bollette (acqua, luce e gas) e del cibo; e i fitti non erano quelli di oggi.

Ora a queste spese ci sono gli agi ai quali ci hanno abituati. C’è la bolletta del telefono fisso e del telefonino; il wi-fi in casa. C’è uno smartphone per ogni componente della famiglia. C’è l’assicurazione auto, scooter, l’abbonamento alla Playstation, le rate dell’ultimo elettrodomestico acquistato. C’è il canone mensile di Sky, o l’abbonamento a Netflix, le spese di tenuta conto corrente, interessi passivi, servizi attivi su tablet e smartphone.

Essere parte di questa comunità ha un costo alto; e in un momento come questo forse puoi riuscire a mettere insieme il pranzo con la cena, ma non puoi più coprire la scadenza con il fornitore, saldare la carta di credito, pagare il fitto, l’assicurazione e tante altre scadenze.

Ci sono categorie tutelate, che riceveranno il loro stipendio regolarmente. Per molti altri, invece, basterà un solo mese per segnare un punto di non ritorno.

Il cibo è un “costo” ed in molti stanno rivedendo la loro spesa, rinunciano al superfluo; con gli occhi puntati alle offerte, a prodotti più economici. Ma molti di loro, a meno che non arrivino allo stremo, non avranno mai il coraggio di segnalarsi ai servizi sociali sul territorio, a chiamare la Caritas dal loro iPhone penultimo modello comprato a rate.

E non riusciranno nemmeno a dire ai loro figli che non c’è più il Buondì in dispensa. Faranno debiti, sposteranno scadenze, nella speranza di una ripresa che non si avvicina. E più passerà il tempo più lungo sarà, dopo, potersi riprendere; per chi ci riuscirà ovviamente.

A quel tessuto produttivo invisibile ma fondamentale andrebbe posto l’occhio in maniera più decisa. A quelli che, quando si scopriranno “ultimi”, non riusciranno a confessarlo nemmeno a loro stessi, e non assalteranno i supermercati, ma resteranno chiusi in casa a piangere.

A Napoli, nonostante nessuno se la passi bene, le iniziative solidali sono numerose.

In tanti, pur se tra mille difficoltà, non ce la fanno a stare con le mani in mano, e stanno attivandosi come possono per tendere una mano a chi sta peggio.
C’è chi ha sviluppato iniziative autonome e chi ha offerto disponibilità alle associazioni esistenti.

Il Comune ha attivato un numero per i volontari che vogliono contribuire ad aiutare gli anziani e le persone in seria difficoltà.

Alla X municipalità di Napoli è attivo il servizio di spesa sospesa; molti supermercati hanno aderito offrendo gli alimenti prossimi alla scadenza e permettendo a chi fa la spesa di lasciare qualcosa per gli altri; i volontari poi ritireranno e consegneranno a chi ne ha bisogno.

Ieri in una diretta social nella quale sono stato coinvolto ho chiesto al Presidente della X municipalità di pubblicizzare al meglio i numeri di telefono per “segnalarsi”, per tutti quelli che esiteranno non poco prima di formulare il numero perché mai prima d’ora si erano trovati in queste condizioni.

A Santa Chiara leggo che nasce il “paniere solidale”; un paniere calato dal balcone con la scritta «chi può metta, chi non può, prenda». Anche alla II Municipalità è attiva la spesa sospesa con 30 volontari dello “Sgarrupato” che ritirano e consegnano alle famiglie bisognose. E sono tante, tantissime, le iniziative sul territorio; quelle ufficiali e quelle silenziose.

Fa più notizia raccontare di assalti che di mani tese, ma la verità è questa.
Perché è molto più semplice aiutare chi sta male quando stai bene; come quando succede una tragedia lontano da te e, donando 2€ con un sms, senti di aver fatto la tua parte. Molto più difficile è invece tendere una mano mentre hai l’altra che cerca un appoggio. Offrire un aiuto mentre ne hai bisogno prima tu.

Ed è quello che sta succedendo

Maurizio Zaccone

Un articolo di Maurizio Zaccone pubblicato il 30 Marzo 2020 e modificato l'ultima volta il 30 Marzo 2020

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