Stanno seduti per terra, a via Salvator Rosa, fuori al loro liceo. Hanno ciascuno un computer davanti, il libro, un quaderno, il filo bianco degli auricolari esce da un foro nel PC e gli entra nelle orecchie.

Sono tra i partecipanti alla protesta di studenti di diversi licei napoletani che si è tenuta lunedì 30 novembre fuori ai licei G.B. Vico e A. Labriola. La manifestazione è quasi finita, loro sono tra gli ultimi ancora sul posto.

Quando mi avvicino e gli chiedo se posso fargli qualche domanda mi dicono se per favore posso aspettare una decina di minuti che finiscano le loro lezioni.

Mentre aspetto li fotografo.

In tutto il tempo che sono stato lì non hanno detto una parola, erano quasi immobili. Uno di loro ha girato un paio di volte la pagina del libro.

Poi Marzia e Augusto, due studenti del primo anno del liceo Vico, di due classi diverse, finiscono di seguire la lezione e gli chiedo.

Perché siete qui stamattina?

Augusto: Per protestare per tutto quello che non hanno fatto quest’estate per consentirci di avere almeno una didattica in presenza parziale. Si sono concentrati sui banchi monoposto mentre invece i problemi erano gli spazi e la mobilità da e verso le scuole.

Ok, e se volessimo vedere il lato positivo della storia? Ogni crisi è un possibile punto di svolta, ogni crepa in una struttura preesistente è anche un’opportunità per cambiare le cose. Crisi come occasione di non stare chiusi sei ore al giorno in una stanza.

Marzia mi risponde: Sì, questo momento poteva essere l’occasione per aprirle queste scuole, provare a fare lezione all’aperto e noi stiamo provando, invece sembra che le vogliano chiudere ancora di più, chiudendoci adesso in casa, da soli, senza nemmeno più una classe.

E per un attimo resta in silenzio.

Ecco noi protestiamo per dimostrare che le alternative ci sono. Per circa una settimana siamo andati a fare lezione in un parco pubblico, in Floridiana, e ci sono tanti di quei posti che si potrebbero usare...

Però eravamo in pochi. Sono venuti alcuni nostri amici, che frequentano altre scuole, non i nostri compagni di classe.

Come mai secondo voi gli altri non partecipano tanto?

Marzia: Mah, alcuni hanno i genitori che non li vogliono far uscire perché siamo in zona rossa e questo è anche comprensibile, altri invece non partecipano probabilmente perché fare lezione da casa per certi versi fa comodo: puoi svegliarti all’ultimo momento, se non hai voglia di fare niente puoi anche spegnere la videocamera. Io sono sicura che nessuno direbbe, se glielo chiedi, che preferisce la didattica a distanza però poi tra dire questo e partecipare ce ne corre.

Augusto: Molti preferiscono la lezione a distanza per potersi svegliare più tardi, poi poter avere il libro, gli appunti ed il telefono a fianco per poter leggere le risposte. condividerle. Forse per un po’ poteva andare bene anche a me ma adesso siamo arrivati al limite. Ora ci vuole una soluzione definitiva. Non pretendiamo tanto che ci diano una data di riapertura delle scuole perché poi come è già successo dopo pochi giorni magari le chiudono di nuovo, ma che ci dicano cosa stanno facendo concretamente per risolvere i problemi di spazi adeguati e trasporti pubblici tra casa e scuola.

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Marzia: Nella mia classe siamo andati quattro giorni a scuola, poi c’è stato il primo caso di studente positivo. Ci hanno fatto il tampone e nessuno di noi si era contagiato. Quindi le misure di prevenzione in classe funzionano, il problema sono gli assembramenti all’entrata, all’uscita e nei mezzi pubblici.

E i professori? Vi appoggiano? Gli avete chiesto di partecipare?

Marzia: Anche per loro non deve essere facile questa situazione: fare lezione ad uno schermo che a volte ha tutte le videocamere disattivate, non percepire una partecipazione da parte degli studenti, immagino che sia frustrante. Però riguardo a questa nostra iniziativa io non ho percepito da parte loro una partecipazione. So che molti di loro non vedono l’ora di tornare in aula però quando si tratta di scendere in strada e andare nei parchi a fare lezione io non ho percepito nessun tipo di incoraggiamento.

Augusto: Sì, anche poco fa l’ho chiesto alla professoressa. Ci dicono anche che facciamo bene e di continuare, però finora a fare lezione all’aperto nessun professore è venuto. Ci dicono di aspettare perché a gennaio torneremo a scuola. Ma se poi torniamo e ci chiudono di nuovo? Si saranno creati due problemi: il primo è che per chiudere vorrà dire che ci sarà stato un incremento di contagi e quindi sofferenza delle persone o addirittura morti; il secondo è che noi con questo tipo di didattica impariamo poco.

In che percentuale riuscite ad imparare?

Marzia: In didattica a distanza è facile distrarsi, io ho difficoltà a concentrarmi. A volte non te ne accorgi neanche e ti trovi che stai guardando Instagram sul telefonino.

Augusto: E mancano gli stimoli. Anche i professori non hanno stimoli e sono loro che dovrebbero darli a noi. Leggono dal libro e parlano. Non c’è voglia di intervenire. Anche i professori in queste condizioni non possono vedere la bellezza di insegnare.

E materie come educazione fisica?

Marzia: Il professore spiega teoria. L’ultima volta abbiamo visto un film su Jesse Owens.

Augusto: Sì, anche noi facciamo due ore di teoria.

Poi Marzia: Questo della protesta è stato anche un modo per colorare le giornate, non ne potevo più di stare chiusa in casa.

Quando torno a casa e riguardo le foto vedo due altri ragazzi sulla panchina a fianco che guardano il loro cellulare. Avevo pensato che stessero lì per i fatti loro, ora ho il dubbio che quella fosse la loro lezione stamattina di liceo.

Sembra che Winston Churchill, il celebre Primo ministro britannico che riuscì a tirare fuori vittoriosa l’Inghilterra dalla Seconda Guerra Mondiale, non abbia mai veramente detto: Mai lasciare che una buona crisi vada sprecata; però io ci credo lo stesso..

Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo, Gandhi invece addirittura lo ha fatto, e questi ragazzi andando a fare lezione nei parchi, cercando soluzioni nuove, ad aprire un po’ l’orizzonte della scuola nel loro piccolo ci stanno provando. Potrebbe essere una bella scintilla per accendere l’entusiasmo di altri.

Testo e foto Francesco Paolo Busco

Un articolo di Francesco Paolo Busco pubblicato il 3 Dicembre 2020 e modificato l'ultima volta il 3 Dicembre 2020