mercoledì 16 gennaio 2019
Logo Identità Insorgenti

DECRETO SICUREZZA

Sindaci ribelli: dopo Quarto (Na) anche Palermo sospende la legge. Orlando: “Disumana e criminogena”

Attualità, Politica | 2 Gennaio 2019

Leoluca Orlando, sindaco di Palermo, ha annunciato la sospensione, nella sua città, degli effetti del decreto sicurezza. Soprattutto, ma non solo, per quanto riguarda l’anagrafe, cioè l’impossibilità per i richiedenti asilo di ottenere la residenza attraverso il permesso di soggiorno, come previsto dalla nuova legge. “È disumano e criminogeno”, dice Orlando provocando ovviamente la reazione piccata del ministro dell’interno Matteo Salvini.

La sospensione del decreto sicurezza a Palermo

Orlando ha chiesto al responsabile dell’anagrafe di Palermo di “approfondire tutti i profili giuridici anagrafici” che deriveranno dall’applicazione della norma, ma, in attesa di questo approfondimento, ha scritto il sindaco, “impartisco la disposizione di sospendere, per gli stranieri eventualmente coinvolti dalla controversa applicazione della legge, qualunque procedura che possa intaccare i diritti fondamentali della persona con particolare, ma non esclusivo, riferimento alle procedure di iscrizione della residenza anagrafica”.

Il modello dell’opposizione di Quarto

E’ stato Quarto, in provincia di Napoli, il primo comune al Sud a chiedere la sospensione del decreto. Prima di Quarto, al Nord, anche la città di Lecco, in Lombardia, aveva fatto lo stesso. Qui il Consiglio comunale di Lecco ha detto no al decreto, approvando la mozione che di fatto impegna “Sindaco e Giunta a chiedere al Ministero dell’interno ed al Governo di sospendere, in via transitoria fino a conclusione dell’iter parlamentare, gli effetti dell’applicazione del Decreto legge n.113/2018 e ad aprire un confronto con le città italiane, al fine di valutare le ricadute concrete di tale Decreto sull’impatto in termini economici, sociale e sulla sicurezza dei territori”. A Quarto, invece, su iniziativa dell’ex candidato a Sindaco, Davide Secone, nove consiglieri dell’opposizione hanno fatto la proposta, passata in consiglio, di non applicare il decreto sia per la vicenda anagrafe che per il depotenziamento del progetto Sprar e il pericolo di carcerazione per i blocchi stradali in casi di manifestazioni pubbliche e di protesta. Secondo i nove firmatari della mozione, “la normativa in oggetto è connotata in maniera fortemente razzista e classista” e conterrebbe una ferma volontà “punitiva e di marginalizzazione sociale”, soprattutto in tema di immigrazione. La mozione è stata approvata nei giorni scorsi.

Nel comune di Napoli si è invece continuata l’iscrizione all’anagrafe

Il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, interpellato da Repubblica su questo stesso tema ha spiegato di non aver applicato il decreto da subito: “Ho schierato la mia città dalla parte dei diritti – ha spiegato a Repubblica – noi applichiamo le leggi ordinarie solo se rispettano la Costituzione repubblicana. È obbedienza alla Carta e non disobbedienza. L’iscrizione all’anagrafe è fondamentale, consente alle persone di avere diritti. Sono in ballo interessi primari della persona: l’assistenza, l’asilo. Ci muoviamo in questa direzione anche per il sistema Sprar che è un’esperienza da tutelare mentre questo governo punta a riaprire centri affollati, depositi di persone che rischiano di trasformarsi in verie e proprie bombe umane”.

I casi di Bologna, Torino, Milano e la posizione dell’Anci

Anche Bologna, e Torino nelle scorse settimane hanno approvato un ordine del giorno (con i voti del Movimento 5 stelle e del Pd a Torino, con il M5s astenuto a Bologna) per chiedere la sospensione del decreto. A Milano invece è stato presentato e non ancora votato.

L’Anci, dal canto suo, ha calcolato che i costi amministrativi delle nuove disposizioni per l’assistenza ai soggetti vulnerabili si aggirano sui 280 milioni di euro, oggi a carico del sistema nazionale e che andranno invece a gravare sui Comuni, sui servizi sociali e sanitari territoriali.

Oltre alle preoccupazioni di natura economica per gli enti locali, anche per l’Anci il timore è che la cancellazione del modello Sprar vanifichi gli sforzi degli ultimi anni.

Un articolo di Lucilla Parlato pubblicato il 2 Gennaio 2019 e modificato l'ultima volta il 2 Gennaio 2019

Articoli correlati

Attualità | 16 Gennaio 2019

SU ISCHIA PRESS

Ode polemica a Cruciani, prezzolato di regime e nemico del Sud

Ciento 'e sti juorne | 16 Gennaio 2019

Attori si nasce e non si diventa: gli 80 anni di Giacomo Rizzo, una vita fra set e palcoscenico

Integrazione | 15 Gennaio 2019

LA DIRETTIVA

Si all’anagrafe temporanea per i richiedenti asilo. De Magistris sfida Salvini

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi