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DECRETO LIQUIDITA’

Aiuti alle imprese? Come se fosse Antani… Decidono sempre le banche

Economia | 10 Aprile 2020

Le imprese possono ottenere aiuti dallo Stato come se fosse “antani”: se il Premier Conte si fosse rifatto a Monicelli ed alla famosa gag di “Amici miei” oggi ci sarebbe ben poco di cui discutere. Probabilmente oggetto di riflessione poteva essere l’orientamento dello scappellamento: destra , sinistra o centro, ma nessun dubbio poteva sorgere sull’antani.

Di fatto l’aiuto dello Stato non c’è, ma è stato messo in piedi un complesso, tortuoso, complicato e lungo meccanismo di elargizione di prestiti da parte del sistema bancario, con garanzia statale.

Il concetto di “aiuto di Stato” è ben differente. Un Governo che comprende la fase complessa in cui siamo, ferma ogni prelievo fiscale, si premunisce di far arrivare liquidità ad ogni famiglia (e non solo buoni alle famiglie indigenti visto che il passaggio dalla povertà alla indigenza è brevissimo) e poi continua nella sua opera di braccio di ferro con l’Europa dei grandi, che con il nostro Paese ha il medesimo atteggiamento che il Nord ha con le nostre Terre: demagogia tanta, sostanza nulla.

Per le micro aziende, ossia la stragrande maggioranza, sono previsti finanziamenti sino al 25% del fatturato 2019. Secondo il Governo l’opzione sarebbe stata immediata. Bastava contattare l’Istituto bancario. Ebbene molte aziende hanno già contattato il sistema creditizio che risponde: non sappiamo ancora nulla, vi faremo sapere.

Attenzione però: i finanziamenti sono a 6 anni, a tassi previsti dalle banche, e non sono per tutti.

Quel giochino mediatico dell’ “aiutiamo tutti senza merito creditizio, garantisce lo Stato” che suona come un finanziamento collettivo delle banche a tutti non è veritiero.

La norma chiarisce che chi ha già problemi con il credito non potrà accedere neanche alle misure minime. Discorso ancor più complesso per ciò che concerne le aziende più grandi, per cui la partecipata statale SACE dà garanzia al 90% ma che comunque dovranno ricevere valutazione creditizia, nei tempi e modi delle banche.

Siamo dunque molto lontani da un concetto reale di aiuto, di sostegno al sistema imprenditoriale. Gli imprenditori che “beneficeranno” della prima parte della misura ossia il famoso 25% sul fatturato sino ai venticinquemila euro, non faranno altro che traslare un debito: con quei soldi possono effettuare investimenti (ma se tutto è fermo non si capisce su cosa) e utilizzare per circolante (e dunque pagare di fatto i debiti).

Pagati i debiti si sposta soltanto il debitore ma nessun aiuto concreto viene concesso. Per ciò che concerne invece le imprese più grandi, l’affare è solamente del sistema bancario che tra SACE e Confidi vedrà pari a zero o quasi il rischio di insoluto, contribuendo ad un ulteriore indebitamento delle aziende.

Lo Stato dunque sta invitando le imprese che vogliono affrontare la crisi ad indebitarsi con il sistema bancario. Ma l’indebitamento per essere foriero di sviluppo deve essere accompagnato da produzione, da attività d’impresa, da creazione di valore.

Le imprese sono state consegnate al sistema bancario, che potrà così mettere a reddito i capitali.

I numeri post COVID19 daranno l’esatta dimensione di una politica assolutamente lontana dalla realtà dei fatti, incapace di proporre soluzioni concrete proprio partendo dal cuore del sistema: le micro imprese.

Al di la della beffa mediatica, andando anche oltre le notizie che arrivano sul MES, superando di slancio ogni condizionamento legato alla visione politica, appare indubbio come proprio in questo momento storico, non presentare un piano di sviluppo per industria, commercio, artigianato, turismo e servizi è un errore madornale.

Non c’è programmazione. Si finanzia il breve con l’indebitamento (da banche e da Europa) nella più totale assenza di qualsiasi misura legata alla creazione di reale valore sociale, economico e finanziario.

Con il Governo Monti si parlò di sistema delle banche e ci si chiese se il mondo fosse governato dai popoli o dal sistema finanziario.

Oggi la risposta è assolutamente univoca: la piccola impresa è la vittima sacrificale di un’incapacità gestionale senza precedenti.

In tutti i dicasteri c’è totale assenza di proposta fattiva, di tutela di tutto quanto è reale. Si vive alla giornata sperando nelle provvidenze di un’Europa brutta e cattiva ma che osserva con grande attenzione l’incapacità del Governo di affrontare crisi.

Il COVID19 può essere più letale di una guerra atomica se gestito con approssimazione e assoluta incapacità di lettura della realtà.

Con gli Antani non si governa.

Leonardo Lasala

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 10 Aprile 2020 e modificato l'ultima volta il 10 Aprile 2020

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