fbpx
venerdì 27 novembre 2020
Logo Identità Insorgenti

De Cicco, Guarracino, Di Nocera, Benaglia: 31 anni fa strage di innocenti a Ponticelli

Nun te scurdà | 11 Novembre 2020

Nun te scurdà,  nun te scurdà
nun t’ ‘o scurdà pecchè asinnò che campe a fà

Sono passati ormai 31 anni dalla strage del Sayonara, locale di Ponticelli dove i camorristi del Clan Sarno uccisero sei persone. Tra queste, quattro erano innocenti.

È una fredda sera di Novembre. Il bar Sayonara si trova a Ponticelli, un quartiere dell’area Est di Napoli, tra i più popolosi della città. Di sera, al ritorno da lavoro, c’è chi se lo fa volentieri un bicchiere al bar, prima di tornare a casa. Anche la sera dell’11 Novembre, qualcuno aveva scelto di stare al bar, nel pieno delle libertà che un uomo ha. Libertà che non guarda in faccia a uno degli anni più sanguinosi per la violenza della Camorra, che nell’89 ha fatto più di 200 morti. Perché la libertà non ha paura.

La Camorra uccide

Alle 18.30 di quel Sabato otto uomini, armati fino ai denti e sotto effetto di stupefacenti, scendono da 3 auto. Sono gli “uomini” della banda di Ciro Sarno, detto ‘o piccirillo, che in quei mesi era in guerra contro il Clan di Andrea Andreotti, detto invece ‘o cappotto. Il clan doveva regolare i conti, ce n’era bisogno per far capire chi doveva gestire il racket della droga, delle estorsioni e del lotto clandestino. Ma i camorristi non conoscevano nemmeno il volto dei loro obiettivi, che erano il gestore del locale e il figlio, Antonio Borrelli, pregiudicato di 27 anni.

Vestiti da meccanici per mimetizzarsi tra gli operai del quartiere popolare, i banditi del Clan Sarno, armati di pistole, fucili e mitra, cominciano a sparare all’interno del locale. Senza badare ai volti, alle vite, a chi ci fosse dietro al mirino del fucile. I primi ad essere raggiunti dai colpi sono proprio gli obiettivi dell’assalto. Ma l’odio del piombo aveva colpito anche altre 4 persone. Erano il 38enne Gaetano de Cicco, dipendente del Comune di Napoli, il 45enne Mario Guarracino, e poi Gaetano di Nocera, un operaio dell’Italsider di Bagnoli in cassaintegrazione, di 52 anni, e Salvatore Benaglia, di 53 anni. Sparati in faccia, irriconoscibili. Non c’entravano niente.

Omertà: l’altra arma della criminalità organizzata

Oltre ai morti, quella sera, i carnefici nella loro mattanza hanno beccato anche altre persone. E tra i feriti, figura anche una bambina. Dopo i colpi fu curata di nascosto, in casa, per omertà. È questa la pratica su cui fa leva la criminalità: l’omertà. “Io non ho visto niente”, “Nun ce stevo”, “Ma pecché, che è succies?”, la Camorra usa la paura per difendersi. Malavita che diventa a tutti gli effetti terrorismo.

C’è voluto tempo per trovare i colpevoli di tanto dolore. Nel 2011, dopo più di venti anni, il Clan Sarno è stato smantellato e i suoi boss hanno parlato della strage. Venti anni. Poi le parole dei boss, 4 fratelli che comandavano nel clan e hanno scelto di parlare, “pentiti”. Tirando in ballo anche il quinto fratello, che invece zittisce. La questione era un litigio per soldi, il Clan rivale aveva ammazzato un amico vicino ai Sarno, poi sono mancati dei soldi. Erano per il “sindaco”. Per questo è partita una risposta sanguinaria, che è costata vite innocenti. Dopo queste dichiarazioni sono arrivate 13 condanne, 4 arresti e un latitante. Clan estinto, quindi, che tuttavia ha messo piede ma stavolta al Nord, infiltrandosi nelle attività economiche della Romagna e sviluppandosi sul racket, sull’infiltrazione mafiosa e la corruzione. Nuovamente smantellati durante l’operazione Darknet della guardia di finanza di Rimini, nel 2018.

“Hanno provato a seppellirci, non sapevano che eravamo semi!”

È quello che recita il murales a Ponticelli, realizzato lo scorso Febbraio dalle realtà del territorio che lottano contro la Camorra. Attivisti, studenti, cittadini che ogni anno ricordano le vittime innocenti del territorio. E non si fermano nemmeno quest’anno, perché non si può e non si deve arretrare in questa lotta che parte dalla presa di coscienza di ognuno. Oggi, dalle 10 di mattina, ci sarà uno streaming Web organizzato dalle varie associazioni, tra cui spicca Libera, per ricordare la strage. Saranno presenti anche i parenti delle vittime. La diretta streaming è visibile sul sito di Libera Campania.

E non è vero che a Napoli, come dice qualcuno, abbiamo la Camorra nel sangue e siamo tutti omertosi. Anzi! Tra le persone buone, poi, ci sono realtà, che lottano attivamente contro il “Sistema”. Lotta che non coincide col semplice giustizialismo, ma che parte dall’istruzione, dal lavoro, dalla dignità di una comunità. Perché contro la Camorra non serve la stessa realtà che la genera, ma un’alternativa. Infatti la Camorra è un cancro che mette piede tra ignoranza e povertà, ma anche tra ricchezza e sete di potere. Promette il cielo, ma regala solo povertà, dolore e sfruttamento. Nun t’ ‘o scurdà maje.

Ciro Giso

Un articolo di Ciro Giso pubblicato il 11 Novembre 2020 e modificato l'ultima volta il 11 Novembre 2020

Articoli correlati

Nun te scurdà | 23 Novembre 2020

Il diritto di ribellarsi alle ingiustizie: il ricordo di Raffaele Pastore a 24 anni dal suo assassinio

Nun te scurdà | 21 Novembre 2020

Gelsomina Verde, torturata e uccisa dalla camorra il 21 novembre 2004. Aveva ventidue anni

Nun te scurdà | 19 Novembre 2020

Michele Cavaliere, l’imprenditore che si è opposto al pizzo

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi