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Da Palermo a Napoli: i cento passi di Peppino e Antonio

News | 9 Maggio 2019

C’è ancora chi li compie quei cento passi. Uno alla volta, giorno dopo giorno.
L’associazione del cuore, più che mentale, ci ha riportati immediatamente a lui. Settecento chilometri più a Sud, in una terra che tanto ha in comune con la nostra.

Nello stesso regno che fu delle due Sicilie, le due capitali ancora accolgono storie di uomini capaci di grandi eroismi. Sì, perché in questo mondo c’è ancora bisogno di eroi, purtroppo, gente in grado di elevarsi a modello per tutti quelli che continuano a praticare gli odiosi riti dell’indifferenza.

Un eroe del nostro tempo, è un dovere morale ricordarlo oggi, 9 maggio, Peppino Impastato, figlio di Luigi e nipote di Gaetano Badalamenti.
Una famiglia immersa nella melma della criminalità organizzata.

Un cognome rispettabile, quello di Peppino, emblema di una stirpe di cacciatori in costante ricerca di prede da sventrare.
Un cognome pronto ad essere utilizzato per ottenere qualsiasi cosa si potesse desiderare.

A Peppino, però, quella vita faceva assai schifo. Scelse di denunciare e, per farlo, ha utilizzato ogni mezzo di cui disponeva. La sua radio, l’impegno in politica il desiderio di lottare sono stati messi al servizio del bene comune.

Un passo dopo l’altro era riuscito a far crollare quell’aurea di sacralità che spesso la società (in)civile riserva agli uomini delle mafie.
Per noi, oggi, è il nome di Peppino ad essere sacro. Le sue idee sono tesoro prezioso da tramandare ai posteri, sempre, perché in tutti fiorisca un sano sentimento di odio e repulsione verso ogni forma di violenza e sopruso.

La sua vicenda, finita troppo presto per colpa di mani vigliacche e infami, continua a tracciare sentieri nuovi e ad aprire infinite possibilità di riscatto.

Quei cento passi li abbiano riconosciuti tutti negli occhi azzurri e profondi di Antonio Piccirillo, figlio di camorra, che ha deciso di dissociarsi dalle terribili scelte del padre.

Sembra essere cominciata, così, una nuova marcia della legalità, che da Cinisi arriva a Napoli ed invade tutto il Paese. Una marcia nata per ricordare che la speranza non muore mai in quelle storie capaci di coraggioso impegno.

Le mafie sono una montagna di merda.
Lo urliamo con Peppino. Lo ripetiamo con Antonio. Grati.

Un articolo di Rocco Pezzullo pubblicato il 9 Maggio 2019 e modificato l'ultima volta il 9 Maggio 2019

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