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Da “Padania is not Italy” a “Prima gli italiani” il passo è breve (soprattutto quando si parla di voti)

News | 7 Gennaio 2019

Certo che è difficile trovare in Italia e in Europa un partito più incoerente della Lega Nord, ah pardon: della Lega (è così che si fa chiamare oggigiorno, vero?); un partito il cui leader è Salvini, il fondatore della corrente “Comunisti Padani” della Lega Nord, il quale, nel suo primo discorso pubblico – nel lontano 1997 – si oppose a spada tratta contro lo sgombero di un centro sociale milanese. Gli stessi centri sociali che oggi raderebbe al suolo senza pensarci due volte con le sua schiera di ruspe. Salvini insomma, colui che fa della contraddizione un’arte, l’uomo che prima disprezza e poi assolve i meridionali, che, nel giro di un paio, d’anni passa da “Padania is not Italy” a “Prima gli italiani”; colui che minaccia e allo stesso tempo strizza l’occhio all’Europa (europarlamentare per tre legislature, fino al 4 marzo), lo stesso che promette eterna alleanza alla coalizione di destra per poi tradirla alla prima occasione utile con i 5 Stelle, colui che – e finiamo, promesso; anche perché sarebbe tedioso parlare delle promesse pompate in campagna elettorale (a proposito: ma le accise?) – annuncia che “mai e poi mai” avrebbe governato con i grillini  e che invece…

Ma l’incoerenza non è di certo un’esclusiva del buon Salvini. La patologia sembra infatti estendersi a molti membri del Carroccio. Prendiamo Zaia, ad esempio. Quel vecchio marpione del Governatore del Veneto, principale promotore della cosiddetta autonomia differenziata, una manovra che gli consentirà di trattenere sul territorio ben 35 miliardi di residuo fiscale che saranno depennati dalla spesa pubblica destinata alle politiche sociali del Sud, lo stesso Sud che ogni anno acquista nei supermercati il 70% dei prodotti prodotti al Nord, non ci ha pensato due volte ad indossare il tricolore (tricolore che voleva finanche abolire negli uffici pubblici del Veneto) e a stracciarsi di dosso il Leone di San Marco, il secolare simbolo della città di Venezia, per chiedere il miliardo di euro al premier Conte per i danni causati dal mal tempo in Veneto.

Il Governatore del Veneto Zaia con il tricolore in bella vista.

“Siamo in ginocchio – commentò il governatore Luca Zaia a ridosso dell’emergenza che flagellò l’intero Paese, -, abbiamo già previsto la chiusura di tutte le scuole. Ho chiesto già domenica scorsa l’intervento della protezione civile nazionale quando ancora c’era una situazione di calma totale. Ho chiesto agli istituti di credito dei finanziamenti speciali e di sospendere le rate dei mutui. Ho chiesto al governo di procrastinare tutto il procrastinabile. Dopodichè tutti gli interventi: non abbiamo solo il problema di ripristinare lo status quo, cioè di far tornare tutto come prima. Se non interveniamo velocemente con finanziamenti rapidi le nostre valli si spopoleranno perché non hanno più servizi”

È chiaro, no? Nelle emergenze siamo tutti italiani. Persino i leghisti. Ebbene sì, con il tricolore non si puliscono più il culo, adesso lo baciano, e chissà se prima l’avranno lavato…

 

Un articolo di Antonio Corradini pubblicato il 7 Gennaio 2019 e modificato l'ultima volta il 7 Gennaio 2019
#Lega   #Matteo Salvini   #sud  

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