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DIZIONARIO NAPULITANO

Parole e detti della settimana: samenta, pummarola, 'o conte mmerda 'a Puceriale

dizionario napulitano
Cultura, Identità, NapoliCapitale | 7 Novembre 2013

dizionario napulitano

 

Grazie alla preziosissima collaborazione di Raffaele Bracale iniziamo da oggi questa rubrica, Dizionario Napulitano, che propone alcune delle parole più usate della settimana. Cominciamo con Pummarola (e qui non c’è bisogno di spiegare perché), Samenta (dedicato ad alcuni politici che si sono particolarmente distinti tra condanna e assoluzioni) e ‘o conte mmerda e Puceriale (dedicato a chi si vanta di essere o si disegna nuove verginità)

PUMMAROLA s.vo f.le = pomodoro, a. Pianta erbacea delle solanacee (Lycopersicon esculentum o Solanum lycopersicum), originaria dell’America, oggi diffusamente coltivata in tutte le regioni a clima temperato, anche in Italia, dove occupa tra gli ortaggi il primo posto: à un fusto rampicante di varia altezza (fino a 2 metri), piccoli fiori gialli disposti in grappoli pendenti e frutto a bacca con buccia generalmente rossa, talora arancione o raramente gialla, polpa rossa acquosa contenente molti semi giallicci; le varietà sono numerose e diverse per forma, grossezza (oltre che per colorazione) del frutto, per caratteri della polpa, per epoca di maturazione; b. comunemente, il frutto della pianta, in quanto destinato all’uso alimentare, come vivanda e come condimento: pomodori da tavola, da sugo o per conserva; pomodoro verdi, non ancora maturi, per insalata (e insalata di pomodori); pomodoro ripieni, al forno, al riso, al gratin; pomodoro pelati, messi in commercio in barattoli; con valore collettivo: sugo, salsa, conserva, concentrato di pomodoro; e per indicare il sugo che se ne ottiene: pappa col pomodoro; spec. nella locuzione aggettivale “al pomodoro”: pasta, spaghetti, fettuccine al pomodoro, al burro e pomodoro; polpette al pomodoro. Frequente nella similitudine rosso (in faccia) come un pomodoro.

c. in senso traslato furbesco il frutto rosso e carnoso della solanacea è preso a riferimento (cosí come l’altrove usato fica),per indicare la vulva e non perché la vulva sia edula come il pomodoro o il frutto del fico, ma perché, come questi ultimi à il suo interno rosso ;

La voce pummarola è etimologicamente un adattamento partenopeo di pomodòro attraverso la chiusura in U della O atona di po (intesa lunga (ō),raddoppiamento espressivo della bilabiale (M) intervocalica [cfr. nomme←nome-n, comme←quomŏ(do)], rotacizzazione osco-mediterranea d→r [cfr. Madonna→Maronna – dito→rito – dinto→rinto – piede→pere etc.]e dissimilazione “r – r”→ “r – l”.

SAMENTA: È questo un vocabolo invariabile che è usato senza mutazione di desinenza, ma solo con cambio d’articolo (‘nu – ‘na) sia per il maschile: ‘nu samenta, che per il femminile: ‘na samenta.

Comincio súbito col dire che da taluni,(forse poco versati nella parlata madre partenopea), si usano in luogo della voce in esame, epperò erroneamente, con i medesimi significati, i termini sammenta o semmenta che però come significato primo ànno quello di semenza, seme dal lat.: semente(m)/samente(m) collegato a semen/tis la cui parvità potrebbe avere semanticamente ingenerato l’errore di collegamento alla pochezza caratteriale degli individui bollati con la voce in epigrafe.

Torniamo dunque a samenta che, come significato primo, à cloaca, dótto fognario ed estensivamente cesso e tali son catalogati, per traslato offensivo gli uomini e le donne cosí come indicati dianzi. Rammenterò che spesso il vocabolo in epigrafe, usato quale dura offesa è addizionato di un pleonastico, ma suggestivo, icastico specificativo diventando: ‘nu o ‘na samenta ‘e mmerda!

E passiamo all’etimo di samenta sfuggendo súbito alla tentazione del cennato samente(m) latino, (tentazione cui per altro non ànno resistito parecchi, anche dotti studiosi del napoletano) ed abbracciando invece l’idea che samenta si possa ragionevolmente collegare al nome dell’isola greca di Samo quella famosa per la gran produzione di manufatti (vasi,stoviglie etc.) in terracotta, produzione tanto vasta, per cui – per indicare un’azione inutile ed inconferente – s’usò in passato dire:Portare vasi a Samo.

Per comprendere il perché della mia scelta, occorre tener presente che olim gli invasi delle cloache,i dótti fognarii e manufatti similari non erano di piombo, ma erano fabbricati in terracotta alla maniera dei manufatti samensi.Dal samens ed il suo derivativo samentum/samenta latini con cui si indicavano i prodotti in Samo al napoletano samenta il passo è breve, come è breve il passaggio dal dótto fognario, dal cesso al carattere escrementizio di talune donne e/o uomini, che altrove, ma con medesima valenza dispregiativa sono detti chiaveca che come l’esaminata samenta, indica in napoletano il condotto collettore delle acque scure, quel collettore che convoglia ed indirizza al mare, assieme ad altri rifiuti, ogni esito fisiologico; etimologicamente la parola chiaveca è da un basso latino clàvaca→clàuca per il classico cloàca.

 

‘O CONTE MMERDA ‘A PUCERIALE.
Letteralmente: Il conte Merda da Poggioreale. Cosí, per dileggio vien definito dal popolo colui che vanti falsamente illustri progenitori, o colui che si dia arie da nobiluomo incedendo con sussiego ed alterigia. Ma il personaggio in epigrafe esistette veramente in Napoli e tale nomignolo fu affibbiato dal popolo al patriarca, un tal conte Brasco Iannicelli[mancano precise notizie biografiche] di un’antica famiglia napoletana che aveva il possesso di una villa nella zona di Poggioreale. Tale signore ebbe, sul finire del 1800, in appalto la gestione delle latrine comunali e si meritò ipso facto il soprannome, pur se affidò in pratica la conduzione dell’appalto ad un suo fidato dipendente un non meglio identificato Ernesto che rispondendo al famoso soprannome di Ernesto a Ffuria,presidiava de visu le latrine comunali site all’estremità della via Foria,latrine da cui trasse ingenti guadagni con la selezione delle urine, rivendute ad industrie chimiche per la produzione d’albumina.

Raffaele Bracale

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 7 Novembre 2013 e modificato l'ultima volta il 7 Novembre 2013

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