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DISCHI

Naples Calling, il nuovo potente album degli ‘A67

Musica | 30 Gennaio 2020

“ ‘A67 significa la 167, la legge che ha originato l’edilizia popolare d’Italia e ha edificato il nostro quartiere, Scampia. Siamo nati qui. La nostra musica – chiamatela rock, crossover o come vi pare – è stata prima un urlo di rabbia contro tutti, poi l’urlo è diventato parola. Le parole, canzoni”. Gli ‘A67 sono una band di Scampia, Napoli, oggi composta da Gianluca Ciccarelli, Enzo Cangiano e Daniele Sanzone (storico frontman), tra le più interessanti della scena napoletana, e non solo. Fanno una musica dura e appassionata, con un sound che è avanti mille anni e un piede piantato nelle radici del Neapolitan Power, base imprescindibile da cui partire per abbracciare altri battiti e altre sonorità. Una musica spesso a torto considerata rap, la loro, in realtà incrocio di generi e contaminazioni melodico rock, dal cuore pieno e infuriato, risoluto, strillato.

È appena uscito Naples Calling, il quinto e forse più importante album, un disco forte ma accorato, maturo, pubblicato dall’etichetta indipendente Full Heads, un po’ lontano dai precedenti per il modo di raccontare le periferie, il disagio, le difficoltà di certi luoghi, del cuore e non solo fisici.

Copertina rossa con un paio di corna al centro (fatto molto rock, anche se è chiaro il riferimento a “Sciò”, il live di Pino Daniele, ma anche al classico gesto della cultura napoletana popolare praticato per scaramanzia) il disco vede la collaborazione di nomi importanti della scena attuale, da Frankie Hi-Nrg a Caparezza, da Franco Ricciardi a Dario Sanzone dei Foja.

Il titolo dell’album è un chiaro rimando a “London Calling” dei Clash, the Only Band That Matters, band di culto e, in questo caso, d’ispirazione.

Quale sarà il futuro di questa città? Napoli chiama, ma nessuno risponde, nessuno, da troppo tempo ormai, la sente.

Nei testi c’è tutto: un futuro incerto, l’ignoto penzoloni sulla testa, l’odore di sinistra però impregnato di nuove intenzioni e non di retaggi di centri sociali invecchiati e politica finita o, peggio ancora, corrotta. Scampia, Secondigliano e altre zone di Napoli sono troppo spesso associate solo a Gomorra e alla criminalità organizzata, invece c’è tanta gente sana che combatte ogni giorno per cercare di arginare falle e buchi di ogni tipo.

Parole forti trasformate in suono in questo nuovo disco, suonate senza un percorso preciso: ogni canzone è un mondo a sé, raccontato in napoletano o in italiano non importa, perché ha la stessa potenza. Siamo di fronte al nuovo album di una band che non accetta compromessi, mai accettati veramente, e s’impegna per riportare poesia in un luogo difficile rivolgendosi stavolta a un pubblico più ampio. La voce di Sanzone è comunque sempre impregnata di vita di strada, di strilli della gente, di rumori di scooter e motorini, di strade poco illuminate.

Uno dei pezzi di punta, “Naples Calling”, quello che dà anche il titolo all’album, ha un sapore magnetico e affascinante. La città richiama all’ordine se stessa attraverso uno sfiduciato Pulcinella che, come l’eroe Masaniello, compie un gesto terribile per scuotere il proprio popolo dalla rassegnazione dandosi fuoco a Piazza Mercato. Una rabbia, questa, che nasce dall’assenza di certezze e che ha il coraggio di trasformarsi via via in un canto sociale, di sentimento, di amore e di devozione alla città, alla sua cultura e alla sua storia. Gli ‘A67 raccontano fin dagli esordi delle cantine, dei centri e delle associazioni i quartieri che col tempo si sono trasformati in “ghetto”, quei posti dove, se non hai una famiglia forte alle spalle, hai poche opportunità di crescita, di inserimento e, quindi, di emancipazione. La band ha la capacità di parlare del globale partendo dalle realtà locali in quello che viene definito “glocal”. E poi quanto si sentono, nel disco, gli echi, ormai fondamentali, di quel Pino Daniele che, fosse morto giovane, oggi sarebbe come minimo Bob Marley.

Naples Calling si compone di dodici pezzi elettronici nei quali è proprio l’elettricità ad annodare i fili dei temi raccontati. Nei testi si avverte l’urgenza di cambiare la reazione popolare di un popolo che dovrebbe solo dire basta a criminalità a mafie. Nel pezzo trainante, omonimo dell’intero disco, si descrive l’indifferenza in cui è piombata la città e il bisogno di volerla scuotere con qualunque mezzo. C’è, in tutto l’album, una complessiva maturità autoriale del gruppo e uno sviluppo strutturale dei testi, ancora più impegnati e carichi di speranza e rabbia, oltre a un sound modernissimo fatto di un’elettronica che va a contrasto con la voce calda e orgogliosamente napoletana di Daniele Sanzone. Notevoli gli ospiti, come già detto: c’è Caparezza ne “Il male minore” già anticipato nell’anno appena trascorso e Frankie Hi-Nrg in “Brava gente”, pubblicato circa una settimana fa proprio in anticipazione dell’album. Altre tracce apprezzabili – ma il disco merita tutto – sono “Zero Alibi” e “Blue Moon”, con belle voci femminili in contrasto e background, e testi espliciti per due pezzi particolarmente ben riusciti.

Ma “Naples Calling” appare come una delle tracce portanti del disco. C’è un filo che unisce Napoli a Londra, solo che a Napoli non riusciamo più a uscire dal groviglio nel quale siamo rimasti intrappolati. Ma c’è un riferimento alla musica inglese (per esempio, i cartoni del video di Naples Calling ricordano un po’ quelli dei Gorillaz di Damon Albarn) ma anche a quella napoletana che parte dalle radici, ma a cui vengono smontati e rimontati codici e regole. Voci di riscatto, impregnate di voglia di normalità, qui si sente l’amore per Napoli, tutto, così come la speranza di un “sciuscio” di vento che mandi via i fetenti e le cape di cazzo per sempre. C’è denuncia quindi, ma ci sono anche l’amore, la sofferenza, l’impossibilità di reagire. Come ne “I colori”, forse il pezzo più forte e “personale” (con un riferimento al papà di Daniele, molto tenero) ma anche universale per i temi che affronta…

Emozionante, quando non ribelle, Naples Calling è un album solido che esprime la necessità di liberarsi da una collera culturale, sociale e politica e di contrapporci una musica possente che vuole continuare a reagire ai tormenti di certe situazioni, anche quelle amorose. E in questo senso, il pezzo più forte è “Core e Pensieri”, con l’ottimo Franco Ricciardi, cantante amato e applaudito nei musicarelli poliziotteschi dei Manetti Bros “Song ‘e Napule” e “Ammore e malavita”.

In conclusione, un disco indispensabile per capire di più sulla direzione che sta prendendo la città, non solo musicale ma anche per quel che riguarda lo stato sociale delle cose.

Gli ‘A67 presenteranno “Naples Calling” alla Feltrinelli di Piazza de Martiri, Napoli, il prossimo 7 febbraio alle ore 18:00. 

Claudia Verardi

Un articolo di Claudia Verardi pubblicato il 30 Gennaio 2020 e modificato l'ultima volta il 30 Gennaio 2020

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