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Crispano: abbandono e degrado | Per colpa di chi?

News | 21 Aprile 2018

Una porta disegnata sui mattoni di tufo che separano il parcheggio dai loculi del cimitero. L’altra realizzata alla meglio sul versante opposto. Palla al centro e via. Si gioca. Ogni pomeriggio, tutti i giorni, una sfilata di bambini e ragazzi pronti ad entrare in campo: magliette, pantaloncini e scarpette. Alla testa del corteo il più figo di tutti, quello che porta il pallone.

Crispano – paese la cui amministrazione è stata sciolta per infiltrazioni mafiose – può vantare la presenza di tre immaginari stadi cittadini. Uno proprio davanti alla sede comunale. L’altro nel piazzale antistante la scuola media. Il terzo dietro al cimitero.  Se fossimo negli anni ’50 e non ci fosse null’altro da aggiungere, forse la storia potrebbe assumere anche una vena romantica. Per decenni centinaia di ragazzini hanno abitato le piazze e le strade, sfidandosi a suon di goal e dribbling. Ginocchia e gomiti costantemente sanguinanti sono stati, per tutte le generazioni, il prezzo da pagare per una passione che non ha limiti né confini. Potere della strada. Potere del calcio.

A Crispano, però, il problema è che, al contrario di quanto si possa immaginare, i ragazzi potrebbero godere di alcuni spazi comunali caduti, negli anni, in un totale stato di abbandono. I rapporti di connivenza tra politici e camorra, l’assoluta indifferenza dei cittadini (se così può essere definita!) ha portato il paese in una lenta ed inevitabile situazione di degrado. Esiste, in via Cancello, uno stadio comunale le cui sorti sembrerebbero essere ignote ai più. Dalla strada si intravede il retro degli spalti che affacciano sul vuoto assoluto. Qualcuno dice ci siano ingenti quantità di amianto. Qualche altro ipotizza uno sversamento illegale di rifiuti che renderebbe inaccessibile la struttura. Nessuno può saperlo. Chi conosce i fatti si guarda bene dal descrivere come stanno realmente le cose. Resta la certezza di un bene di proprietà dei cittadini abbandonato a se stesso. Uno spreco.

Qualche chilometro più avanti, in via Cappuccini, l’impianto sportivo entrato nell’ultimo periodo nell’occhio del ciclone: anch’esso di proprietà del comune è stato negli anni dato in gestione a privati. Le vicende legate a questo centro sono assolutamente intricate. Anche in questo caso, sembrerebbe essere proibito parlarne apertamente. È balzato agli onori della cronaca in seguito alla pubblicazione del decreto dello scioglimento del consiglio comunale.

Si legge, infatti, che “il Responsabile Omissis (attuale Omissis di cui sono stati già evidenziati vincoli di parentela con il clan egemone) a fine 2014, ha affidato la gestione dell’impianto sportivo polifunzionale comunale, in via diretta e gratuita, alla società Omissis il cui legale rappresentante è Omissis, fratello di Omissis, esponente apicale del clan Omissis. Il Omissis ha affidato la struttura mediante un atto qualificato come «concessione» ma che in realtà concessione non era per la carenza di previsione del necessario corrispettivo, concretizzando, in realtà, un vero e proprio comodato d’uso gratuito, illegittimo in relazione alla tipologia del bene . Pertanto, la società Omissis utilizza, ancora oggi da oltre due anni, la struttura a titolo gratuito, con il pieno benestare dell’Amministrazione Omissis e del Omissis, in danno delle casse comunali per il mancato introito del canone previsto dalla legge. Una inquietante coincidenza ha riguardato il medesimo impianto sportivo negli anni 2002 – 2005  allorché il Omissis affido’ direttamente la gestione dello stesso impianto ad un consorzio nel cui assetto societario figurava anche un affiliato alla cosca locale. Il caso rilevato in occasione dell’accesso, ha rappresentato uno dei motivi che nel 2005 hanno portato allo scioglimento del Consiglio comunale per infiltrazioni mafiose”.

Per chi non vive in quel territorio è impossibile associare agli omissis, i nomi ed i cognomi delle persone coinvolte nella vicenda. Invece, a Crispano, si conoscono benissimo le dinamiche e gli sviluppi delle vicende, ma mai che qualcuno abbia visto, sentito o parlato. L’intreccio di parentele ed interessi è troppo stretto. Nessuno può liberamente esporsi. Così, semplicemente continuando a ficcare il naso alla ricerca di spazi dedicati per le attività sportive crispanesi, è bastato fare una ricerca su google per scoprire un altro spazio verde, evidentemente un vecchio campo da calcetto abbandonato. Si scopre essere, questo, un altro tabù per i cittadini che conoscono bene anche quel luogo invisibile. Aleggia un alone di mistero su questo spazio incastrato tra alcune abitazioni abusive ed un piccolo vicoletto su cui si affacciano le proprietà di una ben nota famiglia del territorio. Si narra di grandi progetti edilizi per quella zona e sarebbe questo il motivo per cui – come ci dicono – “converrebbe non parlarne!“.

Solo ipotesi, al momento. Nessuna certezza può spingerci a muovere accuse in mancanza di notizie certe e verificabili. Andremo avanti e – ci auguriamo – riusciremo a dare il nostro contributo per alzare quel tappeto dove, per anni, in molti hanno nascosto la polvere. Ci resta solo il dovere di segnalare l’esistenza di spazi comunali nei quali i ragazzi potrebbero riappropiarsi del diritto di giocare e divertirsi. Intanto, devono accontentarsi e giocare dove capita.

Significativa la scritta comparsa, pochi giorni fa, sulle mura del cimitero: “A.C. Cimitero”, si legge. E tra i sorrisi per la geniale associazione si insinua la tristezza per una denuncia che non può passare inosservata. Non è un problema che i ragazzi abitino la strada ed il territorio anche in questo modo. È un problema che, in tantissimi anni, nessuno si sia preoccupato di mantenere in vita un territorio ormai caduto in uno stato di assoluto degrado.
Il dubbio, dinanzi a quella scritta, apparirebbe quasi naturale: da quale parte del muro stanno i morti?

Un articolo di Rocco Pezzullo pubblicato il 21 Aprile 2018 e modificato l'ultima volta il 21 Aprile 2018

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