giovedì 14 novembre 2019
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IL DAILY TELEGRAPH

No olimpiadi a Napoli, patria della camorra. Dimenticando il fallimento di Londra 2012

Criminalità, Europa, Eventi, Italia | 17 Dicembre 2014

roma 2024

“L’ambizione dell’Italia, nel bel mezzo della peggiore recessione dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, è stata accolta con derisione». Sul Daily Telegraph  questo il commento di Nick Squires, a proposito della candidatura italiana ad ospitare le Olimpiadi estive del 2024.  La cosa grave però è che secondo il giornalista inglese il pericolo è che le gare si disputerebbero a Roma, Firenze, Sardegna e soprattutto  Napoli, «la casa della camorra».

«L’Italia è stata colpita da una serie di scandali di corruzione, il più recente a Roma dove politici corrotti sono accusati di connivenza con i criminali della malavita per sottrarre decine di milioni di euro in fondi pubblici. I progetti per le grandi infrastrutture sono sempre stati infiltrati da diverse organizzazioni mafiose, da Cosa Nostra alla ‘ndrangheta calabrese» aggiunge poi. Ora nessuno vuole negare infiltrazioni malavitose nei vari appalti, però qualcuno dovrebbe spiegare che le vicende Expo, Mose e Mafia Capitale con la criminalità organizzata modello “spaghetti western” nulla hanno a che fare  con Napoli e che anzi trattasi di sistemi di connivenze tra politici nordici e imprese nordiche nella maggior parte dei casi..

Detto questo, potremmo ricordare a Squires le polemiche legate alle olimpiadi di Londra 2012, quando alle casse risultava il tutto esaurito e gli spalti dei giochi restavano vuoti (al punto che fu aperta un’inchiesta allora) ma soprattutto potremmo ricordare quando per i giochi furono spesi 24 miliardi di sterline, quasi tutti fondi pubblici.

Investimenti poi rivelatosi inutili, con Cameron che annunciava trionfante che l’eredità olimpica avrebbe trainato il turismo, con investimenti stranieri e altre cavolate. Invece il turismo dopo le olimpiadi a Londra è crollato. Così come durante i giorni degli eventi i giornali inghlesi parlavano di“Ghost Town“. Una città fantasma: deserte le strade dello shopping, i centri commerciali, i teatri, i musei e i ristoranti del West End (la zona centrale di Londra).

L’economia della capitale britannica è fondata sul terziario e sui servizi. E il flop olimpico del turismo con i suoi danni collaterali – spiegarono allora gli analisti – null’altro fece se non continuare la recessione che aveva colpito il paese nei due primi quadrimestri del 2012 (la peggiore degli ultimi cinquant’anni) piuttosto che offrire una via d’uscita. Diversi studi, poi, ricordiamo che hanno dimostrato nel tempo come da Barcellona 1992 a Pechino 2008 le Olimpiadi sono sempre state presentate come un toccasana per l’economia nazionale, salvo poi rivelarsi un pessimo affare.

Ricordiamo infine che quando nel 2005 l’allora premier Blair apparecchiò la tavola olimpica (costo stimato 2,4 miliardi, poi salito a 9,3), la presentò come “un’opportunità unica per l’economia britannica”. Peccato che alla fine sia arrivato il conto di 24 miliardi. A pagarlo sono, ancora oggi, i cittadini inglesi comunque, non noi. Noi, per fortuna, siamo napoletani.

Lu.Pa.

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 17 Dicembre 2014 e modificato l'ultima volta il 17 Dicembre 2014

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