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COVID

Modello Corea del Sud: così il Paese sta vincendo la sua sfida al virus

Mondo | 20 Marzo 2020

Le immagini agghiaccianti dei camion militari che portano via da Bergamo i feretri dei morti che il cimitero della città non può più contenere hanno segnato indelebilmente le coscienze di tutti.

Inquietante è anche il numero di medici e sanitari contagiati che ammontano a 2629, l’ 8,3% dei contagiati totali come emerge dai dati forniti dalla fondazione Gimbe in un articolo pubblicato dal quotidiano La Repubblica.

https://www.repubblica.it/cronaca/2020/03/18/news/coronavirus_in_vigore_il_decreto_cura-italia_aumentano_i_contagi-251584599/

L’azione politica di contrasto all’epidemia si è sviluppata in Italia con ritardo e  in maniera caotica e confusa e tutt’oggi i cittadini ricevono quotidianamente informazioni poco chiare e spesso contrastanti.

Siamo ben lontani da un governo di unità nazionale che con azione unica affronti l’emergenza covid-19 e i palinsesti televisivi, senza alcuna pietà per chi ha deciso di restare a casa e seguire le regole, offrono squallidi siparietti di politici di maggioranza e opposizione che fanno campagna elettorale sulla pelle della gente.

Nelle strutture santarie che scontano anni di politiche di tagli alla spesa mancano i presidi essenziali di protezione individuale necessari per evitare la diffusione del contagio nonchè personale, strutture e macchinari per la terapia intensiva.

La situazione drgli ospizi per anziani è a dir poco drammatica come riportato dall’articolo di Reuters

https://www.reuters.com/article/us-health-coronavirus-italy-homes-insigh/uncounted-among-coronavirus-victims-deaths-sweep-through-italys-nursing-homes-idUSKBN2152V0 .

Modello Corea del Sud: tra tracciamenti e screening di massa

Nel mezzo di questa situazione drammatica e caotica c’è qualcuno che parla orgogliosamente di “modello Italia”.

Basta evincersi dalle beghe locali per trovare altrove modelli seri ed efficaci che hanno prodotto  risultati reali e importanti.

La rivista scientifica americana Science (tra le più accreditate a livello mondiale) ha pubblicato un articolo circa i risultati ottenuti in Corea del Sud (ieri solo 74 contagi).

https://www.sciencemag.org/news/2020/03/coronavirus-cases-have-dropped-sharply-south-korea-whats-secret-its-success?utm_campaign=news_daily_2020-03-18&et_rid=680348384&et_cid=3250511

La Corea ha messo in campo il più costoso ed efficace sistema programma di test, isolamento e tracciamento dei contagi a livello mondiale.

Ad oggi, spiega Science, su una popolazione di 50 milioni di abitanti sono stati effettuati 270000 test, 5200 per milione di abitanti contro i 74 per milione di abitanti effettuati negli Stati Uniti.

Premesso che parliamo di una repubblica democratica e non di una dittatura, oltre allo screening di massa, una volta individuati i soggetti positivi si è ricostruita la mappatura degli spostamenti e dei contatti tracciando cellulari, carte di credito, social network al fine di isolare e controllare in apposite strutture chi aveva interagito con i soggetti trovati positivi.

Anche il denaro è stato distrutto e nessun operatore medico contagiato

In aggiunta alle misure di sanificazione delle città anche il denaro è stato controllato e quello che presentava tracce di virus rirtirato e distrutto.

Nessun operatore sanitario risulta ad oggi contagiato ma lungi dal cantare vittoria le autorità coreane stanno focalizzando l’attenzione su nuovi possibili cluster epidemici che potrebbero nascere nel resto del paese.

I risultati ottenuti sono dovuti anche all’esperienza fatta nella lotta ad un focolaio di MERS(Middle East Respiratory Syndrome – Coronavirus 2) scoppiato nel 2015, quando un uomo d’affari tornato dal Medio Oriente e ricoverato in ospedale,  ha contagiato 186 persone  delle quali 36 sono morte compresi alcuni sanitari e pazienti.

Il sistema di controllo e contrasto al contagio che ha visto 17000 persone messe in quarantena ha bloccato l’epidemia in due mesi.

E’ chiaro a tutti che l’occidente non era pronto a fronteggiare un’epidemia (e purtroppo ne vediamo quotidianmente i risultati) basti vedere la goffaggine e le palesi contraddizioni nell’agire del presidente Usa Trump o del primo ministro britannico Johnson che hanno inizialmete sottovalutato la portata devastante della pandemia in atto per poi correre ai ripari con la coda tra le gambe.

Stendiamo un velo pietoso sul nostrano Zingaretti che pochi giorni prima di risultare positivo al covid-19 in un brindisi collettivo incitava Milano a vivere una vita normale.

Probabilmente se i governi occidentali avessero guardato con più attenzione a quanto accadeva in Cina ragionando in ottica globale e anteponendo la salute dei cittadini alla mera finanza le cose sarebbero andate diversamente.

Magari, essendo passati cento anni dall’epidemia di febbre spagnola che nel 1918 ha mietuto 50 milioni di vittime e avendo debellato con l’uso dei vaccini altre insidie come il morbillo, nei paesi ricchi si era abituati a guardare con indifferenza, distacco e senso di immotivata superiorità le varie epidemie di Sars, Mers, Ebola, Dengue, Zika succedutesi in tempi recenti in Asia e Africa come malattie destinate ai paesi poveri dove è “normale” che ci siano guerre, carestie, epidemie ed è “normale” che tanta gente muoia.

La globalizzazione ha colpito l’occidente come un boomerang

Purtroppo la globalizzazione ha colpito l’occidente come un boomerang in quanto la delocalizzazione industriale attuata per ottenere mano d’opera a basso costo e priva di diritti oltre alle merci ha portato la circolazione di individui che hanno diffuso il contagio.

Allarmi su questa eventualità, lanciati in tempi recentissimi da ricercatori che si occupano di epidemie, sono stati ignorati(al pari di quelli sul clima) e molti governi hanno fatto pesanti tagli su sanità e ricerca.

A tal proposito consigliamo la visione del documentario Pandemia Globale disponibile su Netflix.

I protagonisti sono autorevoli ricercatori che lavorano su scala mondiale ed è recentissimo; opinione comune a tutti sulla possiblità dello sviluppo di una pandemia causata dalla diffusione di un nuovo virus è: non se sarebbe avvenuta ma quando.

Federico Hermann

Un articolo di Federico Hermann pubblicato il 20 Marzo 2020 e modificato l'ultima volta il 20 Marzo 2020

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