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DISOBBEDIENZA CIVILE

Contro la mafia xylella e i diktat Ue, il gesto di Giuseppe: piantare un ulivo

Agroalimentare, Ambiente, Battaglie | 12 Ottobre 2015

giuseppe spagnuolo

La foto che sta circolando in questi giorni in maniera virale sui social network ritrae un ragazzo che ha appena finito di piantare un ulivo con tanto di zappa in spalla e dito medio alzato. Parliamo del “disobbediente” Giuseppe Spagnolo, ragazzo salentino di Soleto poco più che trentenne, il quale ha deciso di rispondere con i fatti al divieto di piantagione imposto dall’Unione Europea. Le direttive comunitarie infatti non consentono di piantare nuovi arbusti nelle zone infette in cui sono previste le eradicazioni a causa del fantomatico batterio Xylella, ma il giovane specializzato in tecniche di trasformazioni agroalimentari non si è lasciato intimorire. “Questione di disobbedienza civile” ha affermato Giuseppe in risposta alla miriade di commenti che continuano a fioccare sotto il ribelle post presente sul suo profilo Facebook. La terminologia “disobbedienza civile” si riferisce a un saggio del filosofo statunitense Henry David Thoreau il quale si rifiutò di pagare delle tasse al governo federale formando così negli Usa dei primi anni dell’800 una corrente di pensiero che prevedeva la lotta pacifica attraverso la contravvenzione volontaria di norme di legge ritenute dall’intera cittadinanza come palesemente inique. Una forma di ribellione quella dello Spagnolo che è stata condivisa da tutti con stima e solidarietà e che ha infuocato ancor più gli animi dei militanti che seguono dall’inizio la drammatica questione. Non a caso Nandu Popu dei Sud Sound System ha commentato: “Ne pianteremo migliaia, milioni! Nessuno ci fermerà. Organizzeremo concerti per raccogliere fondi e li investiremo nell’acquisto di piante di ulivo che pianteremo di persona. E ogni volta che pianteremo un ulivo faremo come Giuseppe: una foto e un dito medio! Chiaru!”

Finalmente la comunità insorge e lo si può dedurre da un insieme di fattori: dalla risposta dal basso dei cittadini consapevoli di Torchiarolo, dai ricorsi contro il piano Siletti Bis che i Comuni in cui sono previste le eradicazioni stanno continuando a presentare al Tar fino alla rivolta come quella di Giuseppe. Una protesta fatta di azioni oltre che di parole e che è diventata simbolo di lotta.

Giuseppe come è nata la tua idea di piantare un ulivo e poi di pubblicare la foto sui social network?

Dopo l’emanazione del Piano Siletti bis la rabbia dentro me è cresciuta a dismisura perché le disposizioni al suo interno prevedono l’eradicazione di migliaia di esemplari di alberi di ulivo nelle province di Lecce e Brindisi. Perciò la mia voglia di ribellione si è concretizzata piantando un ulivo nelle zone in cui l’Unione Europea l’ha espressamente vietato. Volevo dimostrare che non si può proibire a un salentino di piantare i medesimi alberi che ci hanno lasciato in eredità i nostri nonni e che oggi invadono numerosi le campagne di tutto il territorio. Non si può permettere che il legame tra noi e queste piante si spezzi improvvisamente in quanto sono simbolo della nostra cultura, identità e gastronomia. Infatti i sapori della cucina mediterranea si ottengono esclusivamente ricorrendo a certi prodotti alimentari. Gli ulivi dovrebbero essere la fonte principale dell’economia del Sud per l’oro liquido che sono in grado di regalarci.

L’ulivo può essere aggredito dai parassiti come ogni pianta ma perché la Xylella è una truffa?

Sicuramente i contadini più anziani ci insegnano che l’ulivo può essere aggredito da numerosissimi parassiti. I nostri nonni utilizzavano rimedi naturali e non chimici per curarli però. Questo era il vero segreto. I prodotti chimici non hanno contribuito ad ingrassare i frutti dei nostri alberi, ma solo le tasche delle varie lobby del settore. Oggi si sta dipingendo il Salento come una distesa di ulivi morti o malati. Niente di più lontano della realtà. Ovviamente ci sono esemplari che non sono in buone condizioni ma gli agricoltori hanno dimostrato come si possano salvare utilizzando alcune tecniche antiche. I parassiti che possono infettare le pianti sono tanti come ad esempio il rodilegno giallo o altri insetti xylofogi. Ma la domanda è come mai ci si sta fissando così tanto proprio col batterio Xylella che è addirittura difficile da diagnosticare? Il rodilegno giallo e altri simili sono stati sconfitti dai nostri contadini con i rimedi della “lurpatura” cioè l’eliminazione marcescente del tronco, con prodotti a base di rame e calce, con la pratica de “lu zibbu” che sarebbe un filo di ferro grazie al quale viene localizzato il parassita e ucciso. Ma questi metodi e i risultati che ne conseguono vengono sminuiti finanche dalla dottrina accademica e per di più non vengono quasi più utilizzati dai moderni proprietari dei fondi che, inconsapevoli, sono spinti a scegliere prodotti chimici più costosi rispetto a quelli naturali più economici. Per questi motivi ritengo che la Xylella sia una manovra a livello nazionale e sovranazionale per toglierci i nostri diritti innati. Una vera e propria mafia.

Come continuare a combattere questa mafia legata al batterio Xylella?

In tanti modi pacifici dimostrando così la nostra cultura e il nostro interessare nel difendere e salvaguardare la nostra Terra. Possiamo continuare a combattere attraverso cortei, informando la cittadinanza con continui convegni, salendo su un albero bagnandolo con le proprie lacrime, fornendo assistenza legale gratuita, presidiando giorno e notte sotto a una chioma e prendendo una zappa in mano, come me, in un momento di rabbia e solitudine, per dare vita a un nuovo germoglio. E’ stato liberatorio mettere il telefono in modalità autoscatto per testimoniare quell’atto alzando il terzo dito rivolto in cielo. In un sistema che cerca di colonizzarci e dove la democrazia è solo un’utopia un gesto semplice come il mio è diventato rivoluzionario e di disobbedienza civile.

Cosa è per te la disobbedienza civile?

E’ un invito a piantare e riprodurre anche attraverso il seme la nostra pianta d’ulivo visto che è difficile ottenerne esemplari nei vivai. Questo gesto è sinonimo di vita, pace, libertà e rinascita. E’ una risposta alle ingiustizie che la terra salentina sta subendo per colpa di politicanti e istituzioni corrotte, per professori e scienziati accademici collusi e asserviti agli interessi delle lobby. Attraverso la disobbedienza civile deve essere posto un punto alle menzogne della truffa xylella. Deve essere chiaro a tutti che non esiste nessun organismo al mondo così temibile, né alcun precedente nella storia dell’uomo che abbia dato il nome a una malattia potenziale che abbia portato allo sterminio totale dei possibili pazienti infetti e alla cancellazione di interi ecosistemi con il conseguente avvelenamento chimico a danno degli stessi uomini. Quindi le buone pratiche, una presa di coscienza totale e il recupero dei danni dovuti all’abbandono delle campagne e all’uso spregiudicato degli additivi chimici faranno risorgere la nostra Terra più forte di prima!

Eugenia Conti

 

 

 

 

 

 

 

 

Un articolo di Eugenia Conti pubblicato il 12 Ottobre 2015 e modificato l'ultima volta il 30 Aprile 2017

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