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DALLE UNIVERSITA’ AI BENI CONFISCATI

Pedagogia della R-Esistenza visita la cooperativa Valle del Marro

Altri Sud, Attualità, Battaglie, Cultura, Europa, Eventi, Giustizia, Identità, Istruzione, scuola, università, Italia, Made in Sud, Mondo | 2 Maggio 2016

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Foto di Giuseppe Spadafora

“La paura esiste in ognuno di noi, ma si supera unendo la voglia e la rabbia. Questo è il coraggio. Quel coraggio che l’uno ritrova nell’altro. Ci contagiamo nel coraggio e nella voglia di cambiare.” Don Pino Demasi, Polistena, 29 Aprile 2016.

Pedagogia della R-Esistenza, il corso del Dipartimento di Lingue e Scienze dell’Educazione dell’Università della Calabria diretto dal professor Giancarlo Costabile, ancora una volta si sposta dalle aule accademiche per raggiungere dei luoghi di rinascita.

E’ la volta di Polistena (RC), dove 50 ragazzi, lo scorso venerdì, si sono recati in visita alla Cooperativa Valle del Marro e, successivamente, sui beni confiscati alla ‘ndrangheta.

“La cooperativa Valle del Marro è una cooperativa agricola costituita nel dicembre 2004 come strumento per creare sviluppo e lavoro, e ha come obiettivo il cambiamento della mentalità del territorio. E’ stata la seconda cooperativa italiana a nascere su un bene confiscato alle cosche. Oggi è una realtà che produce economia legale e mette in circolo una cultura della solidarietà e della cura verso i più i deboli”, spiega Antonio Napoli, membro direttivo della cooperativa.

La cooperativa svolge la sua attività agricola a Castellace, frazione del comune di Oppido Mamertina. Qui si estende una vasta distesa di uliveti, prima appartenenti alla cosca dei Mammoliti.

“Nel 1982 fu introdotta la legge Rognoni – La Torre, che stabiliva prima il sequestro e poi la confisca dei beni. Non è un processo facile arrivare poi al loro utilizzo sociale, innanzitutto perché i mafiosi tendono a ostacolare il lavoro, poi subentrano varie problematiche: lo stato dei beni, le quote indivise. Successivamente, numerose sono state le intimidazioni, ma la paura non deve diventare regola di vita. Il bene confiscato è a meno di 1 km dalla residenza dei Mammoliti, con una strada in comune dove mafia e antimafia camminano insieme, seppur opposte. Si va sui beni, si lavora, si strappa un guadagno che deve poi combattere contro le conseguenze, ma lo facciamo non perché siamo eroi, ma per mettere un tassello diverso in questo mondo”, continua Antonio.

Antonio era un insegnante. Ha scelto di lasciare la cattedra per continuare la sua attività di formazione fuori, nei suoi territori. “Bisogna coltivare le coscienze e formare. Formare significa liberare le vite dal proprio destino”, conclude.

I ragazzi si sono intrattenuti sul bene confiscato per tirare due calci al pallone. Una sorta di provocazione verso chi sta dall’altra parte.

Ultima tappa della giornata, il Centro Polifunzionale Don Pino Puglisi per l’incontro con Don Pino Demasi, vicario generale della diocesi di Oppido Mamertina – Palmi e responsabile regionale di Libera, nonché “costruttore di un nuovo modello di democrazia che ha nella partecipazione attiva e nella promozione dal basso di reti sociali, i punti chiave della sua azione pedagogica”.

Il Centro Polifunzionale nasce in un bene confiscato al clan Versace di Polistena. Prima era un palazzo composto da un bar chiamato “2001”, da una sala matrimoniale e da una scuola. Oggi è un centro creativo per ragazzi.

“L’uso sociale dei beni confiscati è un passo verso la sconfitta della mafia, perché gli si toglie il potere, la ricchezza e, soprattutto, il consenso”, spiega Don Pino Demasi nella lectio tenuta ieri per gli studenti di Pedagogia della R-Esistenza. “Pedagogia della R-Esistenza non è uno slogan, ma una scelta di vita ben precisa, perché l’educatore è educatore attraverso la testimonianza. Non un venditore di palloncini, ma un testimone di speranza.”

Don Pino dice: “In Calabria c’è gente che spara e c’è gente che spera”. La bellezza è trovare quella speranza nei giovani, nel futuro che sogniamo e prospettiamo di una Calabria finalmente LIBERA dal sistema mafioso e ‘ndranghetista.

Eleonora Greco

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 2 Maggio 2016 e modificato l'ultima volta il 30 Aprile 2017

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