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Da dove deriva il termine “Poggioreale”?

7arti | 3 Giugno 2016

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Il quartiere di Poggioreale, situato nella zona orientale di Napoli, da molto tempo è considerato un luogo periferico e soprattutto un sito critico,  probabilmente perché segnato dalla presenza del carcere e del cimitero. In passato invece la zona costituiva uno dei luoghi più ameni e interessanti posti fuori le mura della città.

Il termine “Poggioreale” deriva dal nome della collina (poggio), che ospitava l’ormai distrutta Villa Reale, edificata verso la fine del Quattrocento da Giuliano da Maiano per Alfonso duca di Calabria, il quale successivamente divenne re con il nome di Alfonso II. Essa costituiva senza alcun dubbio una delle più suggestive ville suburbane italiane risalenti al XV secolo e fu realizzata in un’area già caratterizzata dalla presenza di splendide dimore signorili che vantavano rigogliosi giardini e splendide fontane.

La progettazione della residenza reale di Poggioreale fu commissionata dal figlio del re Ferrante d’Aragona, Alfonso duca di Calabria al celebre architetto toscano, Giuliano da Maiano (Maiano 1432 – Napoli 1490). L’artista giunse a Napoli grazie  alla fondamentale raccomandazione del Signore di Firenze Lorenzo de’ Medici, che era fortemente legato alla corte spagnola di Napoli, e realizzò per la capitale del Regno aragonese il più bell’esempio della cultura rinascimentale cittadina, ossia Porta Capuana. In seguito si occupò della progettazione di un’altra villa per la corte aragonese nei pressi di Castel Capuano, la Villa della Duchesca.

Dopo la morte di Giuliano da Maiano, avvenuta nel 1490, probabilmente il duca di Calabria affidò l’incarico di continuare i lavori della sua villa di Poggioreale ad un altro grande artista, il senese Francesco di Giorgio Martini (Siena 1439 – 1501). Un disegno, che riproduce la pianta della residenza aragonese, fu pubblicato durante il XVI secolo da Sebastiano Serlio nel suo trattato di architettura, anche se il teorico non ricostruì fedelmente tutte le parti dell’edificio.

L’aspetto più interessante che emerge dalla descrizione del Serlio è conferito dalla presenza di una vasca al centro del palazzo che poteva essere colmata o svuotata di acqua mediante una serie di giochi idraulici. Alfonso volendo suscitare stupore e meraviglia era solito attivare questo meccanismo creando una piscina nel bel mezzo della sua villa e  facendo aprire alcuni luoghi secreti, dove che in un momento s’empieva quel luogo di acque; di modo che le madame, e i baroni rimanevano tutti nell’acqua, e cosi ad un tratto, quando pareva al Re, faceva rimanere quel luogo asciutto… (SERLIO, 1584, pag. 121).

A causa degli innumerevoli terremoti e delle devastanti epidemie l’edificio cadde in disuso e con la peste del 1656 la collina di Poggioreale non continuò più ad ospitare sovrani ed aristocratici bensì i cadaveri degli appestati. Da quel momento tutta l’area divenne luogo di sepoltura e successivamente furono edificati due cimiteri monumentali: nel 1762 il Cimitero delle 366 Fosse (per ogni giorno dell’anno, più una per il bisestile) di Ferdinando Fuga e dal 1814 al 1837 il Cimitero di Poggioreale di Francesco Maresca, Luigi MalesciCiro Cuciniello, e Stefano Gasse.

Ciò che restava dell’originaria Villa Reale fu definitivamente cancellato dalla memoria.

Un articolo di Il Vaporetto pubblicato il 3 Giugno 2016 e modificato l'ultima volta il 3 Giugno 2016

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