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Decreto Sicurezza: la montagna alla fine partorì il topolino

News | 11 Maggio 2019

Come dice un vecchio proverbio la montagna alla fine partorì un topolino, almeno per quello che riguarda il tema più atteso – da queste parti – del decreto sicurezza bis: la lotta senza quartiere alla criminalità organizzata, una zavorra socio-economica drammatica che da decenni affossa il Sud e, di conseguenza, l’intero sistema Italia.

La tanto pomposa e propagandata norma “spazza clan” prevede, difatti, l’istituzione di un commissario speciale che intervenga per eliminare le sentenze di condanna arretrate da eseguire nei confronti di imputati tutt’oggi liberi, oltre all’assunzione, a tempo determinato (pensate un po’), di circa 800 unità nelle forze dell’ordine. Un provvedimento certamente insufficiente che certifica il solco profondo che separa una certa politica propagandista dalla realtà di territori evidentemente sconosciuti ai vertici del ministero. Le falle di questo provvedimento sono sotto gli occhi di tutti. La carenza atavica di magistrati e il sovraffollamento delle carceri sono due elementi che potrebbero facilmente ingolfare il processo di smaltimento delle condanne definitive.

La bozza del decreto sicurezza bis prevede inoltre, all’articolo 10, l’impiego di ben 500 militari a Napoli in occasione delle prossime Universiadi, previste in Campania dal 3 al 14 luglio. Una vera e propria presa per i fondelli per una città che attende da troppo tempo risposte serie in materia di sicurezza, soprattutto in considerazione delle recenti gravi notizie di cronaca nera.

Il decreto Salvini, come da copione, si concentra piuttosto sul tema della repressione dell’immigrazione clandestina, con sanzioni clamorose contro chi salva vite umane nel Mediterraneo che vanno dai 3.500 ai 5.500 euro per ogni straniero trasportato a bordo, e la sospensione o la revoca della licenza da 1 a 12 mesi per le navi battenti bandiera italiana, ritenute, peraltro, una minaccia per la sicurezza nazionale.

La bozza del decreto prevede inoltre l’inasprimento delle pene per i reati commessi nel corso di manifestazioni o cortei, e per chi si oppone a pubblici ufficiali con qualsiasi mezzo di resistenza attiva o passiva. La palla passa ora al Consiglio dei Ministri che dovrà discutere ed eventualmente approvare il testo del decreto per poi essere convertito successivamente in legge in Parlamento.

Un articolo di Antonio Corradini pubblicato il 11 Maggio 2019 e modificato l'ultima volta il 11 Maggio 2019

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