giovedì 19 settembre 2019
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CROLLO VIA DUOMO

Troppi morti d’incuria: subito un piano per mettere palazzi in sicurezza

Beni Culturali | 10 Giugno 2019

Dopo il drammatico incidente di sabato scorso a via Duomo, dove ha perso la vita un commerciante per il crollo di calcinacci, puntuali arrivano le polemiche e la richiesta di un richiamo alle responsabilità di tutti i proprietari di palazzi “rattoppati”.

Il Comitato Portosalvo: subito un piano di manutenzione straordinaria

“La manutenzione del sito Unesco a Napoli non decolla. Troppi cerotti nell’area Unesco. E le soluzioni tampone vanno fermate – osserva Antonio Pariante del Comitato Portosalvo – perché aumentano le impalcature e le reti di contenimento in tutta la città confermando che l’edilizia storica è in forte degrado. Troppe impalcature e troppi “cerotti” nell’area Unesco, insomma. Ma occorre subito un intervento per il recupero dell’edilizia storica e monumentale”. E’ questo l’appello che il Comitato Portosalvo, dopo il tragico episodio di via Duomo, rivolge alle istituzioni locali e nazionali, per superare i “provvedimenti tampone” e avviare, nel più breve tempo possibile, la manutenzione straordinaria degli edifici che caratterizzano il centro storico di Napoli.

Sono infatti veramente troppi, secondo il Comitato che da anni e impegnato in difesa del patrimonio architettonico della città, i “rattoppi” e le impalcature che contornano chiese, monumenti e gli antichi edifici dei Decumani che, in queste condizioni, non sono certo un bel vedere per i visitatori della nostra città. Anche sotto il profilo della sicurezza e della pubblica incolumità. “Occorre quindi dare subito delle soluzione concrete alle criticità strutturali che incombono nel centro storico napoletano con un apposito piano di recupero” – dichiara il Presidente del Comitato di Portosalvo, Antonio Pariante – “altrimenti, dopo il fallimento del Programma Unesco e la perdita dei Fondi Europei, ci ritroveremo presto con un centro storico fatto solo di “chiese, palazzi e monumenti incerottati e pericolanti.”

La denuncia di Sergio Pisani sulla Galleria Umberto

Come se non bastasse quanto accaduto in via Duomo, arriva la denuncia dell’avvocato Sergio Pisani che  il giorno prima della tragedia avvenuta in via Duomo a Napoli, dove il cornicione caduto dal palazzo, già ingabbiato e puntellato perchè pericolante, è andato al di là della rete ed è finito in strada, aveva pubblicato una foto dove si mostrava lo stato dei timpani della Galleria Umberto dicendo ai cittadini di stare attenti. Poi ieri ha fatto una foto sul solaio vicino ai finestroni. “Basta un colpo di vento e succede una nuova tragedia”, scrive: perché sul tetto vicino ai finestroni giacciono dei tubi abbandonati che potrebbero cadere giù.

Ecco le due immagini di Pisani:

Le famiglie oggi rientrano in via Duomo

Dopo l’ok della Protezione Civile e dei tecnici incaricati, già in giornata potranno fare rientro nelle proprie abitazioni la trentina di famiglie del palazzo al civico 228 di via Duomo, con il tratto interessato riaperto al transito pedonale dopo l’installazione di una barriera protettiva in ferro. Restano interdetti balconi ed affacci visto il permanere del decreto di sequestro per consentire le indagini condotte dalla pm Giorgia De Ponte e dal procuratore aggiunto Nunzio Fragliasso della procura di Napoli che indaga per omicidio colposo.

Cosa prescrive la legge per gli edifici storici

Il Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio stabilisce che, in linea generale, i soggetti pubblici e privati hanno l’obbligo di garantire la conservazione dei beni culturali di loro appartenenza e che pertanto i conseguenti oneri finanziari per gli interventi conservativi sono posti a loro carico (art. 30). Questo potrebbe valere per la Galleria ma non per il palazzo di via Duomo probabilmente.

Esistono però i doveri dell’amministrazione di condominio, articolo 1130 del codice civile. Ribaditi anche dalla Cassazione Penale, con la sentenza 21401 del maggio 2009, che ribadisce che allorchè un edificio condominiale minacci (in tutto o in parte) rovina, l’obbligo di rimuovere la situazione pericolosa incombe sui proprietari ovvero a chi per loro è obbligato alla conservazione dell’edificio, e cioe’, in virtu’ del mandato conferitogli dai condomini, all’amministratore.

Tuttavia è principio consolidato che la mancata formazione della volontà assembleare e l’omesso stanziamento dei fondi necessari a porre rimedio al degrado che dà luogo al pericolo non può ipotizzarsi alcuna responsabilità dell’amministratore per non avere attuato interventi che non era in suo materiale potere adottare e per la realizzazione dei quali non aveva, nella veste, le necessarie provviste, ricadendo in siffatta situazione la responsabilità in capo ai proprietari e a ciascun singolo condomino, indipendentemente dall’ attribuibilità ai medesimi dell’origine della situazione di pericolo. Il comune, di contro, ha anche il potere di deliberare. Anche qui ci richiamiamo a una sentenza della Cassazione, che ribadisce comunque il dovere di mantenere la proprietà in buono stato anche per l’intera comunità nel cui ambito è ubicato l’immobile.

Tanto ci ricorda una recente sentenza del Tar Lombardia (la n. 986 del 18 aprile 2011).

Nel caso di specie il proprietario di un immobile, lasciando il medesimo in stato d’abbandono provvedeva ad evitare che il continuo appoggiarsi dei piccioni presso la sua proprietà creasse disagio e pericolo per la salubrità dell’ambiente circostante.

Il sindaco del comune in cui era ubicato l’immobile gli intimava, quindi, con un’ordinanza di porre rimedio a tale situazione di degrado. Da qui il ricorso al giudice amministrativo. Ritenuto infondato. Secondo il T.A.R. Lombardia di Milano, infatti, “ i proprietari degli immobili debbono provvedere alla sua manutenzione anche per evitare pericoli all’incolumità e alla salute pubblica; in virtù di tale obbligo devono garantire che non si creino situazioni che mettano a repentaglio la salute pubblica quali quelle che si verifichino quando uno stabile in evidente stato di incuria diventi la stabile dimora di piccioni che ovviamente vi depositano le loro deiezioni.

L’accumulo delle stesse oltre ad otturare gronde, può divenire causa di creazione di focolai di agenti patogeni e di parassiti come evidenzia l’ordinanza impugnata.

Il Sindaco titolare dei poteri in materia di ordinanze contingibili ed urgenti ha la facoltà di emanare un provvedimento che indichi misure idonee a rimediare ad una situazione quale quella descritta” (T.A.R. LOMBARDIA – MILANO – SEZIONE IV – Sentenza n. 986 del 18 aprile 2011).

Vale la pena ricordare che la responsabilità del proprietariola dell’immobile e dell’amministratore di condominio, quale suo legale rappresentante ,oltre al livello civile e amministrativo, si estende anche al livello penale. In tal senso la norma di riferimento è l’art. 677 c.p. ( Omissione di lavori in edifici o costruzioni che minacciano rovina) che recita:

Il proprietario di un edificio o di una costruzione che minacci rovina ovvero chi è per lui obbligato alla conservazione o alla vigilanza dell’edificio o della costruzione, il quale omette di provvedere ai lavori necessari per rimuovere il pericolo, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 154 a euro 929.

La stessa sanzione si applica a chi, avendone l’obbligo, omette di rimuovere il pericolo cagionato dall’avvenuta rovina di un edificio o di una costruzione.

Se dai fatti preveduti dalle disposizioni precedenti deriva pericolo per le persone, la pena è dell’arresto fino a sei mesi o dell’ammenda non inferiore a euro 309”. (fonte: Condominio Web).

 

Il sindaco De Magistris dopo il crollo

De Magistris si è soffermato a lungo sulle polemiche politiche che hanno fatto seguito all’incidente parlando di inaccettabile sciacallaggio. “Quello che trova agghiacciante in casi come questo – ha detto – in cui muore un napoletano doc, una persona che amava il suo quartiere e che si batteva sul suo quartiere, è che non si abbia la capacità di raccoglierci tutti per dare la solidarietà alla famiglia e fare un’analisi nelle ore successive di cosa servirebbe al Paese per essere messo in sicurezza. E’ davvero triste vedere operazioni di sciacallaggio quando c’è una persona che è morta da poche ore. E sapere che questo lo fanno alcuni napoletani solo perché ricoprono cariche politiche – ha sottolineato – da sindaco e da napoletano mi riempie di tristezza. Io invece – ha proseguito – oggi voglio esprimere il cordoglio della Napoli tutta che non vuole essere attraversata da polemiche ma stringersi attorno alla famiglia di un uomo che muore in un modo in cui non si può morire e che è inaccettabile. E’ inaccettabile che un Paese non abbia le risorse per mettere in sicurezza dagli alberi, dalle voragini, dai palazzi e più in generale. Questo è un tema italiano – ha concluso de Magistris – i comuni stanno in prima linea, fanno quello che possono, ma se non si pone tema nazionale su questo, il rischio che vicende come quella di oggi possano continuare ad accadere è molto concreto perché la vetustà di tanti edifici del nostro Paese ormai è evidente, dalle scuole, ai monumenti, agli edifici privati. Basta camminare – dice de Magistris – per rendersi conto che è un tema centrale e che dovrebbe essere una priorità per il Paese”.

A chi spetta intervenire?

La cosa interessante da scoprire sarebbero le cifre degli interventi chiesti dal comune per mettere in sicurezza i palazzi perché fonti interne all’amministrazione confermano che richieste di messa in sicurezza ne sono state fatte moltissime. Abbiamo allora inoltrato all’assessore Ciro Borriello che ha la delega alla sicurezza abitativa del comune di Napoli, quali e quanti interventi ha richiesto il Comune di Napoli a condomini e amministratori condominiali, soprattutto sul centro storico.  Siamo in attesa di risposte. E non solo noi…

Lucilla Parlato

Un articolo di Lucilla Parlato pubblicato il 10 Giugno 2019 e modificato l'ultima volta il 10 Giugno 2019

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