fbpx
mercoledì 3 giugno 2020
Logo Identità Insorgenti

DECRETO SCUOLA

Com’è essere studenti durante la pandemia

Istruzione, scuola, università | 7 Aprile 2020

È passato quasi un mese da quando le scuole sono state chiuse per rispettare le misure prese per evitare il contagio dal virus covid-19. Il MIUR, il ministero dell’istruzione, ci dà ancora poche risposte. Nel frattempo, quasi tutti gli istituti, tra un problema e l’altro, provano a garantire il diritto allo studio per tutti gli studenti: ma è davvero così? Vi spiego come noi studenti stiamo davvero vivendo questa emergenza, tra una videochiamata e l’altra.

Nell’ultimo decreto scuola, approvato ieri al consiglio dei ministri, il ministro dell’istruzione Lucia Azzolina mette al vaglio diverse ipotesi per gli studenti: una prima alternativa, molto improbabile, è un ritorno a scuola entro il 18 Maggio: in quel caso si potranno svolgere gli esami di maturità – con una prova di italiano, una con materia di indirizzo, e il colloquio orale – con una commissione interna e un presidente esterno; mentre i ragazzi di terza media potranno svolgere un esame deciso dalla scuola. La seconda alternativa, che non ipotizza un ritorno a scuola, prevede l’ammissione per tutti i maturandi agli esami di maturità online, che gireranno attorno alla sola prova orale, con una commissione di valutazione interna. Per gli studenti della terza media non ci sarà l’esame, ma verrà valutata una tesina assieme ai voti dell’anno scolastico corrente. Per tutte le classi delle scuole medie e superiori è stata resa obbligatoria la frequenza alle videolezioni, e si verrà valutati come se si andasse a scuola.

“Tutti gli studenti saranno ammessi, ma non significa essere promossi. Non ci sarà nessun 6 politico.” dichiara la Ministra Lucia Azzolina: nel decreto si spiega meglio: si valorizzerà certo il lavoro svolto a distanza e l’impegno degli studenti, ma è possibile che nel prossimo anno scolastico – che comincerà il 1° Settembre – tutti seguano corsi per recuperare i mesi persi quest’anno scolastico. Non c’è la possibilità di bocciare a Giugno, ma gli studenti potranno essere rimandati a Settembre con esami di riparazione – e quindi venire bocciati lo stesso – anche considerando che non c’è nessuna garanzia nè di corsi di recupero nè di sostegno.

La vita di uno studente, tra una videochiamata e l’altra

Essere studenti in Italia, soprattutto negli ultimi anni, tra tagli e riforme della scuola pubblica, è davvero difficile: l’emergenza coronavirus sta evidenziando tutte le debolezze del nostro sistema pubblico, dalla sanità – la più coinvolta – fino all’istruzione pubblica, rivelando tutte le sue contraddizioni che da un mese ad oggi si stanno abbattendo ancora di più su professori e studenti.

“Penso che il governo, e in particolare la ministra Azzolina, si siano comportati con poca serietà dall’inizio dell’emergenza. – ci spiega Alessandro, maturando del mio liceo, il Vincenzo Cuoco di Napoli – Si sono fatti spot magnificenti sulla didattica a distanza, sulla sua efficacia. Eppure, la realtà è sempre quella di un’Italia divisa a metà, tra chi può permettersi dispositivi e qualità di rete e chi invece è in difficoltà”.

Come noi milioni di studenti sono lasciati senza risposte da questo decreto: “Negli interventi in parlamento la Azzolina ha ribadito che verranno messi a disposizione device in comodato d’uso per chi ne avesse bisogno, ma ad oggi la situazione non è cambiata. – continua Alessandro, sottolineando come anche i professori risentano della situazione – I docenti continuano, purtroppo anche loro smarriti, a proseguire col programma senza sapere dove andare a parare, senza indicazioni chiare sulle valutazioni. È una situazione di generale frustrazione e non sapere come prenderò il diploma è angosciosamente inquietante.”

Le proteste studentesche ai tempi della pandemia

Non mancano le proteste degli studenti: anche se non possiamo scendere in piazza, non ci arrendiamo e facciamo di tutto per far sentire la nostra voce: foto con cartelloni, lettere alla ministra, scioperi bianchi.

Anche costretti in casa, non manca la fantasia per opporci a una situazione scolastica che ci lascia ogni giorno con più domande che risposte: decreti pieni di ipotesi, discorsi alla tv che ci lasciano con dati strazianti: sono 1,6 milioni gli studenti che non hanno accesso alle videolezioni. Come studenti rivendichiamo delle garanzie e delle risposte chiare: la didattica a distanza non è accessibile a tutti e non tutte le scuole ricevono sussidi e comodato d’uso per i pc, inoltre manca ancora un’unica piattaforma online e soprattutto pubblica: non possiamo affidare i dati di milioni di studenti ad aziende private. Migliaia di studenti in Italia si sono uniti in una mobilitazione virtuale per rilanciare queste rivendicazioni.

Dai presidenti di consulta la richiesta di risposte reali dalla ministra: “Servono misure urgenti, l’istruzione a distanza non è garantita”, chiedono ulteriori fondi rispetto alle briciole date all’istruzione pubblica dal Governo, con l’ultimo decreto Cura Italia: 70 milioni di euro significano all’incirca 40 euro a studente, insufficienti per acquistare computer e reti internet adatte alle videolezioni. Crescono anche gli scioperi bianchi: “Mi sono rotta dello stress a cui ci sottopongono (i professori): continuano a fare come se nulla fosse, ignorando il problema, come se non ci fosse – spiega Arianna, maturanda del Don Lorenzo Milani di San Giovanni a Teduccio – certo, è rimasto un briciolo di umanità nei professori, ma c’è chi assegna compiti impossibili, lasciandoci da soli, fregandosene.”

L’unica certezza in questo mare di ipotesi lasciato dal governo, è che una famiglia su tre al Sud (dati istat) non possiede un computer o un tablet, e che mancano ancora sussidi e comodato d’uso per acquistarli o noleggiarli, a differenza di come hanno chiesto gli studenti in questi giorni. Siamo sempre più schiacciati, come se il governo ci prendesse in giro, liberandosi dalle responsabilità per le situazioni critiche che si stanno creando in tutto il paese: solo a Napoli la dispersione scolastica raggiunge picchi che superano il 30% (Dati Tuttoscuola), e la condizione della scuola non aiuta ad arginare questo grave problema.

Quand’è che il governo capirà che il sistema scolastico italiano non garantisce il diritto allo studio e lascia indietro gli studenti che non si possono permettere un’istruzione adeguata? I nostri diritti vanno rispettati e tutelati, subito.

Ciro Giso

Un articolo di Ciro Giso pubblicato il 7 Aprile 2020 e modificato l'ultima volta il 7 Aprile 2020

Articoli correlati

Diritti e sociale | 1 Giugno 2020

ISTRUZIONE NEGATA

Maturità: tra proteste e proposte, l’anno anomalo del Covid

Istruzione, scuola, università | 21 Maggio 2020

LA RIFLESSIONE

La digitalizzazione della scuola era già avvenuta da tempo (e non ce n’eravamo accorti)

Istruzione, scuola, università | 17 Maggio 2020

ISTRUZIONE

Il ministro Manfredi: Università non sarà più la stessa. Opportunità e rischio per le Università del Sud

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi