fbpx
giovedì 22 ottobre 2020
Logo Identità Insorgenti

CRISI DEL TIFO

L’avvocato Coppola: “Sanzioni illegittime. Palchetti lanciacori e “standing area” le soluzioni per “ripopolare” il San Paolo”

Sport | 14 Gennaio 2020

Incontriamo l’avvocato Emilio Coppola, penalista che da sempre si occupa di vicende inerenti allo stadio, per parlare con lui della “crisi” del tifo organizzato, alla vigilia di Napoli Perugia. A pochi minuti dalla fine della partita, in un San Paolo sempre più deserto e in parte riempito anche dalla tifoseria perugina, la riflessione che portiamo avanti con lui è ancora più significativa. Come si esce da questa empasse che ha allontanato le tifoserie organizzate partenopee – le più belle, geniali e colorate d’Italia – dallo stadio, privandolo del “dodicesimo uomo” in campo?

Ne discutiamo con l’avvocato Coppola, che ci delinea un quadro – anche normativo – chiarissimo. In pratica le multe elevate fino ad ora sarebbero tutte illecite. Ma non solo: l’avvocato fa notare che in Europa e in altre città d’Italia le società hanno cercato e trovato soluzioni per garantire la libertà di tifare e al tempo stesso per garantire il rispetto della legge.

Le ragioni della protesta

Anzitutto chiediamo a Coppola di raccontarci le ragioni della protesta in atto, da parte delle tifoserie organizzate e non solo.

“Anzitutto vi ringrazio per l’attenzione su questo tema che potrebbe sembrare marginale ad un occhio poco attento ma che a mio avviso incide profondamente sugli umori della nostra città – ci spiega subito Coppola – E quindi è giusto fare chiarezza. I motivi della protesta sono semplici: i tifosi, e non parlo solo dei ragazzi delle curve ma anche altri tifosi della società civile partenopea, basti pensare al professor Eduardo Cosenza, a Carlo Tarallo,  o a altri docenti di diritto amministrativo dell’università Federico II, hanno più volte ripreso una problematica che riguarda lo stadio San Paolo in questi ultimi mesi. Cioé un’applicazione troppo rigorosa del regolamento d’uso dell’impianto sportivo. E’ vero che il regolamento d’uso è un obbligo per le società con impianti con capienza superiore ai 7mila posti, che devono dotarsi di un proprio regolamento. Ed è vero che il Napoli lo ha sempre attuato in maniera corretta fino allo scorso anno. Dopo i lavori delle Universiadi, che hanno riguardato anche lo stadio San Paolo, sono state installate delle telecamere di ultima generazione che permettono l’identificazione delle persone, degli spettatori, in maniera minuziosa, essendo telecamere assolutamente all’avanguardia. Qual è la cosa che i tifosi lamentano? Il fatto che le multe stanno arrivando quasi a mo’ di punizione (nella conversazione mi mostra un faldone con almeno una cinquantina di pratiche di sanzionati, di cui solo una minoranza riguarda gli ultras ndr) ai tifosi che sostano sulle vie di fuga (tema che affonteremo), a chi è in piedi sulle balaustre per lanciare i cori, atteggiamento sempre tollerato… altrove si è cercato di trovare soluzioni. E poi soprattutto sono iniziate ad arrivare multe a persone che si sono scambiate di posto… Ricordiamo che il Napoli non offre a tutte le ricevitorie la mappatura dello stadio per scegliere il proprio posto. Ci vorrebbe un po’ più di tolleranza nell’assegnazione del posto ma soprattutto andrebbe garantita la possibilità di non essere multati a chi magari si mette a cavalcioni sul vetro della curva e cerca di far cantare il resto della curva per coordinare il tifo. Sono queste le due richieste che mi pare arrivino da parte dei tifosi organizzati e soprattutto da una parte della società civile napoletana che non vuole essere punita per un momento di passione, che non riesce a essere più tale perché viene percepito come ansia e non più come momento di divertimento”.

Come e perché vengono sanzionati i tifosi

Ma qual è la scelta attraverso la quale si sanzionano i tifosi? Ed è lecito sanzionarli con questo metodo “fotografico” senza ammonirli prima? Secondo l’avvocato Coppola (e non solo secondo lui visto che sulla vicenda c’è un pool di legali che sta lavorando) assolutamente no. “Nelle ultime settimane, io e altri colleghi napoletani e anche del resto d’Italia, che ringrazio perché abbiamo dovuto fare uno studio abbastanza approfondito sulle varie normative, abbiamo scoperto che le multe che sono state elevate nelle ultime settimane, negli ultimi mesi, sono state elevate in maniera illecita. Ossia: il regolamento d’uso esiste e le leggi sono tali e vanno rispettate. Però il regolamento d’uso prevede delle specifiche modalità di accertamento delle violazioni. Questo viene chiarito nel decreto ministeriale del 3 agosto 2019 che all’allegato D, punto 4, lett. g) specifica che: “In caso di trasgressione alle norme di accesso e di permanenza all’interno dell’impianto sportivo o al regolamento d’uso dello stesso, gli steward: 1) dopo aver richiamato il trasgressore all’osservanza dell’obbligo o del divieto, negano l’accesso ovvero invitano il contravventore a lasciare l’impianto; 2) in caso di inottemperanza al legittimo diniego di accesso o allontanamento ovvero in caso di altre violazioni della normativa vigente o del regolamento d’uso che prevedano l’applicazione della sola sanzione amministrativa pecuniaria, dopo aver richiamato il trasgressore all’osservanza dell’obbligo o del divieto, accertano l’identità del trasgressore attraverso la richiesta di esibizione del titolo d’accesso e di un valido documento d’identità; 3) curano la successiva segnalazione delle infrazioni ai pubblici ufficiali ed agenti competenti a norma dell’art. 13, primo e secondo comma, della legge 24 novembre 1981, n. 689; 4) segnalano al personale delle Forze di polizia in servizio presso l’impianto sportivo, per i successivi accertamenti, coloro che, maggiori degli anni 15, a richiesta del personale incaricato dei servizi di controllo, si dichiarano sprovvisti di un valido documento d’identità”. In pratica le sanzioni si possono elevare SOLO DOPO un preventivo accertamento da parte degli steward, che devono anzitutto invitare il tifoso al rispetto delle regole. Là dove il tifoso non si adegua a queste regole del buon senso, si può identificare il trasgressore e segnalarlo alle autorità di polizia che sono adibite al controllo dell’impianto. Invece tutte le sanzioni arrivate ai clienti del mio studio, sono avvenute attraverso il riconoscimento dei fotogrammi in cui in quel momento il soggetto stava violando il regolamento d’uso. Facciamo un esempio pratico: un soggetto X è stato visto e fotografato più di una volta sulle scale di emergenza e identificato con le telecamere che sono al tornello. Con quell’identificazione è arrivata, dopo magari 20-30 giorni, una sanzione di 166 euro. Vorrei ricordare che alla seconda sanzione nell’arco dello stesso campionato scatta il divieto d’ingresso allo stadio, il cosiddetto Daspo. Quindi non è solo un discorso legato alla sanzione singola, ma c’è il timore fondato che si potrebbe facilmente incappare in un provvedimento più pesante. Perché ricordiamo che il Daspo non riguarda soltanto il divieto di assistere alle manifestazioni sportive ma anche il divieto di frequentare i luoghi di “transito” dei tifosi: è un provvedimento fortemente restrittivo della libertà personale”.

Cosa avviene nel resto d’Italia e in altre nazioni

Ma come mai questo problema riguarda solo Napoli? Cosa accade nel resto d’Italia? “In Inghilterra – spiega ancora l’avvocato Coppola – avviene esattamente quello che accade in Italia. Anzi: che dovrebbe accade in Italia. C’è uno steward che invita a rispettare le regole dello stadio. Qualora il trasgressore perseveri in quest’opera diciamo, tra virgolette, “trasgressiva”, lo allontana e nel caso lo multa. In Germania invece il problema si è risolto alla radice. Qui infatti sono state definite delle “standing area”, cioè delle aree in cui i tifosi stanno in piedi, fanno il tifo, sventolano le bandiere, possono lanciare cori tranquillamente: quindi delle aree dedicate al tifo. Infatti negli ultimi anni è capofila in quanto a partecipazione allo Stadio e numero di presenze, sia in casa che in trasferta: perché c’è una cura particolare dei tifosi da parte delle società. Là le società hanno capito che si investe sui tifosi. Da noi a mio avviso c’è una politica molto sterile da parte delle società che ostacolano il tifo. Ricordo che nei prossimi anni le ripartizioni economiche dei diritti televisivi saranno saranno calcolate anche in base alle presenze allo stadio. Sarebbe dunque importante capire che oggi il tifoso ha un ruolo fondamentale, ha un ruolo chiave. Quindi se si vuole che il tifoso sia presente allo stadio, che crei quel famoso ambiente, quella famosa atmosfera che ha sempre caratterizzato le due curve del San Paolo, è necessario che lo si metta nelle condizioni, contemperando da un lato le esigenze di sicurezza ma anche quelle di chi vuole fare il tifo e si sente protagonista allo stadio. Perché questa non è la battaglia degli Ultras: è la battaglia di chi vuole vivere la partita in modo partecipato”.

Le soluzioni possibili per far tornare i tifosi al San Paolo

Chiediamo a questo punto all’avvocato Coppola come si esce da questo impasse: “A parte quanto detto finora, cioé che le sanzioni vanno elevate applicando il decreto ministeriale (dunque non inviando direttamente la multa con riscontro fotografico ma ammonendo prima il tifoso, dentro lo stadio, ndr) che sarebbe già un passo avanti. Ma una soluzione radicale al problema potrebbe essere quella dell’istallazione dei palchetti per i lanciacori, come fatto in altre città d’Italia (è il caso, ad esempio, di Roma e Bergamo) per evitare che i soggetti che lanciano i cori siano a cavalcioni sulle balaustre, che è una delle problematiche fondamentali”.

I palchetti lanciacori dell’Olimpico. Foto da “Il Romanista”.

Coppola propone poi delle “standing area” almeno nelle parti centrali delle curve del San Paolo, “senza una numerazione precisa, che darebbe la possibilità a chi entra in quella zona della curva di poter fare il tifo liberamente senza rischiare una sanzione. Con la consapevolezza che entrando lì si entra in un’area dove si vive il tifo in modo partecipato. Quello che voglio sottolineare è che tutti, dagli ultras ai tifosi normali, dai giornalisti agli avvocati, abbiamo a cuore le sorti del Napoli. Tutti vogliamo che questa squadra vada bene, che questa squadra possa sentire il calore della città. Ma bisogna essere messi in condizione di poterlo fare. Se ci saranno queste condizioni non penso che ci sarà alcun problema a ripopolare il San Paolo. Del resto ho fatto una sorta di “tabella” sui risultati del Napoli nelle partite interne senza pubblico. Nelle ultime 4 giornate in casa il Napoli ha raccolto zero punti, senza tifosi al San Paolo. Questo è un dato che dovrebbe far riflettere per come le curve e le tifoserie incidono sulle prestazioni dei giocatori. Credo che l’incitamento sia fondamentale. A me hanno fatto tenerezza in queste giornate i giocatori del Napoli che si sono rivolti ad alcuni settori dello Stadio chiedendogli un incitamento che purtroppo non è arrivato. Il tifo ha una tradizione di circa mezzo secolo in Italia. Non si può cancellare con una matita una tradizione così antica e radicata nella cultura italiana e  napoletana, con ben due curve che sostengono la squadra”.

I prossimi passi istituzionali e il ruolo della società SSC Napoli

Quali le aperture istituzionali e i prossimi passi da compiere, dunque? “L’assessore Ciro Borriello ha aperto un confronto con le parti interessate. Il Questore Giuliano invece ha solo detto che lui si limita ad applicare il regolamento. Quindi il ruolo chiave in questa vicenda ce l’ha la società Calcio Napoli che dovrà tentare di stemperare i toni e cercare di dare un segnale di distensione creando queste “standing area”. Dal punto di vista dell’amministrazione immagino possa essere utile l’idea di istallare questi palchetti all’interno delle due curve, parva materia in termini di spese.

La vicenda prezzi allo Stadio, marginale ma non troppo nella crisi delle tifoserie

Facciamo infine notare all’avvocato Coppola che per una famiglia godersi la partita in curva è ormai qualcosa di impossibile a causa dei prezzi. In curva i bambini pagano infatti prezzo intero ed è finita dunque la bella immagine di mamme e papà con bambini ad animare anche loro le curve. Una famiglia di 4 persone con due bimbi paga 4 biglietti interi nelle curve. “E’ un tema, anche se più nazionale che napoletano, e infatti c’è stata una protesta che ha riguardato tutto il Paese. C’è l’obbligo infatti per le società di garantire i biglietti gratuiti agli Under 14 per il 50 per cento delle partite. Non tutte le società lo fanno, bisogna dirlo purtroppo, ahimé, e neanche il Napoli lo fa. Qualche anno fa mi risulta che qualche collega ha citato il Napoli proprio per questa violazione di legge: la politica di esclusione, lo ripeto, è una politica miope. E’ una politica che alla lunga creerà una disaffezione dal calcio e dal “brand Napoli”. E non è nemmeno in linea con quello che è il protocollo del 2017, siglato da Lega, Figc e Ministero dell’Interno e osservatorio delle manifestazioni sportive, dove la politica doveva cambiare: si prevedeva di lavorare all’inclusione e non all’esclusione. I divieti dovevano diventare l’eccezione e non dovevano rappresentare la regola. Purtroppo dal 2017 ad oggi sembra di essere tornati addirittura indietro. Quella che sembrava un’apertura storica, un’apertura dove si paventava la fine del programma “tessera del tifoso” in realtà non è stato esattamente così, c’è stato solo un cambio di denominazione. Eppure credo che quel protocollo possa rappresentare un punto di partenza importante perché in quel protocollo c’è un monito che dovrebbe riguardare tutti. Quelli dell’inclusione e non dell’esclusione e in quella direzione si dovrebbe procedere. Io spero che nelle prossime settimane si arriverà a disinnescare questa polemica che non fa bene a nessuno. Al momento non mi risultano segnali dalle autorità competenti e dalla società sportiva Calcio Napoli che possano far pensare a un cambiamento. Ci aspettiamo che si trovi una soluzione nei prossimi giorni, perché nel prossimo mese si giocano in casa 4 partite. Anche perché come si dice a Napoli, mentre il medico studia l’ammalato muore. Noi non vogliamo che questa squadra muoia sportivamente ma  speriamo che questa squadra si riprenda e possa calcare i palcoscenici che le competono con i  tifosi che le sono sempre stati accanto e che chiedono di poterle tornare accanto in maniera sicura, contemperano le esigenze di sicurezza – come le scale e le vie di fuga libere – ma applicando quelle soluzioni che ho indicato che possano garantire la possibilità di fare il tifo liberamente”.

Lucilla Parlato

Il video integrale dell’intervista:

 

 

 

Un articolo di Lucilla Parlato pubblicato il 14 Gennaio 2020 e modificato l'ultima volta il 14 Gennaio 2020

Articoli correlati

Battaglie | 18 Ottobre 2020

IL MESSAGGIO

Pugno alzato e manifesto “End police brutality in Nigeria”: le ragioni di Victor Osimhen

Sport | 17 Ottobre 2020

ONDA AZZURRA

Napoli, quattro sberle all’Atalanta: 4-1 partenopeo al San Paolo

Sport | 15 Ottobre 2020

L’ANALISI

Juventus-Napoli è il delirio di onnipotenza del calcio italiano

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi