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SUL CORRIERE DELLO SPORT

Parla De Laurentiis: “Entusiasta di Ancelotti, può rimanere per anni. Insigne è un prodotto di Napoli e del Napoli”. Su Sarri: “Era diventata una questione di denaro”

Sport | 10 Ott 2018

La sosta del campionato, imposta dagli impegni delle rappresentative nazionali, ben si presta quale momento di riflessione e di primi bilanci dopo questo scorcio iniziale di stagione. A parlare, in casa Napoli, è stato il Presidente Aurelio De Laurentiis, concessosi ai microfoni de Il Corriere dello Sport.

Tanti i temi trattati nell’intervista firmata da Antonio Giordano: il rapporto con Ancelotti, la magica serata di Champions League col Liverpool, lo splendido momento di forma di Insigne, le trattative per il rinnovo di Zielinski e, dulcis in fundo, la tormentata rottura del rapporto con Maurizio Sarri.

La riflessione delaurentiana ha il suo incipit nell’ingaggio di Carlo Ancelotti, giunto pochissime ore dopo l’annuncio del divorzio con Maurizio Sarri:

“Erano anni che avevamo contatti telefonici. Ogni tanto Carlo si informava di nostri calciatori e io con lui dei suoi. Mi aveva colpito il suo equilibrio ma anche la sua educazione, perché quando intuiva che non ci sarebbero stati margini per trattative non insisteva. Ci sono voluti cinque minuti, dico cinque, per arrivare all’accordo. La negoziazione più rapida dei miei circa quindici anni di calcio. Poi è venuto un avvocato, bravissimo, e sono stati sufficienti altri cinque minuti a me e a Chiavelli, l’amministratore delegato, per definire ogni dettaglio”.

Dalla scintilla estiva al rendiconto di questo positivo avvio di stagione, contraddistinto da sei vittorie in otto partite di campionato e dalla strabiliante vittoria casalinga, in Champions League, sui vice-campioni d’Europa del Liverpool:

“L’altro giorno Carlo era a Ischia, mi ha telefonato entusiasta: Aurelio, io qui ci potrei restare anche sei anni. Con lui si vive un rapporto umano, discutendo amabilmente dei reciproci interessi. E se parlo dicalcio, non si offende: prima del Liverpool, al mattino, gli ho telefonato. ho espresso pareri. E lui con garbo, autorevolezza e autorità, mi ha detto: presidè, stai tranquillo, la vinciamo. L’ho preso in parola e all’87esimo ho detto: ma vuoi vedere che succede? E’ successo. Non può capire la mia reazione”.

Parlare di Ancelotti rende (quasi) inevitabile il ritorno su di un tema che, a quanto pare, ha lasciato una ferita aperta e ancora da rimarginare in De Laurentiis: la rottura con Maurizio Sarri.

“Credevo di aver incontrato un allenatore che si sarebbe trattenuto a Napoli per un lungo periodo. Avrei potuto tenerlo, anche perché aveva altri due anni di contratto. Ma ad un certo punto è diventata una questione legata esclusivamente al denaro. Di colpo, attraverso l’impatto mediatico o certi opinionisti, si stabilisce che un contratto vada adeguato. E allora che valore ha un accordo appena siglato? Noi eravamo già passati da 700 mila euro ad un milione e mezzo. Poi però ho sentito dire: col prossimo contratto voglio arricchirmi. E le dichiarazioni d’amore per la città? Io ci avevo creduto, poi però mi sono domandato: e se stesse usando me come sponda”.

L’amarezza per il passato non tiene affatto a freno l’entusiasmo con cui il patron azzurro mostra nel raccontare questa nuova parentesi della storia del club, coccolando due degli elementi di maggior spicco dell’organico partenopeo, come Insigne e Zielinski, e rinnovando il suo proverbiale ottimismo per il futuro e per le ambizioni del nostro Napoli.

“Lorenzo non mi ha stupito. E’ un prodotto del Napoli e di Napoli, città complicata nella quale è più difficile che altrove essere profeta in Patria. Un altro, al suo posto, avrebbe potuto dire: ma chi me lo fa fare? E invece ha dimostrato di essere uomo, ha una testa per ragionare. E per me è uno di famiglia. Quella di Piotr, invece, è una partitura ancora tutta da scrivere e da immaginare. Il vero Zielinski non è stato ancora visto appieno e codificato del tutto e questa altalena forse genera in lui un’insicurezza a cui saprà ovviare.

Come immagino il nostro futuro? Vincente in Italia e in Europa”.

Vulesse ‘o cielo!

Antonio Guarino

 

Laureato in Economia, in esilio a Milano. Classe 1990, venuto al mondo diciassette giorni prima del secondo Scudetto del Napoli. Tifoso appassionato e passionale degli Azzurri da quando a 5 anni, allettato per la varicella, mio padre e mia madre ben pensarono di farmi trascorrere quella convalescenza in compagnia delle videocassette di Maradona raccontate da Salvatore Biazzo, Luigi Necco e Italo Kuhne. Nella grande famiglia di Identità Insorgenti dal 2015, per cui scrivo e racconto le emozioni a tutto tondo del mondo calcistico partenopeo.

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