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D’Amico Editore pubblica “Lo ‘Nfierno”, l’Inferno di Dante tradotto in napoletano da Domenico Jaccarino

Lingua Napoletana | 11 Febbraio 2021

Ammore, che a ogne core s’acchiappaje

Pigliaje chisto da la bella perzona, 

Che mme levajeno, e affesa io ne restaje.

Ammore, che ogne anema ammasona,

Mme dette d’isso no piacere forte,

Che comme vide ancora ccà mme sona.

Ammore ce portaje a una morte,

Caina aspetta a chi morte nce dette.

Questi sono i versi più famosi del canto quinto dell’Inferno di Dante Alighieri, tradotto da Domenico Jaccarino, professore, giornalista, poeta e saggista napoletano, nato nel 1840 e morto nel 1894. La traduzione in napoletano della Commedia è una delle opere principali dell’autore, iniziata nel 1858 sul giornale Bazar, che ospitò i primi quattro canti dell’Inferno, e continuata su La Partenope e Giambattista Vico. Jaccarino tradusse integralmente l’Inferno e gran parte del Purgatorio.

Una vita votata all’educazione popolare

Jaccarino raccolse le sue traduzioni in un volume dal titolo Il Dante popolare o la Divina Commedia in dialetto napolitano. L’opera ricevette una calorosa accoglienza nell’ambiente letterario contemporaneo, tanto che nel 1869, sul giornale Il Baretti di Torino, in un articolo elogiativo della traduzione di Jaccarino, si leggeva: “Vorremmo anzi che i figli di Gianduia e di Meneghino potessero avere il loro Dante come lo ha Pulcinella”.
Come racconta l’editore D’Amico, Domenico Jaccarino fu fondatore di giornali, tra cui il già citato Giambattista Vico, e si dedicò alla donazione di biblioteche alle carceri e all’allestimento di biblioteche circolanti nei quartieri popolari di Napoli, con lo scopo di offrire un’opportunità di studio e di apprendimento a chi non l’aveva avuta.

“Le onde del Sebeto” e la riscoperta di un mondo sommerso

Lo ‘Nfierno di Jaccarino è il quinto volume della collana di D’Amico “Le onde del Sebeto”, una collana interamente dedicata alla riscoperta di un mondo sommerso, quello delle opere dimenticate della letteratura in napoletano. Tra i libri già pubblicati della collana: La notte de Piedigrotta di Giacomo Marulli, Le Odi di Orazio tradotte in napoletano da Gabriele Quattromani.
“Le onde del Sebeto,” spiegava in un’intervista l’editore Vincenzo D’Amico, “è l’idea di qualcosa che c’è e non c’è, qualcosa di dimenticato, quasi scomparso, che, sorprendentemente, a volte, affiora. Si propone di pubblicare solo testi scritti interamente in napoletano.”

Il lessico e la grafia di Jaccarino

Vista la grande ricchezza e varietà lessicale della Commedia, non sorprende che Jaccarino sia dovuto ricorrere a una grande quantità di voci rare e antiche che risulterebbero difficili a un lettore del 2021. Il libro è corredato perciò di un’appendice che raccoglie tutte le voci ritenute poco trasparenti e che permette una lettura agevole per il lettore contemporaneo.

Un altro dato interessante per il lettore contemporaneo è la grafia del napoletano, per certi versi molto diversa da quella a cui siamo abituati.
Pochi sanno, infatti, che l’uso dell’articolo ‘o / ‘a / ‘e si deve a un’innovazione portata nella grafia napoletana da autori come Salvatore di Giacomo alla fine dell’Ottocento, che accolsero nella grafia forme che si erano già da tempo diffuse nel napoletano parlato.
Nel testo di Jaccarino, invece, si troveranno gli articoli più conservativi lo / la / le/ li, come in lo frato / lo ffuoco / la via / le pporte / li sciure.

Teresa Apicella

Un articolo di Teresa Apicella pubblicato il 11 Febbraio 2021 e modificato l'ultima volta il 11 Febbraio 2021

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