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COVID & LOCKDOWN

Desecretati verbali del Comitato Scientifico: “Adottare misure differenziate nelle varie regioni”

Attualità | 7 Agosto 2020

Desecretate le oltre 200 pagine di verbali prodotte dal comitato tecnico-scientifico in materia di Coronavirus. Mancano quelli sulla mancata zona rossa in Val Seriana. Da quanto si legge nel documento indirizzato al Ministro della Salute Roberto Speranza, il Comitato nominato dal Governo per fronteggiare l’emergenza COVID-19 suggerisce l’adozione di misure differenziate, in quanto la situazione non è la stessa nelle diverse aree del paese. Le misure contenitive proposte sarebbero sostanzialmente due: una maggiore stretta sui territori maggiormente colpiti dal virus, misure più soft sul resto del paese. In particolare, l’attenzione degli scienziati si focalizza in Lombardia, la regione più colpita in assoluto, e in alcuni Comuni di Veneto, Emilia Romagna e Piemonte.

La decisione di Conte

Contravvenendo alle raccomandazioni degli scienziati, due giorni dopo, il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, dichiara il lockdown per l’intero paese. Misure che resteranno in piedi per oltre due mesi, senza fornire alcuna spiegazione sul perché non si siano seguite le direttive del Comitato tecnico scientifico che se viene nominato è proprio perché fornisca indicazioni sanitarie. Sin da subito le misure sono apparse piuttosto sproporzionate proprio perché non si registrava la stessa gravità nelle diverse aree in esame. Ma vogliamo comprendere che si trattasse di un nemico sconosciuto, un virus che a livello mondiale ha messo in ginocchio i governi e alcune popolazioni hanno registrato un numero di morti agghiacciante.

Vogliamo comprendere lo zelo iniziale. Dopodiché, però, qualcuno ci dovrà spiegare perché non si è pensato a riaperture scaglionate. Perché il “liberi tutti” del Governo ha riguardato, indistintamente, le Regioni a zero contagi e quelle che ancora oggi continuano a registrare vittime del COVID-19. Una volta compreso come gestire l’emergenza sanitaria, si poteva tener conto di un’altra emergenza, quella economico-sociale che ha colpito a maggior ragione l’area più depressa dell’Europa continentale? Secondo noi, sì. E la ripresa per il Sud rischia di non esserci.

Interdipendenza economica

A chi starà pensando che i nostri dubbi siano infondati, vorremmo ricordare che Nord e Sud sono legati da un rapporto di interdipendenza economica. Il Sud acquista dal Nord le merci che non produce direttamente, il che equivale a parecchi punti di PIL. Il Nord, dal canto suo, usufruisce di un mercato di sbocco protetto e privo di concorrenza. Se il Nord si ferma, il Sud deve cominciare a produrre da solo o acquistare dall’estero. E quindi addio mercato protetto. E in un paese in cui comanda Confindustria, è facile fare due più due.

 

Secondo lo Svimez, l’osservatorio per lo sviluppo delle imprese del Mezzogiorno, il Sud corre un rischio quadruplicato, rispetto al Nord, di sparire dal mercato. E temo che ognuno di noi possa toccare con mano questa crisi che si va a sommare a decenni di abbandono, sfruttamento e ritardi. Nel mentre, continuiamo ad assistere ai soliti, indegni teatrini, con una regione Lombardia travolta da scandali giudiziari e sanitari, lo sbraitare di Zaia che fa il maestrino e intima al Governo di pensare prima al Nord (quand’è che non lo avrebbe fatto?) e fondi a pioggia elargiti sempre e solo ai primi della classe (che, si è visto, tanto primi non sono). In tutto questo, una domanda ci accompagna sin dagli esordi di questo virus sulle scene italiane: se avesse interessato soprattutto il Sud, avremmo avuto lo stesso trattamento riservato al Nord? Ai posteri l’ardua sentenza.

Drusiana Vetrano

Un articolo di Drusiana Vetrano pubblicato il 7 Agosto 2020 e modificato l'ultima volta il 7 Agosto 2020

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