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DALL’IRPINIA

40 anni dopo il terremoto un solo segno positivo: le persone che abitano questa terra. Il racconto di Orticalab

Campania | 23 Novembre 2020

Il mare non bagna l’Irpinia. Che banalità, vero? Siamo un Sud di montagne noi. Siamo il Mezzogiorno del 23 novembre 1980, il Meridione dei terremotati, il popolo del Fate Presto. E’ nostro quel profondissimo squarcio in cui perdevano la vita tremila persone, c’era la neve e i soccorsi si rivelarono insufficienti in un territorio ostico e arroccato come il nostro. Si scavava a mani nude. Saremo in eterno il cratere, la terra degli sciacalli politici e degli scempi della ricostruzione. 

Quarant’anni dopo vediamo ancora i buchi neri, le case vuote e interi piccoli comuni completamente spostati dal punto in cui sorgevano. Speculazioni, baracche e denari mangiati: non abbiamo mai davvero voltato la pagina di questa storia, che ci indentifica, che vive nell’anima e nella memoria anche di chi non era ancora nato. 

Io non c’ero, la mia generazione – 1989 – non c’era e nemmeno quella a seguire. Eppure ognuno di noi sa di essere destinato a ricostruire sulle macerie e di avere, a suo modo, elaborato un trauma che lo ha reso diversamente forte. E’ un’abitudine che si sviluppa nella forza dei racconti, quelli dei nonni e dei genitori, i nostri ricordi non coincidono, perché non coincide la geografia, loro sono quelli del prima e noi quelli del dopo.

Quanti convegni, quanti libri, quante inchieste, quanti speciali Rai, quanti webinair – in epoca Covid si commemora così – quante parole, quanti monumenti, quante interviste. E quanti sbagli, nessuno riconosciuto. Però c’è un segno positivo in questa tragedia: sono le persone che ancora poggiano i piedi su questa terra. Siamo noi, figli e nipoti di quel terremoto. Siamo noi, che abbiamo ereditato la storia di luoghi che non esistono più e ogni giorno sgomitiamo per il diritto alla scelta, tra restare e andare via non decidiamo ancora noi.

La contronarrazione

Con la redazione di Orticalab abbiamo deciso di  procedere con una contro-narrazione per questo quarantennale del sisma, un video reportage che ci ha portati in sette paesi per conoscere chi ci abita oggi: Teora, Conza della Campania, Lioni, Sant’Angelo dei Lombardi, Senerchia, Calabritto e San Mango sul Calore, tra i comuni più colpiti, completamente sventrati e oggi irriconoscibili rispetto al passato. Ci siamo andati per dare voce a chi in questi quarant’anni non l’ha mai avuta, perché non bisogna semplicemente ricordare, ma elaborare il trauma. Per andare avanti.

Abbiamo incontrato giovani uomini e giovani donne che in questi paesi vivono, lavorano e studiano e sono stati loro ad aiutarci a leggere i mutamenti culturali, sociali ed economici attraverso lo spazio, il tempo e le persone. A loro abbiamo chiesto di farsi memoria e allo stesso tempo di raccontare questo territorio qui e adesso.

Solo così si riesce ad avere il senso e la misura di quello che ancora bisogna ricostruire, perché ci sono altre menti, altre anime, ad orientarsi in geografie nuove e più complesse. Un corpo vivo e unico, l’unico capace di non far morire l’Irpinia, l’unico in grado di invertire un destino di cemento, desertificazione e isolamento. 

Video a cura di Francesco Antonio Forgione, Luigi Salvati e Maria Fioretti per Orticalab.it

Un articolo di Maria Fioretti pubblicato il 23 Novembre 2020 e modificato l'ultima volta il 23 Novembre 2020

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