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L’amica geniale sbarca su Rai Uno: una guida dalla A alla Z

Media e new media, NapoliCapitale | 27 Novembre 2018

Il giorno dell’Amica Geniale televisiva è arrivato. Da stasera la fiction tratta dalla quadrilogia di Elena Ferrante – 7 milioni di copie vendute nel mondo e traduzioni anche in cinese e arabo – debutta su Rai Uno in prima serata.

Come è noto L’Amica Geniale è il racconto dell’amicizia di due donne, Elena (detta Lenù) Greco e Raffaella (detta Lila) Cerullo, da quando si incontrano sui banchi di scuola a 5 anni fino alla scomparsa della seconda. Un legame che dura 60 anni, destinato ad affrontare e superare le difficoltà della vita. “Esistere è questo, un sussulto di gioia, una fitta di dolore, un piacere intenso, vene che pulsano sotto la pelle, non c’è nient’altro di vero da raccontare”, scrive la Ferrante. E in effetti, gli episodi e le esperienze delle due amiche sono solo un’occasione per mostrare il volto vero dei sentimenti, delle delusioni, dei tradimenti, dell’invidia e della rabbia, della fatica di andare avanti e della voglia di riscattarsi. La quadrilogia consiste in 4 volumi: “L’amica geniale”, “Storia del nuovo cognome”, “Storia di chi fugge e di chi resta”; “La storia della bambina perduta”.

Della fiction si è detto già tantissimo, la regia come è noto è di Saverio Costanzo ed è prodotta da aziende cinematografiche italiane e americane (Rai Fiction, HBO, Timvision, Wildside, Fandango) e recitata in alcune parti in lingua napoletana (con l’aiuto dei sottotitoli) mantenute anche all’estero, dove ha debuttato su Hbo qualche giorno fa. Così come si sa il titolo dei primi due episodi che andranno in onda stasera, intitolati “Le bambole” e “I soldi”.

Noi vi offriamo una guida ragionata dalla A alla Z per dissetare la cosiddetta Ferrante Fever televisiva…

A – AMICA GENIALE (chi è?)

Ma chi è l’amica geniale? Sicuramente, tra Lila e Lenù, la prima è più agguerrita, più smaliziata, più rabbiosa ma anche più intelligente. Eppure è  Elena quella che emerge da un contesto non facile. Studia con successo e diventa anche una scrittrice affermata. Dentro di lei però la certezza è che è Lila il vero “genio”. Ce lo spiega, di nuovo, la Ferrante: “Chi impone la propria personalità in genere, nel farlo, rende opaco l’altro. Ma nella relazione tra Elena e Lila accade che Elena, la subalterna, ricavi proprio da questo una sorta di brillantezza che disorienta Lila. insomma, l’una trae forza dall’altra e non solo nel senso di aiutarsi, ma anche nel senso di saccheggiarsi, rubarsi sentimento e intelligenza, legarsi reciprocamente con energia”.

B – BANKSY della letteratura

Non si conosce la reale identità di Elena Ferrante che scrive sotto pseudonimo, ma è riuscita lo stesso ad ottenere successo negandosi al pubblico. Perché ha scelto questo nome? Molte le ipotesi, ma quella più accreditata è questa: Elena è appunto una delle due amiche, ed è l’io narrante della storia. Ferrante è invece un cognome comune di Napoli, ed ha un significato molto legato alla sua terra visto che re Ferrante fu il secondo re aragonese di Napoli a presiedere una ricca corte rinascimentale: suo padre poi aveva costruito Castel Nuovo, il Maschio Angioino, uno dei simboli della città.
Ma perché tanta ritrosia a rivelare se stessa? “Non è la mia assenza a generare interesse per i miei libri – ha spiegato in un’intervista – ma è l’interesse per i miei libri a generare attenzione mediatica nei confronti della mia assenza. Temo che sia più un problema dei giornalisti perché ai lettori secondo me interessa il libro e l’energia che sprigiona”.

La caccia alla sua identità ha dato fiato anche ai suoi più feroci critici secondo cui la quadrilogia ha avuto successo proprio per questa sua scelta. Che sia Goffredo Fofi, Mario Martone, Domenico Starnone, Marcella Marmo, Anita Raja, Sandro Ferri o Sandra Ozzola – tra i nomi girati, con una semidefinitiva certezza che sia la Raja – poco importa. Di sicuro per la maggior parte dei lettori è una donna. E per i napoletani soprattutto una donna napoletana.

C – CAST

150 attori per le parti principali, 5000 comparse, casting di otto mesi, 8000 bambini provinati.  La selezione del cast è durata quasi un anno. In un’intervista, la Ferrante ha dichiarato che la scelta è stata particolarmente difficile perché si è cercato di trovare bambini che non fossero attori. Elena Ferrante aveva infatti chiesto espressamente l’impiego di attori bambini dilettanti. “I bambini attori ritraggono i bambini come gli adulti immaginano che dovrebbero essere. Invece i bambini che non sono attori hanno qualche possibilità di uscire dallo stereotipo, specialmente se il regista è capace di trovare il giusto equilibrio tra realtà e finzione”, aveva detto la scrittrice.

Elisa Del Genio e Margherita Mazzucco interpretano rispettivamente Elena Greco da adolescente e da bambina. Gaia Girace e Ludovica Nasti sono invece le due attrici che interpretano Lila Cerullo, la prima da adolescente e la seconda da bambina.

Ecco il cast al completo: Elisa Del Genio, Margherita Mazzucco, Elisabetta De Palo, Ludovica Nasti, Gaia Girace, Tommaso Rusciano, Gennaro De Stefano, Kristijan Di Giacomo, Giovanni Amura, Giuliana Tramontano, Federica Sollazzo, Valerio Laviano Saggese, Fabrizio Cottone, Francesco Catena, Eduardo Scarpetta  (attore che vi abbiamo raccontato qui), Francesca Bellamoli, Francesca Pezzella, Lucia Manfuso, Ulrike Migliaresi, Domenico Cuomo, Christian Giroso, Alessandro Nardi, Francesco Serpico.

La voce narrante è di Alba Rohrwacher.

C – COSTANZO

“Quando Elena Ferrante ha suggerito il mio nome per dirigere il film, non ha avuto nemmeno un dubbio”. Così Saverio Costanzo, intervistato dal Messaggero aveva commentato la scelta di dirigere la serie tratta dal romanzo L’Amica Geniale. “Avevo letto i romanzi: da lettore avevo amato la storie di Elena e Lila. Sentivo che avevo una familiarità, che l’avevo sempre avuta, con il mondo della Ferrante, anche se sono romano e non napoletano. Che mi sentivo vicino al suo approccio alla narrazione e alla ricerca artistica. Non ho mai paura quando approccio un film e non l’ho avuta nemmeno in questa occasione. Cinque anni fa non avrei potuto sostenerlo, poi si arriva a un momento della tua vita in cui capita un’occasione che riesci a portate sulla spalle in maniera dignitosa”.

La stessa sceneggiatura, curata dal regista con Francesco Piccolo e Laura Paolucci, ha tenuto conto delle sollecitazioni dell’autrice, intervenuta “spesso, via email” con lunghe note, come ha raccontato al New York Times la stessa Ferrante.

Del romanzo che racconta la storia di Lila ed Elena, Costanzo ha apprezzato l’insieme dei diversi registri narrativi. “Ci sono tanti livelli della narrazione. È la storia di un’amicizia , con ombre e luci. La Ferrante è alla ricerca della verità umana: ha raccontato il peso di un’amicizia, che è un sostegno ma anche un peso, come tutti i rapporti”. E ancora, ha spiegato, “oltre che un’amicizia e l’evoluzione di un paese, la quadrilogia racconta anche la storia del cinema». All’inizio una «fiaba neorealista». Poi, negli anni Sessanta, «quando le ragazze cominciano a correre, cambia la forma, diventa un racconto da nouvelle vague, tra Godard e Truffaut. Il decennio dopo, l’atmosfera è da New Hollywood, Coppola e De Palma». Un’opera insieme sentimentale e politica. «Nell’Italia di 65 anni fa le ragazze non potevano studiare, siamo ancora un paese misogino. Una storia che da uomo non potrei aver scritto ma da lettore capisco benissimo. Raccontare il femminile per me è un privilegio. Mi trovo più a mio agio con le eroine che con gli eroi».

D – DIALETTO (per noi sempre lingua napoletana)

“Il dialetto della mia città mi ha spaventata. Preferisco che echeggi per un attimo nella lingua italiana, ma come se la minacciasse”, scrive la Ferrante. Nell’Amica geniale, la scrittura ha piccoli interventi in napoletano. Ma non potrebbe essere ambientata ovunque. Da qui, forse, la scelta di rendere più realista la fiction con dialoghi in napoletano (ma di questo vi parlerà in un altro pezzo Teresa Apicella, la nostra linguista). HBO di certo è stata molto più coraggiosa dei co-produttori italiani e ha voluto che attori e attrici parlassero in napoletano stretto. “Ho chiesto perché una rete americana dovrebbe interessarsi alla precisione di una lingua se il pubblico guardasse la serie con i sottotitoli – ha svelato in una delle tante interviste di queste settimane Costanzo – Hanno risposto che volevano che la serie fosse autentica”.

F – FRANTUMAGLIA

È un termine tipicamente napoletano che la Ferrante ha ereditato dalla madre. Si legge “frantummàglia”: sua madre diceva che la deprimeva, a volte le dava capogiri e le causava un sapore di ferro in bocca. Un malessere non definibile, all’origine di tutte le sofferenze e non riconducibili ad unica ragione consapevole.

Scrive la Ferrante: “La frantumaglia è un paesaggio instabile, una massa aerea o acquatica di rottami all’infinito che si mostra all’io, brutalmente, come la sua vera e unica interiorità. La frantumaglia è l’effetto del senso di perdita, quando si ha la certezza che tutto ciò che ci sembra stabile, duraturo, un ancoraggio per la nostra vita, andrà a unirsi presto a quel paesaggio di detriti che ci pare di federe. La frantumaglia è percepire con dolorissima angoscia da quale folla di eterogenei leviamo, vivendo, la nostra voce e in quale folla di eterogenei essa è destinata a perdersi”.

Apparentemente, Lenù e Lila sono amiche per la pelle, ma “non direi mai ‘è la mia migliore amica’, perché dovrei dedurre che ho amici che mi piacciono di meno e altri di cui non mi fido così tanto”. Certo, però, che “come i grandi amori, anche le vere amicizie sono rare e difficili da trovare, soprattutto quando si tratta di legami tra persone dello stesso sesso, in particolare fra donne”. Certo è che a volte proprio per la loro verità e umanità, è difficile scegliere se stare dalla parte dell’una o dell’altra.

H – HILLARY E ALTRI FANS

Hillary Clinton l’ha definita “una lettura ipnotica”(«Non riesco a staccarmi, quando la leggo») e in campagna elettorale ha confessato di aver dovuto chiudere il secondo libro perché la distraeva troppo tanto se ne era appassionata. Nel promo delle nuove puntate della serie televisiva Una mamma per amica, diffuso sui social, Alexis Bledel, che interpreta la figlia della protagonista, Rory Gilmore, incontra alla Casa Bianca la moglie di Obama (e si sa che anche Michelle è fans della Ferrante). Rory, sempre secchiona, in una gag divertente, regala a Michelle diverse pile di libri e a un certo punto le parla della “scrittrice napoletana che nessuno sa chi sia”. La regista Jane Campion ha consigliato i libri della Ferrante a una sua amica, l’attrice Nicole Kidman. Nel mondo dello spettacolo, sono seguaci di questa saga anche l’attrice, comica e sceneggiatrice americana Amy Schumer e uno dei più intellettuali dello star system, l’attore, regista e scrittore James Franco. E’ fan di Elena Ferrante anche Elizabeth Strout, Premio Pulitzer così come la fotografa statunitense Annie Leibovitz, che farebbe di tutto per ritrarla, in quella che sarebbe la prima immagine pubblica della romanziera. Il Time, inoltre, nel 2016, ha definito la Ferrante una delle 100 persone più influenti del mondo

I – INCIPIT

Tutto inizia con una telefonata. A Elena si rivolge il figlio di Lila, la quale ha fatto perdere le sue tracce. E si intuisce che è un gesto di rabbia a convincerla a scrivere la storia della loro amicizia. Già ci aveva provato, e Lila l’aveva fermata. Il suo è quasi un tentativo di farla tornare, perché sa che si arrabbierebbe moltissimo. Dice Elena: “Lila come al solito vuole esagerare, ho pensato. Stava dilatando a dismisura il concetto di traccia. Voleva non solo sparire lei, adesso a sessantasei anni, ma anche cancellare tutta la vita che si era lasciata alle spalle. Vediamo chi la spunta, questa volta, mi sono detta. Ho acceso il computer e ho cominciato a scrivere ogni dettaglio della nostra storia, tutto ciò che mi è rimasto in mente”.

Lenù ricorda molto bene come l’amica abbia ragione quando diceva che “non si scrive tanto per scrivere. Si scrive per fare male a chi vuoi fare male. Un mare di parole contro un mare di pugni e calci, strumenti di morte”.

L – LILA E LENU’

Elena, Lenù, è l’io narrante della storia, confida i suoi pensieri e ripercorre le tappe fondamentali della sua esistenza, intrecciate a quella della sua amica di sempre, Lila, che scompare (nel senso proprio letterale del termine, non si sa più nulla di lei) all’età di 66 anni. La prima è mansueta, pende dalle labbra di Lila ma riuscirà ad allontanarsi dal rione e a costruirsi una vita salvo poi a tornare. Lila è senza dubbio più intelligente – geniale, appunto – scaltra e bella ma viene tenuta in gabbia prima dalla sua famiglia, poi da suo marito. In età matura, nonostante la tranquillità domestica raggiunta con il suo compagno Enzo, e il successo finanziario con il business dei computer, dopo la straziante scomparsa di sua figlia, la donna cede alla “smarginatura” (vedi S) a quel senso di insoddisfazione e di incompletezza che l’ha accompagnata per tutta la vita e non dà più notizie di sé.

M – MADRI

Perse tra frantumaglia e smarginatura, Lila e Lenù hanno un punto in comune: la difficoltà di trovare un equilibrio tra maternità ed esistenza personale, tra la voglia di raggiungere una serenità interiore e il dovere che ci lega alla realtà quando abbiamo un figlio. Al punto che quando la sua piccola scompare, Lila proprio non ce la fa e si volatilizza. Influisce su questo stato d’animo anche il contesto storico culturale, quando il movimento femminista era nel pieno della sua attività e ogni donna doveva fronteggiare la lotta interna tra chi la vuole solo moglie e madre, e lei stessa che invece punta a molto di più.

N – NAPOLI

Per una volta, Napoli fa da sfondo senza i cliché che l’hanno resa famosa in tutto il mondo: non ci sono pizze, mandolini o panorami a irretire la curiosità ma la vita di un rione, mai nominato. Per molti è il rione Luzzatti di Gianturco: quel che è certo è che è un rione periferico incastrato all’ingresso della città, tra la stazione centrale e il centro direzionale (nella fiction ricostruito completamente negli studi dell’Ex Saint Gobain a Caserta). Lì lo scenografo Giancarlo Basili (Palombella rossa, Così ridevano, Paz!, tra gli altri) ha ricostruito in quattro mesi un set di 25mila metri quadrati, poi utilizzato per le riprese del rione e di tutti gli interni. Napoli comunque non manca nella serie tv di Costanzo. Tra le location: Galleria Principe, Piazza dei Martiri, Palazzo Gravina, i dintorni del Teatro San Carlo, il molo di San Vincenzo e Ischia.

Delle 29 le settimane di lavorazione,  22 si sono svolte sul set ricostruito e sette a Napoli. “Avendo principalmente bambini e adolescenti sul set non abbiamo avuto alternative all’andare in strada”, ha spiegato Costanzo. “Napoli è un teatro all’aperto. Forse è una forma di difesa contro la violenza della città, ma i napoletani hanno bisogno di indossare sempre una maschera. Ho trovato una città di attori fenomenali”.

I riferimenti a Napoli non sono solo per la città e i suoi luoghi ma anche per i piatti che si preparano a casa delle due protagoniste. Ad esempio Elena mangia la pasta e patate di sua madre, un piatto-base povero e tipico della cucina partenopea. La madre di Elena serve anche il gateau al suo futuro genero, classico piatto bobonico fatto con patate, salumi, mozzarella e uova, importata dalla cucina francese. Immancabile anche il riferimento alle sfogliatelle (nel bar Solara) uno dei classici dolci napoletani.

O – ORCO

Racconta la voce narrante di Elena del libro, “Non provo nostalgia per la nostra infanzia: era pieno di violenza: ogni genere di cose accadeva, a casa e fuori, ogni giorno, ma non ricordo di aver mai pensato che la vita che avevamo lì fosse particolarmente negativa”. Il tema della camorra è nel quotidiano di Lila e Lenù, che per questo, fin da piccole, si dimostrano subito solidali. Sospettano che don Alfonso, orco camorrista del rione, abbia rubato le loro bambole. Lila già si mostra più furba e sveglia convincendo Elena ad andare a reclamarle. Don Alfonso non solo nega il furto ma non le divora come invece si aspettavano. Anzi dà loro 20 mila lire, e loro comprano “Piccole donne”, un classico della letteratura al femminile pre-adolescenziale. Almeno di un tempo che fu… Va in questo contesto ricordato che l’attore Antonio Pennarella, uno tra i più importanti caratteristi del cinema italiano recente, recita qui nei panni di don Achille, l’ “orco” del rione dove vivono le protagoniste, è morto poco dopo le riprese. Il sindaco di Napoli, De Magistris, ha dedicato a Pennarella l’anteprima dei due episodi vista a Venezia.

P – PAROLE

Quelle della Ferrante sulla fiction. Vedere il racconto che ha creato diventare una miniserie tv è un “cambiamento radicale”. I personaggi, il quartiere “lasciano il mondo dei lettori per entrare in quello molto più vasto dei telespettatori, incontrano persone che non hanno mai letto di loro e che per circostanze sociali o per scelta non l’avrebbero mai fatto. E’ un processo che mi intriga”. Elena Ferrante ha spiegato al New York Times come vive la preparazione della serie tratta da L’amica geniale. Su Napoli, alla domanda se si augura che la fiction offra un’immagine diversa da quella di Gomorra: “Le città non hanno un’energia propria. Deriva dalla densità della loro storia, dal potere della loro letteratura e delle loro arti, dalla ricchezza emozionale degli eventi umani che vi hanno luogo. Spero che il racconto visivo provocherà emozioni autentiche, sentimenti complessi e anche contraddittori. Questo è ciò che ci fa innamorare delle città”. Per lei infatti L’amica geniale non è una favola ma “un racconto realistico. E’ l’infanzia a essere colorata di elementi del fantastico, e sicuramente lo è anche Lila. Per quanto riguarda la fedeltà al libro, mi aspetto ci sia compatibilmente con le necessità del racconto visuale, che usa differenti strumenti per ottenere gli stessi effetti”. Infine la scrittrice fa anche una battuta quando le domandano se spera o teme, visto il coinvolgimento dell’Hbo, che la serie diventi un fenomeno mondiale, una sorta de Il trono di spade italiano: “Sfortunatamente – osserva – non offre lo stesso tipo di snodi narrativi”.

S – SMARGINATURA

È uno dei vocaboli inventati dalla Ferrante. Spiega bene cosa è quando, nel 1980 in occasione del terremoto in Irpinia, Lila si sente investita da questa sensazione. Come se il sisma avesse cacciato via “la consuetudine della stabilità e della solidità”‘, la certezza che ogni attimo sarebbe stato identico a quello seguente, la familiarità dei suoi e dei gesti, la loro sicura riconoscibilità”.

Anche Elena prova la stessa sensazione, ad esempio quando si ammala e muore la madre o quando si separa dal marito Nino. Ma in realtà Lila parla all’amica di smarginatura già da ragazzina, quando ha 12 anni. In alcune occasioni, spiega, “si dissolvevano all’improvviso i margini delle persone e delle cose”, aveva cioè la sensazione di “trasferirsi per poche frazioni di secondo in una persona o una cosa o un numero o una sillaba, violandone i contorni”.

S – SOTTOTITOLI – A parte quelli in italiano per le parti in napoletano L’Amica Geniale sarà anche sottotitolato per non udenti e audiodescritto per non vedenti (rispettivamente sulla pagina 777 e sul secondo canale audio RAI) a cura del team Artis-Project. E questo consentirà a tanti di poter godere anche la fiction tratta da uno degli audiolibri più venduti di sempre, quello appunto dell’Amica Geniale.

V – VOCE NARRANTE

Non è piaciuta, è l’unica critica che arriva da ovunque. Dai critici televisivi di Variety come da quelli Hollywood reporter. A noi nemmeno è piaciuta ma non per motivi narrativi… come scoprirete. Intanto buona visione… comunque vada, sarà un successo per Napoli (almeno ci auguriamo!).

Lucilla Parlato

Un articolo di Lucilla Parlato pubblicato il 27 Novembre 2018 e modificato l'ultima volta il 28 Novembre 2018

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