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Il biglietto da visita di Diego Demme: cuore, semplicità e personalità

Sport | 22 Gennaio 2020

Tredici virgola uno chilometri percorsi.

Una statistica di rendimento impattante ed esaustiva che, meglio di ogni altra, si presta per racchiudere simbolicamente la caratura e l’alto livello della prestazione sciorinata ieri sera da Diego Demme. Il centrocampista tedesco, sbarcato a Napoli poche settimane fa dal Lipsia, è risultato tra i migliori in campo nella preziosa e importante vittoria raccolta dalla squadra di Gattuso, contro la Lazio, nei quarti di finale di Coppa Italia.

Non a caso stamattina, tra chat WhatsApp e scambi di vedute in ufficio o al bancone di un bar, quello di Demme era tra i nomi più citati e chiacchierati tra i tifosi del Napoli. Pur non trattandosi di un esordio vero e proprio – Demme aveva già giocato scampoli di partita contro Perugia e Fiorentina – quella di ieri sera, per il numero 4 azzurro, è stata comunque la prima da titolare nello scacchiere partenopeo.

Non poteva esserci gara migliore per rompere definitivamente il ghiaccio con Napoli e il Napoli. Una gara da dentro o fuori, perlopiù al cospetto di un avversario reduce da ben tredici vittorie consecutive e in piena lotta per la vittoria finale dello Scudetto. Ne è uscito vincitore il Napoli, trascinato sugli spalti dal ritorno dei gruppi organizzati della tifoseria – che hanno (nuovamente) reso il San Paolo il “Dodicesimo Uomo” – e sagacemente guidati in campo proprio da Demme.

In tal senso, i numeri dell’ex capitano del Lipsia parlano chiaro: oltre ai già citati 13,1 chilometri percorsi in campo (nessuno, tra i ventidue sul rettangolo verde, ha corso di più), Demme è stato anche tra i migliori recupera-palloni della serata (20 in tutto, secondo solo ai 22 di Manolas), nonché il principale fulcro di ogni azione del Napoli, con 98 palloni giocati e 76 passaggi riusciti.

Cuore, semplicità e personalità: con questi tre ingredienti, “il nuovo Diego” – come qualcuno si è già affrettato a definirlo – ha impressionato e incantato la platea di Fuorigrotta e gli spettatori incollati alla televisione. L’uomo giusto al posto (e nel momento) giusto. L’uomo che, con coraggio e determinazione, ha lasciato la fascia al braccio e il primo posto in classifica nel campionato tedesco per gettarsi a capofitto in quella che, lui stesso, ha definito l’occasione della vita: giocare nel club di cui suo padre era tifoso e del cui idolo di sempre – Maradona – porta il nome proprio per volere di quel papà follemente innamorato dei colori azzurri.

A Lipsia, domenica scorsa, i suoi vecchi tifosi gli hanno dedicato una coreografia di ringraziamento per aver condiviso con loro un pezzo importante di storia del club. A Napoli, dove le questioni extra-calcistiche nell’ultimo periodo hanno sovrastato le ragioni di campo, il suo “ordine generoso” e la sua abnegazione sono risultati a dir poco accecanti.

Antonio Guarino

Un articolo di Antonio Guarino pubblicato il 22 Gennaio 2020 e modificato l'ultima volta il 23 Gennaio 2020

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