domenica 18 agosto 2019
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DAVID DI DONATELLO 2018

La Lingua Napoletana protagonista con “Ammore e Malavita” e “Gatta Cenerentola”

Lingua Napoletana | 18 Marzo 2018

Quest’anno, alla 63° edizione della prestigiosa manifestazione del David di Donatello 2018, che si terrà la sera del 21 marzo, la lingua napoletana sarà protagonista, con ben due film: Ammore e Malavita dei Manetti Bros. e Gatta Cenerentola, di Alessandro Rak, Ivan Cappiello, Marino Guarnieri, Dario Sansone, entrambi candidati come miglior film.

Due opere dai contenuti e dalla sceneggiatura molto diversi, ma accomunati dall’ambientazione a Napoli e dalla lingua napoletana, che fanno da scenario e humus imprescindibile, che permeano ogni attimo della narrazione, senza che per questo essa diventi localistica, ma ponendosi anzi decisamente come scenario d’arte universale.

È la dimostrazione che in napoletano si possono ancora lanciare messaggi che travalicano tutti i confini.
La lingua napoletana si conferma quest’anno come lingua letteraria, teatrale, cinematografica e musicale di spicco, come elemento centrale del panorama artistico italiano, e non solo.

Gatta Cenerentola, con Mariapia Calzone, Alessandro Gassmann, Massimiliano Gallo, Mariano Rigillo, Enzo Gragnaniello, con la colonna sonora di Antonio Fresa e Luigi Scialdone, è una ripresa della fiaba di Basile, catapultata in un futuro distopico.
Il film è ambientato in quel che resta del Polo della Scienza e della Memoria, un’utopia di un imprenditore illuminato, Vittorio Basile, che non ha voluto “levare l’ancora” da una città complicata, una Napoli del futuro. Sullo sfondo, un’idea di Napoli come luogo in cui realizzare un progetto che unisce memoria e futuro, in una grande opera, la nave Megaride, un’invenzione ultra-tecnologica. Una nave viva, ormeggiata nel porto di Napoli, capace di ricordare gli eventi passati, di elaborarli e rimetterli in scena. Un’utopia che si trasforma in un incubo; un futuro caratterizzato dalla persistenza di una memoria inquietante.
Qui la lingua napoletana viene messa alla prova in un genere, il film d’animazione con i caratteri della distopia di stampo fantascientifico, in cui non si era finora mai espressa. La prova è superata, e la lingua non solo si dimostra all’altezza, ma conferisce al genere un’intensità emotiva e una carica drammatica del tutto particolari: merito senza dubbio della maestria dei registi e degli attori.

Di taglio completamente diverso, Ammore e Malavita, con Giampaolo Morelli, Serena Rossi, Carlo Buccirosso, Claudia Gerini, Raiz, Giovanni Esposito, Ivan Granatino. È un musical napoletano dal ritmo incalzante e coinvolgente, un misto esplosivo di tanti generi, sia cinematografici che musicali.
Un film d’azione, un film d’amore, una commedia punteggiata di momenti drammatici; con richiami, in parte seri in parte ironici, al genere della fiction sulla malavita.
Le musiche sono un collage riuscito, a cura di Pivio e Aldo De Scalzi, di ritmi che spaziano da Broadway, la sceneggiata napoletana – con uno spettacolare cammeo di Pino Mauro -, accenti neomelodici e sonorità pop, fino al rap. Una gamma di scelte musicali che dà sfogo alle potenzialità ritmiche e melodiche della lingua napoletana, dilatandole fino a raggiungere contesti inaspettati, come in L’ammore overo, rivisitazione in napoletano di What a feeling, la famosissima colonna sonora di Flashdance.
In ognuna di queste prove, la lingua e la cultura napoletane accompagnano i registi e gli attori, nel loro rivisitare e re-inventare, non senza ironia, gli stereotipi sulla città; e nel presentarla, in un’epoca di metropoli senza volto, di non-luoghi, come un luogo vero, da cui si irradia un messaggio che, proprio perché parte da un vero luogo, può raggiungere ogni luogo.

Teresa Apicella

Un articolo di Teresa Apicella pubblicato il 18 Marzo 2018 e modificato l'ultima volta il 19 Marzo 2018

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