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DIARIO DI UN VOLONTARIO

Incontrando ogni giorno la Napoli delle Filumene

Attualità | 3 Aprile 2020

“Avvoca’, ‘e ssapite chilli vasce … I bassi … A San Giuvanniello, a ‘e Virgene, a Furcella, ‘e Tribunale, ‘o Pallunetto! Nire, affummecate … addò ‘a staggione nun se respira p’ ‘o calore pecche ‘a gente è assaie, e ‘a vvierno ‘o friddo fa sbattere ‘e diente … Addò nun ce sta luce manco a miezujorno …”
Era il 1946 quando Eduardo de Filippo metteva queste parole in bocca alla sua eroina più famosa, Filumena Marturano.

Filumena è ancora viva. Non è mai morta e non morirà mai. Me ne rendo conto in questi giorni, in cui ne vedo tante come lei, costrette a vivere in un basso freddo, povero ed eternamente senza sole. È una pena per il cuore e una scudisciata alla coscienza di noi, gente abituata a lamentarsi del soverchio e non sa cosa siano le vere privazioni.

Non è solo una questione di spazio, ma di mezzi: pochi, e sempre più scarsi. E in questa estrema povertà che avanza, c’è la paura del domani, ma non quello metaforico, quello reale, perché chi viveva di espedienti, di lavori saltuari e di occasioni al volo ora si trova in una casa con quattro o cinque persone di famiglia a cui non sa cosa servire a tavola, e non per indecisione.

I parcheggiatori abusivi, sempre tanto bistrattati e eternamente schedati come approfittatori, assumono ora il volto di vittime della situazione: qualcuno potrebbe esserne contenti, dopo anni di “persecuzioni”, eppure in questo momento sono anche loro tra le prime vittime della nuova povertà sociale che avanza. Come gli stagionali, e soprattutto i manovali a nero e gli impiegati senza contratto fisso.

Ne vedo tanti, con la disperazione negli occhi, e fa male vedere padri e madri umiliarsi davanti ai figli, e recuperare con fare furtivo quel pacco di spesa solidale che noi dello Sgarrupato procuriamo loro.

Tappiamo un buco temporaneo allo stomaco, ma la voragine che si apre sotto i loro piedi è sempre più grande, perché avanza con l’incognita del dopo, di una ripresa che ha i lineamenti sempre meno delineati e più oscuri. Forse, per chi ha uno stipendio sicuro, questo può apparire un timore lontano, ma non è così: siamo in una situazione di passaggio storico, con trasformazioni ignote quanto pericolose, e quel baratro può risucchiare tutti, chi più, chi meno, perché non ha nome o paletti la definizione di ciò che può succedere dopo.

Ma quel dopo, poi, quando arriva?

Intanto, c’è ancora chi approfitta della situazione per organizzarsi e rapinare anziani che rientrano con una piccola spesa, oppure per mostrare il suo attaccamento al guadagno e la propria strafottenza davanti a chi ha difficoltà, come quella signora dell’Est che, non lavorando, non ha possibilità di pagare il misero fitto, e viene vessata e perseguitata dalla padrona di casa che minaccia di sbatterla fuori casa; chissà, magari questa megera sa bene che c’è il blocco degli sfratti fino al 20 agosto, e quindi non può procedere contro l’inquilina, ma intanto, anima sordida, si diverte a umiliare una povera Crista in difficoltà.

Ma la verità è che c’è chi, impunito, non impara mai nessuna lezione dalla vita, soprattutto in questo momento in cui l’unica certezza è che non esistono certezze, e che, al di là dell’eventuale timor di Dio e del rispetto delle disposizioni, dovrebbe esistere una legge morale che ci facesse sentire più uniti a livello non solo cittadino ma globale, per restare a galla in un mare di dolore che ci sta sommergendo mentre cerchiamo di attraversare indenni questa valle di lacrime…

Sergio Valentino

Un articolo di Sergio Valentino pubblicato il 3 Aprile 2020 e modificato l'ultima volta il 3 Aprile 2020

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