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CULTURA

La Crypta Neapolitana oggetto di una interrogazione alla Camera

Cultura | 25 Gennaio 2019

La Crypta Neapolitana, uno dei luoghi ai più sconosciuti di Napoli, è stata oggetto di una interrogazione, in commissione Cultura della Camera, di Flora Frate, deputata del M5S, al Sottosegretario per i Beni culturali, Gianluca Vacca.

Interrogazione alla Commissione Cultura della Camera di Flora Frate a Gianluca Vacca

L’interrogazione era riguardante la riqualificazione e la messa in sicurezza della Crypta conosciuta anche come Grotta di Virgilio. Vacca tiene a specificare che: “l’immissione al demanio dello Stato è limitato alla sola area a verde attualmente occupata dal cosiddetto Parco Vergiliano, la cui gestione è infatti affidata al Polo Museale per la Campania e che include solo un limitatissimo primo tratto della galleria della Crypta Neapolitana. Il resto della galleria, facente parte della viabilità pubblica della città di Napoli fino ai primi del XX secolo, risulta di proprietà del Comune di Napoli”. Il Mibac assicura da parte sua la disponibilità a collaborare con il Comune di Napoli per la tutela e la valorizzazione della Crypta. Vacca ha inoltre precisato che esiste già negli uffici del Ministero uno studio di fattibilità per un intervento sulla galleria “che prevedeva il recupero funzionale dell’antica viabilità da adibire al traffico pedonale e ciclabile di collegamento tra i due quartieri di Napoli, Mergellina e Fuorigrotta, attualmente separati dalla collina di Posillipo, garantendo un miglioramento dei collegamenti con la stazione di Mergellina. Si prevedeva inoltre la realizzazione di un parco a verde attrezzato di circa dieci ettari, nell’area a monte dello sbocco di Fuorigrotta, parte alta della strada, esteso fino a via Caravaggio”. Il progetto di recupero era in cinque lotti: il primo denominato “ingresso lato Fuorigrotta” che consiste in 100 metri di galleria finanziato dal Comune di Napoli e che risulta completato per una spesa di circa 2 miliardi e mezzo di vecchie lire; il secondo lotto chiamato “ingresso Piedigrotta” anch’esso di 100 metri sempre finanziato e completato dal Comune di Napoli; terzo, quarto e quinto lotto denominati “lato Fuorigrotta” “completamento lato Piedigrotta” e “ galleria centrale di collegamento” non sono stati realizzati per mancanza di fondi già nel 2009. Vacca aggiunge: “ risulta che per il recupero del tratto centrale rimanente di circa 500 metri della galleria si prevedeva un impegno di euro 5.164.568,00 come da delibera della Giunta Comunale di Napoli n. 1889 del 6 maggio 2006”.
Soddisfatta la deputata Frate per la chiarezza della risposta ottenuta sugli ambiti di competenza Mibac e Comune di Napoli.

La Crypta neapolitana e la sua storia tra sacro e profano

Ma cos’è la Crypta Neapolitana?
Nota anche come la Grotta vecchia di Pozzuoli, fu costruita in età augustea dal liberto Lucio Cocceio Aucto, architetto di Agrippa, ammiraglio di Ottaviano , secondo Strabone. Napoli fu molto cara al poeta Virgilio che voleva esservi sepolto e la tradizione vuole che la tomba in cui fu deposto si trovasse proprio nei pressi della Crypta Neapolitana, galleria viaria scavata sotto la collina di Posillipo dove esiste un monumento funerario d’epoca augustea.
Da sempre quel traforo è stato famoso, segnalato da scrittori e viaggiatori, perché accorciava le distanze fra Napoli e Pozzuoli e, secondo la fantasia popolare, creato in una sola notte da Virgilio diventato mago nel Medioevo. Ne parla Roberto D’Angiò a Francesco Petrarca quando insieme vi passarono dopo aver visitato la Tomba del poeta, così come ci racconta Giovanni Villani nella sua “Cronica”.
Grande architetto Cocceio che aveva valutato per quella opera e per le altre gallerie a sua firma, le zone tufacee più sicure per tracciare le sue “grotte”. Sbagliarono invece gli architetti di Alfonso d’Aragona quando nel 1455 vollero allargare la galleria e ancora di più gli architetti del vicerè don Pedro de Toledo che abbassarono, quasi un secolo dopo, l’ingresso di 11 metri , lasciando così isolato in alto il cosiddetto sepolcro di Virgilio. Dal punto di vista estetico ottennero un percorso più bello e accettabile dove dall’ingresso si vedeva la luce dell’uscita dal tunnel ma capirono presto che il loro camminamento non era sicuro come quello di epoca romana in cui le pareti del tunnel erano dritte e stabili, e così iniziarono i crolli. Inutile fu anche cancellare a metà percorso il pagano tempio di Mitra per dare maggiore staticità e costruire al suo posto delle cappelle. Durante il periodo vicereale fu anche realizzato un sistema di illuminazione costituito da lanterne tese tra pali, e fu sempre in questo periodo che fu rinvenuto il bassorilievo in marmo bianco con la raffigurazione di Mitra datato tra il III e il IV sec. dopo Cristo conservato al Museo archeologico di Napoli. Il bassorilievo rappresenta il dio orientale mentre uccide un toro sotto lo sguardo benigno di un dio Sole coronato di raggi fiammanti mentre la Luna guarda fuori dal quadro. Il dio è rappresentato come un giovane riccioluto col tipico berretto frigio. Su due dei quattro lati della cornice c’è la scritta “Omnipotenti Deo Mithrae Appius” e sotto la firma del devoto “Claudius Tarronius Dexter v c dicat” dove “v” e “c” stanno per “vir clarissimus” cioè onorevole componente del Senato.
La Crypta risulta la galleria antica più raffigurata e descritta dell’antichità: ne parla Giacomo Leopardi nei suoi “Paralipomeni” quando scrive del luogo “ove la tomba pon di Virgilio un’amorosa fede” e in cui si apre “il varco che del tuon rimbomba spesso che dal Vesuvio intorno fiede”. Sorte poi volle che un monumento funerario privo di resti sorgesse a lui dedicato accanto a quello anch’esso vuoto di Virgilio proprio in questo luogo.
Nonostante i continui dissesti, la Crypta Neapolitana assolse il suo ruolo di collegamento tra Napoli e la zona flegrea fino al 1885, anno in cui fu aperta la galleria parallela detta anche “grotta nuova”, ampliata nel 1940.
Un progetto per valorizzare la Crypta era già allo studio dal 1990 per farla diventare passeggiata archeologica.
La Crypta è stata da sempre considerata un percorso tra il sacro e il profano. Da Mitra, alla cappella di Santa Maria dell’Idria di cui ci parla Petrarca nell’Itinerarium Syriacum, nei pressi dell’ingresso della grotta , passando per Petronio autore del Satyricon che vi fece capitare i tre giovinetti Encolpio, Ascylto e Gitone nel bel mezzo di un rito orgiastico davanti all’ara con i simboli del culto del dio Priapo che veniva celebrato nella Crypta. Culto segreto riservato a pochi: i tre una volta scoperti, vengono minacciati affinché non rivelino il culto e ciò che hanno visto, lì dove di notte si andava a sacrificare al dio della fecondità e dove ancora qualche secolo fa le giovani spose si recavano per chiedere figli sani e numerosi.

Susy Martire

Un articolo di Susy Martire pubblicato il 25 Gennaio 2019 e modificato l'ultima volta il 25 Gennaio 2019

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