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L’oro di Napoli – Virgilio realizza la Crypta Neapolitana in una sola notte

L'oro di Napoli | 16 Gennaio 2017

Esiste un luogo a Napoli dove mistero, esoterismo, storia e paganesimo si mescolano senza soluzione di continuità in un intreccio di leggende senza tempo che ancora oggi, dopo ben due millenni, continua ad affascinare studiosi e appassionati di tutto il mondo. Questo luogo, immerso nel giallo tufaceo di cui è pregno l’intero golfo partenopeo, è stato in passato protagonista della più grande festa che il mondo ricordi, la festa di Piedigrotta, una ricorrenza un tempo conosciuta in ogni angolo del pianeta e che attirava intellettuali da tutta Europa e popolani da tutto il Regno di Napoli: parliamo della Crypta Neapolitana, della Grotta di Virgilio.

Prima di addentrarci nella leggenda, dobbiamo fare una premessa molto importante, i numi protettori che annovera Napoli sono tre: Parthenope, Virgilio e San Gennaro, in scrupoloso ordine cronologico. E’ noto ai più che l’accesso orientale della Crypta Neapolitana, collocato alle spalle della chiesa di Santa Maria di Piedigrotta, sia il luogo dove furono seppellite le spoglie del sommo poeta mantovano, anche se la tradizione racconta che siano state successivamente traslate all’interno del Castel dell’Ovo, prima di sparire misteriosamente dalle cronache della città.

La Crypta Neapolitana è una galleria scavata nel giallo tufo di Posillipo lunga 711 metri e utilizzata fino a fine ottocento, realizzata nel I secolo per mettere in comunicazione Neapolis con l’area flegrea. Le leggende sulla traforazione delle grotta si intrecciarono e si moltiplicarono attraverso i secoli arricchendo quell’alone di mistero che ancora oggi avvolge quell’anfratto oscuro e ormai caduto in disuso. Secondo alcuni letterati del passato la Crypta Neapolitana fu realizzata dall’architetto e ingegnere Lucio Cocceio, coadiuvato da 100 mila uomini armati di piccone, una teoria suggestiva quanto improbabile, soprattutto se consideriamo lo spazio angusto nel quale avrebbero dovuto muoversi un tale spropositato numero di schiavi.

Un’altra leggenda tramandata attraverso i secoli dalla memoria popolare racconta che il sommo Virgilio, armato solo di bacchetta, e assistito da un esercito di demoni evocati nella notte, avrebbe traforato la montagna dalla sera alla mattina, da oriente a occidente. Assecondando il cammino del sole che due volte all’anno, durante gli equinozi, bagna con un guizzo di luce l’intero traforo, alimentando le leggende e propinando quei riti iniziatici che per secoli accompagnarono l’incredibile storia di questo luogo millenario.

La leggenda che vuole Virgilio autore della Crypta Neapolitana era tanto radicata nel Medioevo che giunge a noi un famoso dialogo tra il re Roberto D’Angiò e il giovane poeta Francesco Petrarca, in visita alla città partenopea per accrescere la sua formazione culturale. Il re di Napoli, uomo colto e consapevole, chiese ironicamente un parere al poeta aretino sul mito di Virgilio e della sua grotta, e Petrarca, scherzando, rispose che non gli era mai capitato di leggere che Virgilio fosse un tagliapietre.

Ma Napoli è proprio questa, la sua stessa origine, come tutte le più antiche città del mondo, si fonda proprio su una leggenda.

Ma questa, è un’altra storia…

Questa sera ci siamo recati alla grotta di Posillipo nel momento in cui il sole, tramontando, passa con i suoi raggi fino alla parte opposta. Ho perdonato tutti coloro che perdono la testa per questa città.”

Johann Wolfgang von Goethe

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Un articolo di Antonio Corradini pubblicato il 16 Gennaio 2017 e modificato l'ultima volta il 16 Gennaio 2017

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