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DETENUTI E DIRITTI

Dalla cella zero di Poggioreale alla palestra di Gianni Maddaloni (video)

Diritti e sociale, Giustizia, NapoliCapitale, Repressione | 13 Marzo 2015

cella poggioreale

“Chi vive dentro il carcere deve rinunciare a tutto ciò che gli appartiene, alla sua autonomia, alla sua identità, ai suoi valori, alla riuscita del proprio progetto esistenziale, di quel progetto che ciascun uomo coltiva dentro di sé.”

dal libro – Il posto dove parlano gli occhi – Carlo Serra (psicologo)

“Io sono stato detenuto al carcere di Poggioreale. Tra quelle mura si sentiva di tutto, le urla di chi veniva preso e picchiato. Scrivevo le lettere dove denunciavo quello che accadeva nel carcere di Poggioreale e di nascosto le facevo uscire fuori: non avevo paura di denunciare perchè quello che chiedevo era solo un nostro Diritto. Vivamo in cella in condizione disumane, trattati come animali”. Questo ci racconta un detenuto dato in affidamento e in messa alla prova  insieme ad altri 7, a Scampia alla palestra gestita da Gianni Maddaloni.

Un barlume di luce per chi per anni è stato rinchiuso tra quelle mura di un carcere, dove spesso la dignità viene calpestata. Pietro Ioia presidente dell’Associazione Detenuti ed ex detenuti, ha portato alla luce l’inchiesta sulla famosa “cella zero” di Poggioreale, dove lui stesso durante la sua detenzione è stato picchiato.

Aperte due inchieste, dopo un anno la Procura di Napoli ha indagato quattro poliziotti penitenziari e un medico del carcere di Poggioreale. Detenuti pestati per trent’anni, la violenza era diventato un fatto sistematico, come se fosse la normalità.

Ma bisogna avere sempre i fari accesi, perché si continua a morire in quella struttura: Luigi Bartolomeo  dopo un solo giorno di detenezione è entrato in coma il 22 ottobre 2014  per poi morire venti giorni dopo, come nel 2013 trovò la morte Federico Perna.

I primi ad  subire pestaggi in galera erano i ragazzini, quelli che si trovano per la prima volta dietro a quelle mura, che ampliavano solo il loro voler delinquere.

Il carcere dovrebbe essere altro: dovrebbe oltra la funzione detentiva avere sopratutto una funzione rieducativa, dovrebbe indirizzare sulla strada giusta le persone che hanno commesso un reato, non essere pestate senza dignità.

Ruolo fondamentale per il recupero dei detenuti lo hanno le strutture che li mettono alla prova, facendoli uscire da quelle sbarre ed impiegandoli in modo funzionale a favore della società: questo è lo scopo di Gianni Maddaloni che si è fatto affidare 8 detenuti, impiegati alla “Star Judo Club Centro Gianni Maddaloni”, la sua palestra di Scampia.

Gianni Maddaloni, ci spiega che questa scelta viene sopratutto da un evento familiare, suo fratello  morì in carcere quando lui aveva solo 26 anni a Palermo: ridare una dignità a queste persone diventa fondamentale, per questo motivo ha scelto di usare dei soldi  avuti per donazione per i ragazzi a rischio dalla Banca Credito Cooperativo di Napoli, per dare un piccolo stipendio a queste persone: sono solo 300 euro ma per loro vuol dire tantissimo.

Maddaloni da solo però non ce la può fare, quindi sarebbe compito sopratutto delle Istituzioni dare un sostegno a questi progetti.

La delinquenza viene sconfitta in questo modo e te ne rendi conto quando un pomeriggio di quasi inizio primavera, arrivi nel giardino della sua palestra e trovi questi 8 detenuti a sorvegliare i bambini che giocano sulle giostre o semplicemente a pulire il giardino: incontri i loro occhi  che per troppo tempo hanno incontrato solo violenza  ma che ti guardano con la speranza di non essere giudicati, ma considerati semplicemente delle persone come tutti gli altri.

“Senza Gianni Maddaloni, senza qualcuno che ci desse fiducia, noi saremo ancora chiusi dentro: vogliamo agire per la legalità ora..” questo ti continuano a ripetere, e non puoi fare a meno di pensare a quella ” maledetta” cella zero e dove in questo paese regni realmente il concetto di ” giustizia

Ada Palma

 

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 13 Marzo 2015 e modificato l'ultima volta il 13 Marzo 2015

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