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Cresce la protesta degli studenti per una scuola sicura, annunciati nuovi scioperi dal 1° febbraio

Istruzione, scuola, università | 31 Gennaio 2021

Continua lo stato di agitazione degli studenti campani, e cresce la protesta nelle scuole. Dopo lo sciopero del 25 Gennaio e l’occupazione dei licei Labriola e Vico, anche questo Lunedì, anziché tornare a scuola in presenza o seguire le lezioni online, gli studenti sciopereranno per l’intera giornata. Trasporti sicuri, strutture adatte, sportelli psicologici e presìdi medici, queste le richieste dello sciopero.

Oggi, l’Osservatorio Popolare Studentesco ha lanciato un nuovo comunicato dove chiarisce certi aspetti delle richieste degli studenti. Primo di tutti, e di fondamentale importanza, è la massima contrarietà alla Didattica a distanza, diversamente da come riportato da alcuni giornali. Ma, allo stesso tempo, ribadiscono la contrarietà a un rientro se non è in sicurezza, per proteggere la salute di chi vive la scuola. Di seguito, vi riportiamo il loro comunicato.

Nuove proteste nelle scuole, il comunicato degli studenti

“Se la DaD non è scuola, non è scuola nemmeno quella in cui vogliono farci tornare adesso. Dopo mesi e mesi di tempo in cui il mondo dell’istruzione è stato fermo, le istituzioni hanno avuto la possibilità e i fondi per prepararsi al rientro e mettere in atto il tanto sperato cambiamento strutturale che a gran voce abbiamo richiesto, ma hanno preferito concentrarsi sulla propaganda e sulla strumentalizzazione.”

“Non possiamo sottostare a decisioni prese arbitrariamente, dall’alto e ignorando totalmente la voce degli studenti, che non hanno mancato nel farsi sentire. Ci hanno messo per l’ennesima volta di fronte all’alternativa fittizia: scuola o salute? Ma noi non vogliamo dover scegliere, vogliamo rientrare in classe senza mettere a repentaglio il nostro benessere psico-fisico” chiedono gli studenti.

Le richieste degli studenti

I ragazzi e le ragazze dei collettivi studenteschi chiariscono le loro esigenze: “I punti cardine della scuola che vogliamo sono tre: didattica, socialità, sicurezza”. E spiegano i punti:

Didattica, perché la DaD non è scuola, il processo di apprendimento non può avvenire da dietro uno schermo e non può essere frontale, ma deve avvenire attraverso il confronto e stimolare lo sviluppo del nostro senso critico. Solo così possiamo crescere e formarci per davvero. Quindi speriamo che questa possa essere l’occasione per considerare nuove forme di insegnamento e di apprendimento, che partano dai bisogni de* student*.”

Socialità, perché dopo mesi di alienazione abbiamo perso il senso di comunità che abbiamo costruito nelle nostre scuole, abbiamo bisogno che ci venga restituito uno spazio sicuro di condivisione. Per questo l’ambiente scolastico deve essere accogliente e inclusivo, e deve tener conto del vissuto degli studenti degli ultimi mesi, ponendo un’attenzione particolare per rendere il rientro il meno traumatico possibile, sia dal punto di vista didattico che umano. A questo proposito, oltre ad una didattica che si adegui a queste condizioni, chiediamo l’inserimento di uno sportello psicologico all’interno nei nostri istituti.”

Sicurezza, perché le nostre strutture non sono ancora adeguate ad ospitarci e al tempo stesso tutelarci: la pandemia è stata una lente d’ingrandimento sulle problematiche dei nostri istituti, preesistenti al Covid. Le scuole in cui torneremo sono infatti le stesse che hanno chiuso prima a marzo e poi a ottobre, niente è cambiato, ma noi non accetteremo di rivivere nuovamente la stessa storia. Perciò chiediamo che i fondi del recovery fund (di cui il 12,8% è destinato all’istruzione) vengano usati anche per potenziare il trasporto pubblico, di cui la maggior parte di noi si serve per arrivare a scuola, e per mettere a norma, ristrutturare e ampliare le nostre strutture, allestendo anche spazi alternativi in cui svolgere le lezioni e presidi medico-sanitari.”

“Non possiamo accontentarci, va ripensata radicalmente la scuola”

“Alla luce di tutto questo, siamo consapevoli che il cambiamento profondo di cui abbiamo bisogno non può avvenire da un giorno all’altro, ma neppure possiamo accontentarci di misure come quelle che sono state messe in atto, che dimostrano la totale disattenzione verso le esigenze e la tutela di tutti gli interessi degli studenti, oltre che la mancata e lacunosa organizzazione e comunicazione tra gli organi preposti a preparare il nostro rientro.”

Così studenti e studentesse concludono così il comunicato: “al tempo stesso però pretendiamo che venga programmato nell’immediato un rientro secondo modalità adeguate e sensibili alla fragilità didattica ed emotiva dei ragazzi, e contemporaneamente che si lavori per ripensare radicalmente la scuola, tenendo conto della voce di chi la scuola la vive quotidianamente: noi.”

Ormai le contraddizioni dell’istruzione pubblica, nel nostro paese, sono note ma non possiamo aspettare che qualcuno dall’alto riesca a capire queste richieste fondamentali per il motore della cultura di un paese. Perciò, ora come mai, dare voce agli studenti è una necessità.

Ciro Giso

Un articolo di Ciro Giso pubblicato il 31 Gennaio 2021 e modificato l'ultima volta il 31 Gennaio 2021

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